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“Renzi paragonato a Benito Mussolini? La statura c’è in tutti i sensi, appena fa la pancetta è perfetto”

Cari amici, pubblico qui di seguito l'intervista che ho rilasciato a Radio Cusano Campus: Foto trattore Roma, 7 maggio 2015 - "Mi avete beccato mentre ero sul trattore. Sono nei campi, in Molise. Sto lavorando la vite, checchè ne dica Massimo D'Alema. In questo momento sto togliendo le erbacce nella mia campagna, quella che qualcuno ha quantificato come 56 appartamenti, e sto cercando di sistemare la vigna, è un momento delicato sia per l'uva che per il grano". E' iniziato così, in maniera 'bucolica', l'intervento di Antonio Di Pietro ai microfoni di Radio Cusano Campus, l'emittente dell'università degli studi Niccolò Cusano, nel corso del format 'Ecg Regione', condotto da Andrea Di Ciancio e Roberto Arduini. A proposito di D'Alema, e di vino, quello dell'ex premier, alla ribalta nei giorni scorsi, "non l'ho mai assaggiato ma - confessa Di Pietro - lo berrei volentieri". "Il mio vino - riprende - è semplice, una cosa fatta in casa. D'Alema sul trattore a lavorare il suo vino come faccio io? Per capire se una persona dice il vero o il falso - consiglia - bisogna vedere i calli alle mani: se uno ha le mani ordinate è un contadino... di via Montenapoleone". Poi Di Pietro è stato durissimo con Matteo Renzi e sulla legge elettorale: "L'ho paragonato a Benito Mussolini? La statura c'è in tutti i sensi, appena fa la pancetta è perfetto. La legge elettorale per come l'ha ottenuta e per quello che contiene è una legge che toglie spazi di democrazia e riduce lo stato di diritto. Renzi dice tutti i giorni che lui risolve i problemi del mondo, sembra mago Zurlì, ma io a mago Zurlì non ci ho mai creduto. Se vedrei bene Renzi a piazza Venezia? Grazie a Dio, la fortuna del nostro Paese è che alla fine tutti quanti finiranno dall'altare alla polvere. Renzi sta vendendo un qualcosa che non ha, che non è e che non ha fatto. Mi meraviglio non tanto di lui ma di quelli che lo stanno seguendo, ed è successo anche all'epoca del ventennio, Mussolini non è ... Leggi tutto ...

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20.04.2015 ORE 12.00 – UNIVERSITÀ BOCCONI – Aula Magna Gobbi

manipulite   E' possibile partecipare gratuitamente solo previa registrazione al seguente link: https://eventbrite.it/event/16552375601/

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1992 La Serie, Antonio Di Pietro: “Meno male che l’hanno chiamata così, perché di Mani Pulite ho visto poco”

n-DIPIETRO-large570 (1)Cari amici, pubblico, qui di seguito, l'intervista che ho rilasciato ad Andrea Purgatori, L'Huffington Post: 1992 La Serie, Antonio Di Pietro: "Meno male che l'hanno chiamata così, perché di Mani Pulite ho visto poco" Andrea Purgatori, L'Huffington Post Pubblicato: 25/03/2015 13:10  “Sulla Milano da bere, niente da dire. Era così. Su come se la sono bevuta e come ce li siamo bevuti, ne riparliamo alla prossima puntata”. Ad Antonio Di Pietro “1992” è piaciuto e si è pure divertito a tornare indietro nel tempo, a quel tempo. “Come la vogliamo definire questa serie? Impegnata? Ma hanno fatto bene a dargli quel titolo, perché di Mani Pulite ancora ho visto poco”. Mario Chiesa, quello è inconfondibile. “Sì, ma sia chiaro che ci servì come grimaldello per scassinare la cassaforte ed entrare dentro. Perché i nomi degli altri li avevamo già trovati in un sacco di inchieste. Vado a memoria: Lombardia Informatica, Oltrepò Pavese, Carceri d’Oro, Alluvione Valtellina…”. Era così Di Pietro, scorbutico, sigaro in bocca, testa dura? “Beh, in questa prima udienza… (ride) lapsus, ma ci sta… in questa prima serata ho visto troppo poco per dare un giudizio sul mio ruolo. Ci sono parecchie storie intrecciate. Certo, chi c’era allora capisce tutto. Chi è il rampante di Publitalia e chi ci sta dentro quelle scarpe… perché di Berlusconi solo le scarpe si vedono. Ma ai giovani di oggi bisognerebbe fargli uno spiegotto”. C’è quel passaggio del processo per direttissima a Mario Chiesa, per cui lei lasciò decadere i termini in modo da continuare l’inchiesta. Giusto? “Le cose andarono proprio così, tranne che per un particolare. Gli sceneggiatori hanno descritto un procuratore capo Borrelli che si voleva liberare del fascicolo e un Di Pietro che si oppose facendo finta di essersi dimenticato dei 15 giorni previsti dal codice per la direttissima. In realtà, in quelle due settimane io ero andato talmente avanti con l’indagine che il processo per direttissima sarebbe stato inopportuno. Io ero già entrato col punteruolo dentro al sistema della Milano da bere che si beveva le istituzioni, la mazzetta fu quello che ci mancava per beccarli con le mani nella ... Leggi tutto ...

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Un mondo di complicità, ricatti, omissioni. Politica e aziende si coprono a vicenda

Cari amici, pubblico, qui di seguito, l'intervista che ho rilasciato a Piero Colaprico, pubblicata su Repubblica del 18.3.2015 : Antonio Di Pietro: "Un mondo di complicità, ricatti, omissioni. Politica e aziende si coprono a vicenda" Quando nel 2006 tornò ai Lavori pubblici, l'ex pm estromise Incalza dal ministero: "Il suo nome mi era noto già dai tempi di Mani pulite, è potente perché lega gli interessi delle Coop rosse e di Cl" di PIERO COLAPRICO MILANO - Com'è possibile, Antonio Di Pietro, che lei arrivi al ministero dei Lavori Pubblici, nel 2006, e scacci su due piedi Ercole Incalza, oggi polo negativo dell'inchiesta fiorentina? Difficile credere che lei abbia visto dove altri erano ciechi... "Ero già stato ministro dei Lavori pubblici nel 1996, quando vi tornai trovai questa "struttura tecnica di missione", creata ad hoc per togliere il potere ai provveditorati alle opere pubbliche, coordinata da Incalza. Restituii le funzioni operative a chi di lavori pubblici capisce, e cioè ai provveditori. E siccome la struttura è di controllo, ci misi a capo un maresciallo, poi diventato capitano, Salvatore Scaletta, con cui lavoravo nel 1992, ai tempi di "Mani pulite". A Incalza non solo tolsi il coordinamento, ma lo misi fuori dal ministero ". Però poi Incalza è tornato... "Al di là delle responsabilità penali, Incalza, che frequentava gli uffici dei ministeri dai tempi del socialista Signorile, aveva una storia giudiziaria importante. Era amministratore della Tav, nel 1993, e aveva a che fare con le aziende che già nel 1992 erano state inquisite da noi del pool Mani pulite. Nei vari sequestri di documenti emergeva che gli imprenditori arrestati parlavano di lui. Per competenza mandammo il fascicolo a Roma. Mi pare che qualche pubblico ministero che non ha fatto niente poi è finito sotto processo a Perugia. Con ciò voglio dire che l'anomalia non è nel mio comportamento". Quale "anomalia" rivuole Incalza al ministero? "Bisogna partire da un concetto, se no non si capisce dove sta il trucco. Dalle grandi imprese, che lavorano con gli appalti, non nascono solo ponti, viadotti e ferrovie, ma anche valigie di soldi per il finanziamento occulto alla politica. È chiaro? Allora, i casi ... Leggi tutto ...

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Tangenti su TAV ed EXPO: vi racconto io chi è Incalza

Cari amici, ancora una volta è dovuta intervenire la Magistratura per fermare 'i soliti noti' che la fanno da padroni con i nostri soldi. Questa volta è toccato (anzi è 'ritoccato') ad Ettore Incalza ed ai suoi compari. Siccome molti potrebbero non ricordare chi è Ettore Incalza e che cosa accadeva ed accade ancora al Ministero delle Infrastrutture vi invito a leggere l'intervista che ho rilasciato ad Alessandro De Angelis per l'Huffington Post che potete anche leggere qui di seguito: Tangenti su Tav ed Expo, intervista a Di Pietro: "Lupi si deve dimettere. Vi racconto io chi è Incalza" Pubblicato: 16/03/2015 17:13   “Eccerto che in un paese normale Lupi si dovrebbe dimettere”. Il telefono di Tonino Di Pietro, quando c’è un’ordinanza, bolle. Perché la toga, in fondo, non se l’è mai tolta. Legge le carte, si informa, ha fiuto. E lo scandalo che coinvolge il ministro Lupi è grosso: “Si, però non farmi parlare di Rolex al figlio e vestiti a lui, che devo prima leggere bene le carte”. Ma la responsabilità politica del ministro, secondo l'ex pm, c’è già tutta. Scusi Di Pietro, Lupi poteva non sapere? Risposta: “Eh no, il ministro mica può dire: non sapevo nulla e facciamo finta che nulla sia successo. Un ministro che non si accorge di quello che è successo, ammesso che non se ne fosse accorto, ha già una responsabilità enorme”. Tanto che lui, Di Pietro, quando mise un piede al ministero delle Infrastrutture, la prima cosa che fece fu quella di allontanare Ercole Incalza. Scusi Di Pietro, partiamo dall’inizio. Ci dice chi è davvero questo Incalza? Incalza è un manager già in voga nella Prima Repubblica che, a partire dalla gestione del ministro Signorile, ha passato la sua attività professionale, nel bene o nel male, al ministero dapprima come dirigente e poi come consulente. Nel bene o nel male.  Io ho avuto modo di prendere atto della esistenza del personaggio Incalza all’epoca di Mani Pulite svolgendo indagini nei confronti di imprenditori che tra i tanti appalti con l’amministrazione dello Stato avevano anche ottenuto alcuni appalti per la progettazione ed esecuzione della Tav. E che scoprì? Successe che, nell’ambito delle attività investigative e in particolare ... Leggi tutto ...

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Sulla mia candidatura a Sindaco di Milano

Cari amici, pubblico l'intervista rilasciata a Francesco Maesano per 'La Stampa'. Antonio Di Pietro

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