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7.8.2014 – Giustizia/Di Pietro: i 12 punti di Orlando? Fumo negli occhi, ecco come cambiarla

Cari amici, pubblico, qui di seguito l’intervista che ho rilasciato ieri a Fabio Franchini di  Sussidiario.net  in merito alla scaletta di  12 punti proposta  dal Ministro Orlando per la riforma della giustizia:

GIUSTIZIA/ Di Pietro: i 12 punti di Orlando? Fumo negli occhi, ecco come cambiarla

Tra le pagine dell’agenda di governo, un capitolo alquanto delicato e importante è quello dedicato al tema caldissimo della riforma della Giustizia. Il Guardasigilli Andrea Orlando ha presentato 12 punti base: snodi centrali sono quelli della prescrizione (si allungano i tempi), della responsabilità civile dei magistrati e dell’acceleramento delle tempistiche dei processi. Ne abbiamo parlato con Antonio Di Pietro, che sposta il baricentro dell’attenzione ai fattori esterni al magistrato che rendono mal funzionante la giustizia italiana: “Mancanza di mezzi e di strutture e sovraffollamento dei fascicoli nei tribunali; è possibile che ciascun magistrato abbia migliaia e migliaia di processi? Bisogna garantire le condizioni per operare al meglio: dico da vent’anni che bisogna ampliare l’organico”.

Il Guardasigilli Andrea Orlando ha preparato una scaletta di 12 punti per riformare la giustizia italiana.

Innanzitutto m i fa specie che il ministro Orlando, dopo tanti mesi che è lì, indica ancora i punti sui quali deve intervenire: le criticità della giustizia italiana alle quali metter mano le conosciamo fin dai tempi di Mani Pulite. Con questo voglio dire che continuando a mettere lì ministri che o non conoscono a fondo la materia e le strutture, o che non hanno ben chiaro quali siano le emergenze del Paese, non si risolve niente: ogni volta si ricomincia da capo.

Entriamo nel merito. Iniziamo dalla stretta sulla responsabilità civile dei magistrati, che comunque rimane indiretta.

Ecco, vista l’impostazione, si tratta di ulteriore fumo negli occhi per fare contenta quella parte dell’opinione pubblica e dei partiti che pensa che con la responsabilità civ ile dei m magistrati si risolva come per magia il problema della giustizia in Italia. Ma in realtà, rispetto a quello che c’è sempre stato, non cambia nulla: per dolo il magistrato già risponde, mentre per colpa è previsto che l’azione di rivalsa

(della persona che ha subito il danno) sia condotta nei confronti dello Stato, che può poi decidere se procedere nei confronti del diretto interessato, nel caso in cui riscontri negligenza, una colpa grave e un’inosservanza profonda delle leggi. Insomma, i problemi – quelli veri – sono ben altri ed esterni al comportamento del magistrato in sé.

Ce li dica.

In primis, mancanza di mezzi e di strutture, oltre al sovraffollamento dei fascicoli nei tribunali; è possibile che ciascun magistrato abbia migliaia e migliaia di processi? Bisogna garantire le condizioni per operare al meglio: dico da vent’anni che bisogna ampliare l’organico, soprattutto dei procuratori giudiziari.

Altro punto caldo è quello della prescrizione: i tempi si allungano.

La prescrizione è un atto di sconfitta dello Stato. Credo che sia giusto che un cittadino, a un certo punto, che sia colpevole o innocente, sappia di che morte morire o di che speranza vivere. Detto questo, però, il problema non si risolve dicendogli che dopo un tot di anni non è più processabile, bensì facendo il processo nel più breve tempo possibile.

Mettere una tagliola ai procedimenti, senza risolvere la questione a monte, è inutile. In questo modo tutte le persone che hanno a che fare con la giustizia hanno come obbiettivo quello di arrivare alla prescrizione, anziché di dimostrare la propria innocenza o limitare i danni della condanna. E infatti è un tripudio di ricorsi, controricorsi e appelli strumentali…

Ha una proposta in merito?

Sì, oltre alla ristrutturazione delle attività di ogni magistrato affinché abbia non più di centocentocinquanta fascicoli sul tavolo (rispetto ai mille e più attuali), ritengo che si debba stabilire che dopo il rinvio a giudizio non scatti più la prescrizione.

Per quanto riguarda invece la questione delle correnti all’interno del Csm?

Io non sono m ai stato iscritto ad alcuna associazione: il magistrato non deve rispondere a nessuno se non alla sua coscienza e alla legge, stop.

Il viceministro delle Giustizia Enrico Costa (Ncd) ha detto che i tre capisaldi della riforma sono rapidità, rigore e rispetto del cittadino.

Certo, sono tre principi scritti nei libri dell’antichità, che però negli ultimi decenni in Italia sono venuti meno. La pioggia di leggi ad personam ha dimostrato che nel Belpaese esistono due giustizie e due tipi di cittadini. D’altronde l’ultimo esempio in tal senso lo abbiam o avuto proprio l’altro giorno, con il riconoscimento dell’immunità parlamentare per i nuovi senatori: invece di toglierla sia alla Camera

che al Senato hanno preferito garantirla anche al Palazzo Madama che sarà. I nostri governanti predicano bene e razzolano male…

Costa ha poi aggiunto che si tratta di una legge che “piacerebbe a Berlusconi”. Ma secondo lei, in merito, il tema della Giustizia è stato sul tavolo della trattativa Renzi-Berlusconi fin da quel primo incontro al Nazareno?

Affidando la riforma della giustizia al condannato Berlusconi è come affidare il servizio di vigilanza di una banca a un rapinatore…

Quindi ne han parlato?

Non credo debba aggiungere altro a quanto detto…

Ma quindi, per chiudere, come giudica l’impostazione data da Orlando?

Beh al momento ci sono soltanto dei punti. Il disegno di legge su cui discutere non è ancora stato formulato. Peraltro basterebbe fare copia e incolla dalla miriade di DDL depositati – tra cui i miei su riciclaggio, falso in bilancio, sistema delle rogatorie e delle prove – per poter discutere seriamente.

Onestamente non riesco a capire perché il governo, che fa una disegno di legge al giorno, non ne fa uno in tema di giustizia così da far sapere ai cittadini che si impegna seriamente e concretamente, e che la politica non è fatta solo di programmi da sventolare e vendere.

(Fabio Franchini)

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RIFORME: DI PIETRO “SARÒ’ NEL COMITATO PER BOCCIARLE

ROMA (ITALPRESS)- "Ci stiamo organizzando per realizzare quel referendum confermativo che non ci viene concesso ne' dal governo Renzi ne' dal Parlamento, ma che e' previsto dalla Costituzione, perché', dopo il doppio passaggio tra Camera e Senato delle riforme costituzionali che si faranno, il popolo italiano sarà chiamato per confermarle o meno. Io farò parte di quel comitato che si attiverà per bocciare questo tipo di riforme, perché' il Senato, o viene eliminato, o viene eletto dai cittadini, e non scelto da un 'noblesse oblige' che si sono fatti tra di loro". Lo ha detto Antonio Di Pietro intervenendo ad Agora' Estate, su Rai3. "Le regole si scrivono tra le parti in causa. - ha aggiunto Di Pietro - Non è Forza Italia in se' che vuole fare le regole, è un suo diritto. Non condivido che un presidente del Consiglio non eletto e una maggioranza non eletta dal popolo si mettano a fare il cambio della Costituzione senza passare da una legge elettorale prima e da un'elezione che permettano al popolo di scegliere chi deve stare in Parlamento".

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Domani 5 agosto ore 8.00 sarò ad Agorà Estate – Rai3

AD AGORA' LA POLITICA TRA ECONOMIA E RIFORME   Adnkronos) - Economia e riforme ancora al centro del dibattito politico, nel giorno in cui la commissione Affari costituzionali del Senato dà il via libera agli emendamenti del governo sul Dl Pubblica amministrazione. Se ne parlerà nella puntata di Agorà Estate in onda domani, alle 8.00, su Rai3. Ospiti di Serena Bortone: Antonio Di Pietro (Idv); Edoardo Sylos Labini (Forza Italia); Edoardo Fanucci (Pd); Manuela Repetti (Forza Italia); Michel Martone, docente di Relazioni Industriali e Diritto del Lavoro alla Luiss; l'imprenditore Guido Martinetti; l'economista Claudio Borghi; Daniela Prezioni (Il Manifesto). (Com/Zn/Adnkronos  

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Breve lettera di un ventenne triste

Breve lettera di un ventenne triste Cari amici, pubblico, con piacere, la mail che ho ricevuto da un ragazzo ventenne. Un caro saluto a tutti e buone vacanze Antonio Di Pietro

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I consigli di mia sorella Concetta Di Pietro

Cari amici, pubblico il video che ho realizzato io stesso oggi a casa di mia sorella Concetta Di Pietro.

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Contro lo scempio della Carta, io ci sto! ‘Il Fatto Quotidiano’ 20.7.2014 pag. 2

20.07.2014 IL FATTO QUOTIDIANO Cari amici, pubblico il testo del mio articolo pubblicato oggi a pag. 2 de 'Il fatto quotidiano': LE MIE 10 RAGIONI PERCHE’ CI STO   Ci sto. Firmo e sottoscrivo l’appello lanciato da “Il Fatto Quotidiano” contenente 10 concrete e specifiche proposte per una riforma istituzionale finalizzata a realizzare una migliore “Democrazia partecipata”. Ci sto. Anche se continuo a rimanere dell’idea che – nelle condizioni di povertà economica e di disagio sociale in cui si trova il nostro disgraziato paese – le emergenze da affrontare dovevano e devono essere altre che non le cosiddette “riforme”, tanto sbandierate dal nostro intraprendente Presidente del Consiglio e dalla sua giovane Corte che l’attornia, riforme che di fatto non risolvono ma anzi aggravano le difficoltà in cui si trovano a vivere gli italiani. Ci sto. Anche se ritengo politicamente scorretto ed eticamente criticabile che a cambiare la Costituzione sia un Parlamento i cui componenti sono stati eletti con una legge elettorale già dichiarata incostituzionale - e quindi illegittima - dalla Corte Costituzionale. Ci sto. Perché intendo mettere “nero su bianco” la mia posizione di ferma opposizione al disegno di “Democrazia Autoritaria” che sarà la logica conseguenza della nuova legge elettorale per la composizione della Camera dei Deputati (Italicum) e la riforma costituzionale del cosiddetto “Senato delle Autonomie”. Ci sto. Perché non voglio stare a guardare come a suo tempo fece Ponzio Pilato, lasciando così morire definitivamente – per ignavia e per menefreghismo (o, peggio, per complicità) - la democrazia scritta nella nostra carta costituzionale che, con tanti sacrifici (anche di vite umane) ci hanno donato i nostri padri costituenti (compreso il mio povero papà, che – come tanti altri - era  sì povero ed anche analfabeta, ma si è pure lui fatto anni ed anni di guerra e di dura prigionia per salvare il mio paese dall’oppressione fascista). Ci sto. Perché le proposte lanciate da Il Fatto Quotidiano hanno tre chiari obiettivi: ridare credibilità alle istituzioni politiche (riduzione del numero dei deputati e senatori, dimezzamento delle loro indennità, limitazione del numero dei mandati parlamentari, diritto di tribuna ai partiti minori, immunità parlamentare limitata alla sola insindacabilità per le ... Leggi tutto ...

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…..a proposito della mia ‘falsa’ laurea …..decade lo schermo dell’immunità a Berlusconi…

Decisione su conflitto poteri Stato, annullata delibera Camera (ANSA) - ROMA, 18 LUG - Silvio Berlusconi non potrà' avvalersi dello 'schermo' dell'insindacabilità' in due procedimenti, uno penale per diffamazione e uno civile, per le sue affermazioni sulla "falsa" laurea di Antonio Di Pietro. Decidendo sul conflitto di attribuzione sollevato dai giudici, la Corte Costituzionale ha, infatti, annullato la delibera con cui la Camera aveva dichiarato che le frasi del Cavaliere, allora deputato e candidato premier, fossero insindacabili in base all'articolo 68 dello Costituzione. E' evidente che le parole offensive, pronunciate durante un comizio a Viterbo e poi in una puntata di Porta a Porta, non erano finalizzate "all'attività' tipica del parlamentare" perché' "esauritasi nella sfera di una competizione elettorale". Ragion per cui la delibera della Camera sull'insindacabilità', adottata il 22 settembre 2012, va annullata, ha stabilito la Consulta, in merito ai due conflitti di attribuzione (relativi alla stessa delibera), sollevati dal giudice di pace di Viterbo, nell'ambito di un procedimento penale per diffamazione, e dal Tribunale di Roma, nell'ambito di un procedimento civile. Decade dunque lo schermo dell'immunità'. In tv, Berlusconi aveva espresso dubbi sulla laurea e sul concorso di Di Pietro in magistratura, apostrofandolo anche come "bugiardo", e in un'altra occasione, in un comizio al palazzetto dello Sport di Viterbo, aveva insinuato che l'ex magistrato si fosse laureato "grazie ai Servizi". (ANSA).

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