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IL TEMPO DELLA VERITÀ

 

3 agosto 2015 – Alcuni giorni addietro è stata pubblicata l’ennesima sentenza di condanna di uno dei miei tanti denigratori, tale Mario Di Domenico (non nuovo a diffamazioni da lui portate avanti nel tempo ai miei danni, tanto è vero che già in precedenza è stato condannato più volte a risarcirmi i danni per i vari insulti che mi ha rivolto).

Si dirà: beh, niente di nuovo sotto il sole!

In effetti oramai sono decine e decine le sentenze con cui l’Autorità giudiziaria ha ristabilito la verità rispetto alle strampalate e strabilianti accuse che nel corso degli anni i soliti noti mi hanno rivolto. Tanto per citarne qualcuna delle ultime, è del mese scorso la sentenza che ha condannato  Silvio Berlusconi a risarcirmi i danni per avermi ingiustamente accusato di non aver io mai conseguito una laurea valida (sentenza Berlusconi) ed è di settimana scorsa la quinta – dicesi quinta – sentenza che ha condannato  Vittorio Sgarbi a risarcirmi i danni per alcune sue strampalate infamie sparate a casaccio ai miei danni (sentenza Sgarbi). A tal proposito, dovete sapere che Sgarbi si spaccia per indigente a tal punto che non solo non paga i risarcimenti e le spese legali stabiliti dalle sentenze ma non paga nemmeno le spese di giustizia dovute allo Stato che devo quindi pagare io nonostante abbia vinto le cause, facendo così la fine del “cornuto e mazziato”.

L’ultima sentenza di condanna a risarcirmi i danni emessa nei confronti di Mario di Domenico, però, merita di essere letta sia perché essa è di particolare valore dal punto di vista della cronistoria della mia vita personale e professionale sia perché non riguarda solo lui ma anche altre persone che hanno concorso con lui allo sputtanamento della mia persona e cioè tale Pio Maria Deiana (di cui potete leggere la storia della sua vita in rete) ed i responsabili della casa editrice “Edizioni SI” e della rivista quindicinale “SI”, Angelica Giuseppe e Florio Aurora.

In pratica agli inizi del 2011 (quando gli attacchi contro la mia persona e soprattutto contro la mia attività politica erano feroci ed arrivavano da tutte le parti a seguito del mio diniego a far confluire i voti del partito Italia dei Valori in appoggio al Governo Monti in quanto esso era sostenuto anche da Berlusconi) Di Domenico ha scritto (e la casa editrice SI ha pubblicato) un libro, intitolato “Il Colpo allo Stato”, in cui in parte ha ripreso molte falsità che già erano state scritte sul mio conto (e ciò nonostante fosse ben a conoscenza delle predette falsità, peraltro in buona parte già all’epoca accertate come tali da precedenti sentenze) ed in parte ne ha inventate di nuove.

Ebbene, la caratteristica peculiare della sentenza con cui sono stati condannati l’autore e gli editori del predetto libro sta nel fatto che il giudice – dopo essersi letto, con certosina pazienza, pagina per pagina il libro in questione ed dopo aver esaminato compiutamente  l’enorme fascicolo processuale – ha scritto una specie di “controlibro” (mi si passi il termine) in cui – riprendendo i vari capitoli del libro – ne ha smontato analiticamente la versione dei fatti fornita dall’incauto autore evidenziando di volta in volta le falsità riscontrate ( sentenza Di Domenico – il Colpo allo Stato).

La peculiarità sta nel fatto che finalmente è stata emessa una sentenza “riepilogativa” delle tante accuse farlocche ai miei danni propinate all’opinione pubblica in questi anni. Una specie di sintesi storica che riassume il contenuto di decine e decine di altre sentenze che pure erano già intervenite ma che finora – singolarmente prese – sono state ignorate (spesso volutamente).

Ed infatti, scorrendo la sentenza, si può rileggere in retrospettiva  alcune delle più false e infamanti accuse che nel tempo mi sono state rivolte, tra cui il caso Pazienza, la vicenda Contrada, il caso Pacini Battaglia, il fantomatico agente segreto numero 30P1S103, il caso del magg. D’Agostino, il deposito di una valigia alla banca di Hong Kong, la figura di Agostino Ruju, il caso Li Pera, il caso Vito Ciancimino, i rapporti con Romano Tronci e l’inchiesta  mafia appalti, il caso Eleuterio Rea e le bische milanesi, le donazioni Borletti e De Leonardis, il contributo di 50 milioni di lire, la gestione finanziaria di IDV, l’immobilizzazione di 1 milione di euro, l’asta pubblica Scip a Bergamo…ops!, scusate ma mentre sto scrivendo mi è sopraggiunta la notifica di un’altra sentenza, sempre con riferimento alla vicenda dell’asta pubblica Scip di Bergamo con cui anche quelli de  “Il Giornale” che hanno sostenuto una simile falsità sono stati pure essi condannati a risarcirmi i danni per diffamazione” (Sentenza Il Giornale – Scip).

Potrei continuare a tediare il lettore per intere giornate sulle infinite delegittimazioni e sui tanti orchestrati dossier che sono stati costruiti ad arte da vari soggetti da oltre 20 anni a questa parte (il primo fu Bettino Craxi) ma per oggi credo bastino le sentenze che ho allegato al presente memoriale (pardon, intendevo dire “post”) per far comprendere lo stato d’animo in cui mi trovo.

Cosa posso farci ora con tutte queste sentenze che – ex post – ristabiliscono la verità? Certo, debbo ringraziare e ringrazio l’Autorità giudiziaria per avermi ridato la dignità calpestata ma oramai il danno personale subito è irreparabile ed anche la mia attività professionale è stata fortemente compromessa. Soprattutto il mio morale è alle scarpe.

Per fortuna mi rimane la nobile arte del contadino! Ciao e buone ferie a tutti!

Antonio Di Pietro

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“Renzi paragonato a Benito Mussolini? La statura c’è in tutti i sensi, appena fa la pancetta è perfetto”

Cari amici, pubblico qui di seguito l'intervista che ho rilasciato a Radio Cusano Campus: Foto trattore Roma, 7 maggio 2015 - "Mi avete beccato mentre ero sul trattore. Sono nei campi, in Molise. Sto lavorando la vite, checchè ne dica Massimo D'Alema. In questo momento sto togliendo le erbacce nella mia campagna, quella che qualcuno ha quantificato come 56 appartamenti, e sto cercando di sistemare la vigna, è un momento delicato sia per l'uva che per il grano". E' iniziato così, in maniera 'bucolica', l'intervento di Antonio Di Pietro ai microfoni di Radio Cusano Campus, l'emittente dell'università degli studi Niccolò Cusano, nel corso del format 'Ecg Regione', condotto da Andrea Di Ciancio e Roberto Arduini. A proposito di D'Alema, e di vino, quello dell'ex premier, alla ribalta nei giorni scorsi, "non l'ho mai assaggiato ma - confessa Di Pietro - lo berrei volentieri". "Il mio vino - riprende - è semplice, una cosa fatta in casa. D'Alema sul trattore a lavorare il suo vino come faccio io? Per capire se una persona dice il vero o il falso - consiglia - bisogna vedere i calli alle mani: se uno ha le mani ordinate è un contadino... di via Montenapoleone". Poi Di Pietro è stato durissimo con Matteo Renzi e sulla legge elettorale: "L'ho paragonato a Benito Mussolini? La statura c'è in tutti i sensi, appena fa la pancetta è perfetto. La legge elettorale per come l'ha ottenuta e per quello che contiene è una legge che toglie spazi di democrazia e riduce lo stato di diritto. Renzi dice tutti i giorni che lui risolve i problemi del mondo, sembra mago Zurlì, ma io a mago Zurlì non ci ho mai creduto. Se vedrei bene Renzi a piazza Venezia? Grazie a Dio, la fortuna del nostro Paese è che alla fine tutti quanti finiranno dall'altare alla polvere. Renzi sta vendendo un qualcosa che non ha, che non è e che non ha fatto. Mi meraviglio non tanto di lui ma di quelli che lo stanno seguendo, ed è successo anche all'epoca del ventennio, Mussolini non è ... Leggi tutto ...

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20.04.2015 ORE 12.00 – UNIVERSITÀ BOCCONI – Aula Magna Gobbi

manipulite   E' possibile partecipare gratuitamente solo previa registrazione al seguente link: https://eventbrite.it/event/16552375601/

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1992 La Serie, Antonio Di Pietro: “Meno male che l’hanno chiamata così, perché di Mani Pulite ho visto poco”

n-DIPIETRO-large570 (1)Cari amici, pubblico, qui di seguito, l'intervista che ho rilasciato ad Andrea Purgatori, L'Huffington Post: 1992 La Serie, Antonio Di Pietro: "Meno male che l'hanno chiamata così, perché di Mani Pulite ho visto poco" Andrea Purgatori, L'Huffington Post Pubblicato: 25/03/2015 13:10  “Sulla Milano da bere, niente da dire. Era così. Su come se la sono bevuta e come ce li siamo bevuti, ne riparliamo alla prossima puntata”. Ad Antonio Di Pietro “1992” è piaciuto e si è pure divertito a tornare indietro nel tempo, a quel tempo. “Come la vogliamo definire questa serie? Impegnata? Ma hanno fatto bene a dargli quel titolo, perché di Mani Pulite ancora ho visto poco”. Mario Chiesa, quello è inconfondibile. “Sì, ma sia chiaro che ci servì come grimaldello per scassinare la cassaforte ed entrare dentro. Perché i nomi degli altri li avevamo già trovati in un sacco di inchieste. Vado a memoria: Lombardia Informatica, Oltrepò Pavese, Carceri d’Oro, Alluvione Valtellina…”. Era così Di Pietro, scorbutico, sigaro in bocca, testa dura? “Beh, in questa prima udienza… (ride) lapsus, ma ci sta… in questa prima serata ho visto troppo poco per dare un giudizio sul mio ruolo. Ci sono parecchie storie intrecciate. Certo, chi c’era allora capisce tutto. Chi è il rampante di Publitalia e chi ci sta dentro quelle scarpe… perché di Berlusconi solo le scarpe si vedono. Ma ai giovani di oggi bisognerebbe fargli uno spiegotto”. C’è quel passaggio del processo per direttissima a Mario Chiesa, per cui lei lasciò decadere i termini in modo da continuare l’inchiesta. Giusto? “Le cose andarono proprio così, tranne che per un particolare. Gli sceneggiatori hanno descritto un procuratore capo Borrelli che si voleva liberare del fascicolo e un Di Pietro che si oppose facendo finta di essersi dimenticato dei 15 giorni previsti dal codice per la direttissima. In realtà, in quelle due settimane io ero andato talmente avanti con l’indagine che il processo per direttissima sarebbe stato inopportuno. Io ero già entrato col punteruolo dentro al sistema della Milano da bere che si beveva le istituzioni, la mazzetta fu quello che ci mancava per beccarli con le mani nella ... Leggi tutto ...

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Un mondo di complicità, ricatti, omissioni. Politica e aziende si coprono a vicenda

Cari amici, pubblico, qui di seguito, l'intervista che ho rilasciato a Piero Colaprico, pubblicata su Repubblica del 18.3.2015 : Antonio Di Pietro: "Un mondo di complicità, ricatti, omissioni. Politica e aziende si coprono a vicenda" Quando nel 2006 tornò ai Lavori pubblici, l'ex pm estromise Incalza dal ministero: "Il suo nome mi era noto già dai tempi di Mani pulite, è potente perché lega gli interessi delle Coop rosse e di Cl" di PIERO COLAPRICO MILANO - Com'è possibile, Antonio Di Pietro, che lei arrivi al ministero dei Lavori Pubblici, nel 2006, e scacci su due piedi Ercole Incalza, oggi polo negativo dell'inchiesta fiorentina? Difficile credere che lei abbia visto dove altri erano ciechi... "Ero già stato ministro dei Lavori pubblici nel 1996, quando vi tornai trovai questa "struttura tecnica di missione", creata ad hoc per togliere il potere ai provveditorati alle opere pubbliche, coordinata da Incalza. Restituii le funzioni operative a chi di lavori pubblici capisce, e cioè ai provveditori. E siccome la struttura è di controllo, ci misi a capo un maresciallo, poi diventato capitano, Salvatore Scaletta, con cui lavoravo nel 1992, ai tempi di "Mani pulite". A Incalza non solo tolsi il coordinamento, ma lo misi fuori dal ministero ". Però poi Incalza è tornato... "Al di là delle responsabilità penali, Incalza, che frequentava gli uffici dei ministeri dai tempi del socialista Signorile, aveva una storia giudiziaria importante. Era amministratore della Tav, nel 1993, e aveva a che fare con le aziende che già nel 1992 erano state inquisite da noi del pool Mani pulite. Nei vari sequestri di documenti emergeva che gli imprenditori arrestati parlavano di lui. Per competenza mandammo il fascicolo a Roma. Mi pare che qualche pubblico ministero che non ha fatto niente poi è finito sotto processo a Perugia. Con ciò voglio dire che l'anomalia non è nel mio comportamento". Quale "anomalia" rivuole Incalza al ministero? "Bisogna partire da un concetto, se no non si capisce dove sta il trucco. Dalle grandi imprese, che lavorano con gli appalti, non nascono solo ponti, viadotti e ferrovie, ma anche valigie di soldi per il finanziamento occulto alla politica. È chiaro? Allora, i casi ... Leggi tutto ...

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Tangenti su TAV ed EXPO: vi racconto io chi è Incalza

Cari amici, ancora una volta è dovuta intervenire la Magistratura per fermare 'i soliti noti' che la fanno da padroni con i nostri soldi. Questa volta è toccato (anzi è 'ritoccato') ad Ettore Incalza ed ai suoi compari. Siccome molti potrebbero non ricordare chi è Ettore Incalza e che cosa accadeva ed accade ancora al Ministero delle Infrastrutture vi invito a leggere l'intervista che ho rilasciato ad Alessandro De Angelis per l'Huffington Post che potete anche leggere qui di seguito: Tangenti su Tav ed Expo, intervista a Di Pietro: "Lupi si deve dimettere. Vi racconto io chi è Incalza" Pubblicato: 16/03/2015 17:13   “Eccerto che in un paese normale Lupi si dovrebbe dimettere”. Il telefono di Tonino Di Pietro, quando c’è un’ordinanza, bolle. Perché la toga, in fondo, non se l’è mai tolta. Legge le carte, si informa, ha fiuto. E lo scandalo che coinvolge il ministro Lupi è grosso: “Si, però non farmi parlare di Rolex al figlio e vestiti a lui, che devo prima leggere bene le carte”. Ma la responsabilità politica del ministro, secondo l'ex pm, c’è già tutta. Scusi Di Pietro, Lupi poteva non sapere? Risposta: “Eh no, il ministro mica può dire: non sapevo nulla e facciamo finta che nulla sia successo. Un ministro che non si accorge di quello che è successo, ammesso che non se ne fosse accorto, ha già una responsabilità enorme”. Tanto che lui, Di Pietro, quando mise un piede al ministero delle Infrastrutture, la prima cosa che fece fu quella di allontanare Ercole Incalza. Scusi Di Pietro, partiamo dall’inizio. Ci dice chi è davvero questo Incalza? Incalza è un manager già in voga nella Prima Repubblica che, a partire dalla gestione del ministro Signorile, ha passato la sua attività professionale, nel bene o nel male, al ministero dapprima come dirigente e poi come consulente. Nel bene o nel male.  Io ho avuto modo di prendere atto della esistenza del personaggio Incalza all’epoca di Mani Pulite svolgendo indagini nei confronti di imprenditori che tra i tanti appalti con l’amministrazione dello Stato avevano anche ottenuto alcuni appalti per la progettazione ed esecuzione della Tav. E che scoprì? Successe che, nell’ambito delle attività investigative e in particolare ... Leggi tutto ...

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