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Mani Pulite: nessun attacco dei giudici alla politica

manipulite adp Mani Pulite: nessun attacco dei giudici alla politicaVorrei dire a Berlusconi che gli italiani sanno benissimo cosa è accaduto nella stagione di ‘Mani pulite’. Non c’è stata nessuna guerra civile, nessun attacco dei giudici alla politica, ma solo una ricerca processuale della verità. Noi abbiamo indicato una malattia: il fenomeno corruttivo che aveva pervaso tutti i settori della società del nostro Paese e la politica, invece di occuparsi della cura, si è scagliata contro coloro che stavano cercando di fare pulizia. Questo linciaggio nei confronti della magistratura è stato favorito anche da una parte del sistema informativo, che ha mistificato la realtà, andando incontro alle esigenze di coloro che avevano interesse a delegittimare i giudici. Il risultato è che la piaga della corruzione in Italia non solo non si è arrestata ma, se possibile, è aumentata a dismisura.

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E’ inutile che si cerchi di difendere Dell’Utri

Non sono a conoscenza delle condizioni di salute di Marcello Dell'Utri. Non metto in dubbio che abbia dei problemi e, quindi, è giusto che sia curato. Ma così come poteva essere curato in Libano, allo stesso modo poteva ricevere la stessa assistenza medica in Italia. Quindi, l'idea che sia andato in Libano perché gli ospedali sono migliori di quelli italiani, mi lascia molto perplesso. In realtà penso che si sia organizzato per scappare all’estero. E’ inutile che si cerchi di difenderlo: è questo ciò che ha fatto.

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Mafia: sul voto di scambio si poteva fare meglio ma è un passo avanti

Sul voto di scambio non bisogna fare inutili allarmismi a fini elettorali. Occorre, invece, ammettere che è stato fatto comunque un importante passo in avanti con l’introduzione di un reato che prima non esisteva. Certo si poteva fare meglio e spero che ciò possa accadere. In particolare, ciò che non condivido è il fatto che, nel passaggio dalla Camera al Senato, il testo è stato modificato ed è stata introdotta una riduzione della pena. Infatti, da una pena minima di 7 anni, si è passati ad una di quattro anni. Questo non ha senso né è opportuno dare l’idea che lo Stato abbassi la guardia nella lotta alla mafia.

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Mafia: Dell’Utri torni in Italia e si costituisca

Invece di parlare tramite le agenzie di stampa, se davvero Marcello Dell’Utri non vuole sfuggire alla giustizia italiana, si rechi presso un commissariato di polizia e si costituisca. E’ grave che l'ideologo di Forza Italia, e braccio destro di Berlusconi, sul quale pende una condanna di secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, si sia improvvisamente reso irreperibile, diventando a tutti gli effetti un latitante, proprio poco prima che venisse spiccato un ordine di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti.  Ormai non ci stupiamo più di nulla ma assistiamo ad un episodio doppiamente grave: al danno di un condannato in secondo grado per mafia che scappa e si rifugia all’estero, si aggiunge la beffa e la presa in giro dello stesso che dice che non vuole sottrarsi al carcere.

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Solidarietà ai lavoratori RetItalia

L’Italia dei Valori esprime solidarietà e vicinanza ai lavoratori di retItalia internazionale, azienda pubblica interamente posseduta dall’ICE, incontrati presso la sede nazionale dell’Italia dei Valori. Il ruolo svolto da questi lavoratori è quello di sostenere l’internazionalizzazione  delle piccole e medie imprese italiane, realizzando servizi e progetti di sistemi informativi di supporto. Nonostante una precisa indicazione del Parlamento, accolta dal governo nel dicembre 2013, il Consiglio di amministrazione dell’ICE continua nella procedura di alienazione di retItalia. Tutto ciò in palese contraddizione con il merito e il metodo sostenuti dall’attuale esecutivo. Sul merito ci chiediamo come si possa sostenere l’esportazione del made in Italy e poi cedere ad improbabili società, appena costituite, un’attività così altamente professionale. Nel metodo il ministro della Pubblica Amministrazione ha affermato che non vi saranno licenziamenti nei processi di ristrutturazione. Qui, invece, si espongono le lavoratrici e i lavoratori ad un altissimo rischio. Per queste ragioni chiediamo al governo di interrompere la procedura di cessione di retItalia e di concertare con i lavoratori un percorso di riorganizzazione, anche attraverso processi di mobilità interna alla P.A.. Verificheremo se le procedure messe in atto saranno legittime e trasparenti. Oggi vogliamo essere al fianco dei lavoratori, che rischiano di essere gli unici a pagare il prezzo della crisi, mentre, ancora una volta, si lasciano intatti i privilegi dei dirigenti e dei responsabili veri dell’inefficienza della pubblica amministrazione.

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