
Proseguo la pubblicazione di alcune domande e risposte tratte dal libro: “Intervista su Tangentopoli” della Laterza a cura di Giovanni Valentini.
GV: Lei ha sostenuto finora che non usavate il carcere preventivo per far confessare gli inquisiti. Ma durante l’inchiesta Mani Pulite siete stati accusati anche di minacce e violenze nei loro confronti. In tutta franchezza può escludere di aver mai fatto penzolare le manette davanti agli occhi di un imputato?
ADP: A parte il fatto che nessuno di noi aveva materialmente le manette nel cassetto, io posso escluderlo anche in senso metaforico. Il nostro metodo investigativo non puntava a coartare le volontà, bensì a ottenere il consenso. Quello che cercavamo, semmai, era per così dire la complicità del difensore. Oggi sorrido amaramente a vedere tanti ex avvocati che sparano a zero contro il pool di Milano, e ricordo ancora alcuni di loro quando venivano in Procura per sollecitare la disponibilità mia o dei miei colleghi a ricevere i loro clienti perchè non ce la facevano più, avevano un attacco di… logorrea: fior di avvocati che adesso fingono di aver dimenticato, magari sono diventati parlamentari di destra o di sinistra e attaccano la magistratura un giorno sì e l’altro pure, mentre all’epoca dell’inchiesta facevano la fila per portare i loro assistiti.
GV: A chi si riferiva allora il presidente Scalfaro, nel messaggio augurale a fine ’97, quando criticò i magistrati per il ‘tintinnar di manette’?
ADP: Non c’è dubbio che intendeva riferirsi a noi, ma è altrettanto certo che sbagliava indirizzo. Scalfaro, il presidente Scalfaro… io sono rimasto perplesso, molto perplesso di fronte a questo suo modo di fare, a volte di appoggio e a volte di critica, a seconda del momento, un atteggiamento pilatesco rispetto a Mani Pulite. Io ricordo anche che subito dopo le mie dimissioni da magistrato, fui chiamato più volte al Quirinale. Ma al presidente non interessava tanto esprimermi la sua comprensione o la sua solidarietà, quanto capire che cosa avevo in mente di fare.






















Vorrei riassumere per punti le dichiarazioni del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, all’assemblea annuale dell’associazione degli industriali ed esprimere un mio commento.
Le valutazioni di Luca Cordero di Montezemolo:
- contenimento della spesa
- nessun aumento della pressione fiscale
- equilibrio della finanza pubblica
- concertazione tra forze politiche e sociali per lo sviluppo
- maggiore autonomia delle imprese
- riduzione del cuneo fiscale
- mantenimento della legge Biagi con l’inserimento di nuovi ammortizzatori sociali
- sviluppo delle Grandi Opere anche a prescindere dagli ambiti locali
- deficit di infrastrutture al Nord e questione settentrionale
- spinta alle aggregazioni bancarie
- privatizzazioni e liberalizzazioni
- lotta all’evasione fiscale
- no allo spoil system
- riforme costituzionali volte a modernizzare l’organizzazione e il funzionamento delle istituzioni pubbliche.
Molte considerazioni sono del tutto condivisibili, in particolare quelle relative allo spoil system, al contenimento della spesa pubblica, alla lotta all’evasione fiscale, alla riduzione del cuneo fiscale, alle aggregazioni bancarie.
Alcune lo sono solo in parte, come lo sviluppo delle Grandi Opere, considerate aprioristicamente necessarie senza la loro valutazione in un quadro complessivo delle necessità del Paese e di fattibilità economica; il mantenimento della legge Biagi senza l’inserimento di forti correttivi dettati da principi di solidarietà; la privatizzazione delle aziende senza precise garanzie per i cittadini a livello di servizi e di occupazione, per non ripetere gli errori del passato.
Altri aspetti sono rimasti assenti dalla relazione del presidente di Confindustria. Il Mezzogiorno è uno di questi, senza un rilancio del Sud, che passa attraverso la costruzione di infrastrutture oltre che ad un ripristino della legalità, l’Italia non potrà svilupparsi. Inoltre, nella relazione è sembrata mancare qualunque nota di autocritica sulla difficile situazione economica attuale dalla quale le imprese non possono chiamarsi fuori in termini di responsabilità, e mi riferisco in particolare ai modesti investimenti sull’innovazione e sulla ricerca ed alla scarsa integrazione tra sistema industriale ed università.
Il prodotto interno lordo dei Paesi della zona euro crescerà nel 2006 del 2,2% e nel 2007 del 2,1%. L’Italia crescerà rispettivamente dell’1,4% e dell’1,3% nello stesso biennio. Se non vi saranno interventi strutturali l’Italia avrà un deficit pubblico del 4,2% e del 4,6% nei prossimi due anni. Le stime sono dell’Ocse.
Stime preoccupanti di una tendenza che in questo sito abbiamo anticipato da mesi.
Se si ripensa alle promesse elettorali della Cdl sull’Ici, sulla tassa sui rifiuti ed alle dichiarazioni dell’ex presidente del Consiglio sulla liceità in alcune situazioni di non pagare le tasse si capisce che abbiamo sfiorato il baratro.
Con la Cdl al governo non avremmo evitato la bancarotta economica.
Di fronte alle grida ed alla negazione della realtà, realtà peraltro basata su istituti internazionali, da parte di numerosi esponenti della Cdl vorrei ricordare che la campagna elettorale è finita. Che adesso si deve governare il Paese, che il momento è critico e che l’opposizione non può limitarsi a dire che i numeri sono falsi. Quali numeri? Quelli dell’Ocse, dell’Istat, della Comunità Europea, dell’Istituto Nazionale per il Commercio Estero?
Anche i membri dell’opposizione sono pagati dai cittadini per contribuire allo sviluppo del Paese. Li invito a farlo e a portare critiche costruttive all’operato del Governo Prodi.
Oggi ho inviato una lettera al presidente di Autostrade Gian Maria Gros Pietro chiedendo di differire le deliberazioni sulla fusione con Abertis. A seguito della mia richiesta la società ha deciso di riconvocare per il 16 giugno il consiglio di amministrazione attendendo eventuali indicazioni dalle istituzioni per sottoporle all’assemblea il 28 giugno.
La mia lettera è stata dettata dalla necessità di valutare tutti gli elementi in gioco nella fusione durante le prossime settimane per poter esprimere un giudizio il più possibile completo.
Ringrazio il cda di Autostrade che ha “offerto ad Anas e ai governi interessati, italiano e spagnolo, ogni chiarimento che dovesse essere richiesto in ordine alla conoscenza completa dell'operazione”.
Le autostrade sono un bene primario, fondamentale per lo sviluppo del Paese, non possiamo permetterci né la cessione della loro proprietà a società straniere, né una mancanza di rispetto degli investimenti programmati, come è avvenuto per varie cause negli ultimi anni.
Le autostrade inoltre vivono di concessioni governative e l’aumento del pedaggio è concordato con lo Stato, non si può quindi parlare di concorrenza e di mercato. Lo Stato può e deve intervenire a tutela dei suoi cittadini e questo è quello che mi riprometto di fare.
