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No all’inciucio sulla Giustizia

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foto da Lastampa.it
Pubblico la lettera che ho inviato, questa mattina, al presidente del Consiglio Romano Prodi e ai ministri Chiti e Mastella.
“Il testo del provvedimento di riforma dell’ordinamento giudiziario approvato dalla Commissione giustizia del Senato presenta vistosi elementi di forte perplessità che, alterando sensibilmente l’assetto delle questioni come deliberate dal Consiglio dei Ministri, ne minano pericolosamente la stessa legittimità.
Delle molteplici modifiche apportate in Commissione rispetto al testo approvato dal Consiglio dei Ministri, infatti, voglio segnalarne alcune in particolare che introducono palesi violazioni ai canoni costituzionali di indipendenza della magistratura.
La rilevanza delle questioni impone che, a fronte della valutazione positiva in merito alla compatibilità del provvedimento in oggetto con la Costituzione già in sede di votazione parlamentare sulle questioni pregiudiziali, in occasione dell’esame del provvedimento medesimo presso l’Aula del Senato, dal Governo giunga la puntuale rassicurazione, della presentazione di emendamenti governativi correttivi delle distorsioni segnalate, in grado di fornire le dovute chiarificazioni sull’effettivo orientamento del governo e della maggioranza sui problemi più spinosi che si prospettano nel senso coerente con l’orientamento già assunto dal Consiglio dei Ministri nella sua collegialità.
Nel merito, le questioni in esame sono tre.
La prima attiene alla introduzione di nuovi e inopinati vincoli al passaggio di funzioni (da requirenti a giudicanti e viceversa) per i magistrati ben oltre quanto definito in Consiglio dei Ministri, così in realtà dissimulando l’intenzione di introdurre il perno della inaccettabile separazione delle carriere.
A conferma dell’irrigidimento in questo modo inserito si segnala la nuova previsione che vincola anche il numero di volte nelle quali nell’arco dell’intera carriera è consentito il passaggio di funzioni, espressione anche questa volta solo di una volontà di accentuazione della divisione che prelude alla separazione.
È altrettanto non accettabile che l’organizzazione degli uffici di procura sia sottratto alla valutazione preventiva ed oggettiva che è assicurata dall’apposito programma, che consente anche agli organi di autogoverno la possibilità di consapevole ed approfondito esame di eventuali problematicità emergenti.
Del pari del tutto inaccettabile è la previsione che consente agli avvocati componenti del Consiglio giudiziario di esprimersi anche sulle questioni afferenti alla progressione in carriera dei magistrati. Sono fin troppo evidenti, in questo caso, i rischi di conflitti di interessi che la questione può comportare, senza una necessità funzionale di sorta. Senza contare il conseguente rischio di paralisi successiva dell’attività giudiziaria, di fronte alla evidente necessità di astensione di un magistrato già valutato (positivamente o negativamente) da un avvocato poi costituito nei successivi giudizi a lui rimessi, ovvero semplicemente a fronte della futura valutazione che proprio da quell’avvocato sarà condotta.
Per questi motivi, non dubitando certo della opportunità della composizione dei consigli giudiziari arricchiti con tali partecipazioni, è necessario che il ruolo dei rappresentanti del mondo forense sia limitato alle altre questioni di competenza dei consigli giudiziari, relative alla funzionalità degli uffici giudiziari del territorio, senza intromissioni nel campo della valutazione circa la progressione in carriera del magistrato.
Le ragioni esposte impongono, come detto, un immediato e forte impegno del governo che sia in grado di offrire rassicurazioni nell’unico senso descritto, a garanzia della inviolabilità di valori civili fondamentali e insopprimibili precetti di matrice costituzionale.
Sono convinto che, su questa base, condividete le mie preoccupazioni e troveremo l’adeguata soluzione che la delicata questione impone.”
Antonio Di Pietro

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