
Venerdi 23 novembre, Consiglio dei Ministri. Ecco il resoconto, sia del Consiglio dei Ministri, sia del Cipe, il comitato che si occupa di approvare le opere pubbliche, sia del cosìddetto Comitato dei Centocinquant’anni per le opere da fare in relazione ai 150 anni dalla data dell’unità d’Italia. Bisogna occuparsi anche di questo, ma invece di comprare fiori, faremo opere di bene, mettendo a posto delle opere infrastrutturali o degli immobili che ricordano quella data, ma almeno facciamo una cosa che resta, perché se usiamo fiori il giorno dopo appassiscono.
Per quanto riguarda il Cipe, avevamo da definire la spesa dei soldi provenienti dal tesoretto, quello del decreto legge che avevamo approvato la settimana scorsa, e abbiamo utilizzato tutti i soldi in modo da dimostrare che questa volta, spendendo i soldi, questi non andranno in residuo passivo, ossia in casse ferme, e soprattutto spendendoli prima non aumenta la spesa e si va a fare la spesa esattamente per quelle cose che il Parlamento ha approvato, senza poi usare un domani i soldi di una cosa per farne un’altra.
Consiglio dei Ministri importante, non tanto per ciò che presentava l’ordine del giorno, quanto per alcune questioni metodologiche che abbiamo affrontato.
All’ordine del giorno abbiamo approvato il codice ambientale, che era in seconda lettura e bisognerà lavorarci ancora, poi abbiamo rettificato alcuni trattati internazionali, e abbiamo anche approvato il regolamento per gli autotrasportatori, che è una questione molto delicata di cui ci sono degli scioperi in corso, ma abbiamo trovato il quadro.
Un Consiglio dei Ministri che sta funzionando e sta funzionando bene, alla contrario di tutte le polemiche che tutti i giorni stanno riempiendo i giornali sul piano dei partiti. Ogni giorno ne nasce uno nuovo, Veltroni tutto sommato se ne è fatto uno, anche se poi dice che c’è tutto un processo costituente, ma se lo sta facendo a sua immagine e somiglianza. Berlusconi se lo sta facendo un altro a sua immagine e somiglianza, lo chiama in un modo di verso, ma invertendo l’ordine degli addendi la somma non cambia. Tutti noi altri partiti stiamo cercando di trovare un quadro d’insieme per non farci fagocitare allo stesso tempo, cercando di portare avanti la nostra azione politica.
Mentre avviene tutto questo però abbiamo da una parte un paese reale, con le sue necessità, le sue preoccupazioni, le sue priorità, e dall’altro un Consiglio dei Ministri, come per esempio quello di stamattina, che fa il suo dovere, che sta governando, perchè ha ricevuto la fiducia dei cittadini e anche del Parlamento, ultimamente, e quindi ha il dovere di governare. Ultimamente nel senso che la finanziaria approvata dal senato e il decreto legge approvato da entrambi i rami del Parlamento dice “questi sono gli strumenti, vai avanti, lavora e stai zitto”, ed è quello che stiamo facendo: lavorare senza stare appresso alla polemica politica quotidiana.
Che cosa abbiamo deciso di fare? Abbiamo deciso di prendere in mano il prodotto che ci ha consegnato il Senato nella finanziaria, vedere se è stato stravolto in qualche modo o se deve essere affrontato serenamente dal Consiglio dei Ministri nella sua azione, e abbiamo deciso di non presentare centinaia di emendamenti, ma di presentarli, previo un analisi e uno studio tutti insieme in modo unitario. L’impegno nostro è di dire ai nostri partiti di non riempire il Parlamento di emendamenti, se no la finanziaria viene stravolta, mentre quelli principali li facciamo direttamente noi come proposta, come per esempio la Class Action, che dovrà essere confermata, perché ci vuole un azione giudiziaria collettiva da parte anche dei piccoli per potersi difendere dai grandi, perché a uno a uno i piccoli vengono sempre sconfitti dai grandi colossi dell’industria e dell’economia. Un altro esempio riguarda gli stipendi dei dirigenti statali, cosi come confermata in Parlamento, va confermata questa idea che non possono avere stipendi alle stelle, a volte di milioni di euro anche per essere liquidati, ma nello stesso tempo abbiamo bisogno di ridare più equità ma anche più dignità alla meritocrazia, perché ci sono dirigenti che lavorano bene e dirigenti che dovrebbero essere mandati a casa al più presto.
Abbiamo deciso quindi di fare un setaccio dei vari emendamenti possibili per assumerci responsabilmente, con un solo grande emendamento, quelle questioni che è opportuno aggiungere per migliorare questa finanziaria durante la discussione alla Camera.
Tutto questo sta avvenendo come azione concreta del Governo, mentre sotto l’aspetto della situazione generale ci auguriamo che al più presto si chiarisca questo quadro politico, a cominciare dal quadro elettorale possibile, affinché si passi a discutere meno di parole o di formule, ma più di fatti e contenuti. E’ in questo senso il mio impegno, qui dove mi trovo anche oggi, e spero per molto ancora, e il mio impegno come rappresentante di un partito come l’Italia dei Valori, che non ha paura delle asticelle del quorum elettorale, ma vuole avere e meritare la vostra fiducia.






















La cosiddetta “spallata” è fallita. La Finanziaria è passata al Senato. La maggioranza di Governo è più solida di prima e il centro destra è in chiara difficoltà.
E’ quindi il momento adatto per dedicarsi finalmente alle riforme e al mantenimento delle promesse fatte agli elettori nel 2006. In questo quadro sembra invece che la prima e unica priorità del Paese sia diventata il partito fai da te di Berlusconi e il tramonto presunto o reale del bipolarismo. La priorità è in realtà una sola: governare bene fino alla scadenza naturale della legislatura del 2011. I cittadini chiedono fatti non nuove sigle e nuovi nomi. I numeri per governare ci sono e non siamo in clima pre elettorale. Il Paese chiede di essere governato, il resto sono chiacchiere e Mediaset.
Nuove elezioni con un sistema elettorale su misura sono il sogno proibito di chi le ha perse, ma è un problema solo suo, non degli italiani.


Ogni giorno muoiono nell’indifferenza generale una o più persone durante il loro lavoro, le cosiddette morti bianche.
La dimensione di questa piaga sociale è tale da poter essere considerata una vera emergenza per il nostro Paese, nel solo 2007 si stimano in 1400 i caduti sul lavoro e in decine di migliaia i feriti, spesso con invalidità permanenti.
E’ evidente che quanto fatto finora sia sul piano legislativo che su quello di una maggiore efficacia sui controlli da questo Governo, pur essendo un passo avanti, non basta. E’ necessario avviare al più presto ulteriori misure, tra queste l’aumento del numero di ispettori, oggi ancora insufficiente, molte imprese infatti non subiscono mai una visita, e una diversa gestione degli appalti da parte della Pubblica amministrazione. Le attività sono spesso assegnate dalla PA e dalle società con partecipazione pubblica in appalto ad aziende che, a loro volta, le appaltano ad altre e così via senza nessun controllo reale.
L’ultima azienda della catena è la meno costosa, ma anche la meno attrezzata, ha di frequente lavoratori sottopagati, talvolta in nero, ed è la più esposta a incidenti mortali come purtroppo avviene.
La PA non risponde di questi incidenti, ma di fatto ne è responsabile.
Proporrò di limitare questa catena di appalti e subappalti da parte della PA e, inoltre, che la responsabilità civile degli incidenti rimanga in capo alla PA che potrà eventualmente rivalersi sugli appaltatori.
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