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Vado diritto per la mia strada

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Riporto la mia risposta alla lettera ‘Quo vadis, Tonino‘ di Marco Travaglio. In calce alla mia lettera allego la replica di Marco. Entrambe sono pubblicate su l’Unità di oggi.
“Caro Travaglio,
la tua rubrica su “L’Unità” di oggi a me dedicata dal titolo “Quo vadis, Tonino” mi ha fatto molto riflettere. Potrei sostenere con mille presumibili buone ragioni la posizione presa da me e dall’Italia dei Valori in merito al nostro voto sulla società Ponte sullo Stretto di Messina (ponte che, sia chiaro, nemmeno io voglio fare né sto facendo fare) e più ancora sulla istituzione di una Commissione d’inchiesta sul G-8 di Genova (che condividiamo purchè ad essa non vengano attribuiti anche poteri giudiziari che dovrebbero spettare solo ai giudici e purchè si stabilisca che si deve occupare non solo di valutare i misfatti commessi dalla Polizia ma anche quelli commessi dai Blak Block e soprattutto dai loro mandanti politici). Commissione che tu stesso annoveri tra quelle che definisci “…enti inutili, anzi dannosi, non essendo mai servite a nulla se non a produrre verità di maggioranza e di minoranza, cioè balle di partito, a insabbiare le colpe dei nemici e ad esaltare i meriti degli amici, a confondere le idee anche a quei pochi che pensano di averle chiare…” (Mitrokin e Telecom Serbia docet!).
Presumibili mie buone ragioni che chi ha voglia di valutare può leggerle sul mio blog www.antoniodipietro.it.
Ma il punto è un altro e tu l’hai giustamente centrato (forse rovinandomi la digestione ma certamente aprendomi gli occhi e di questo ti ringrazio): io ed il mio partito ci siamo ritrovati di fatto allineati sulle stesse posizioni del partito di Berlusconi e di quello di Mastella.
So nel mio intimo che non è questo quello che volevo e che voglio (e mi scuso con gli elettori per l’imbarazzo creato) ma – purtroppo – questo è il messaggio che è passato e la colpa, devo ammetterlo, non è solo delle strumentalizzazioni altrui (che peraltro ci sono state e ci sono a iosa) ma anche mia.
Ho sbagliato nel comunicare male e tardi quelle che io ritengo essere – forse sbagliando ma certamente in buona fede – le mie “buone ragioni di merito”.
Ho sbagliato soprattutto nel non essere riuscito a trovare una soluzione politica nell’ambito della coalizione in materie che – con il dialogo e la reciproca comprensione – potevano trovare una giusta soluzione (per esempio, intervenendo sulla stesura del testo della legge istitutiva della Commissione di inchiesta in modo da assicurare che essa non debordasse in un “processo” ai processi giudiziari in corso e che fossero stabiliti precisi paletti e garanzie di funzionamento).
E’ vero anche che nemmeno gli “altri” della coalizione hanno voluto far nulla per trovare un punto di mediazione ma il loro errore non annulla il mio.
Una cosa è certa però, e di questo ti ringrazio di averne dato atto: in materia di politica giudiziaria, l’Italia dei Valori sta facendo il proprio dovere, tanto è vero che siamo riusciti da ultimo a far inserire nel “pacchetto sicurezza” importanti norme quali il ripristino del reato di falso in bilancio e le eliminazione della legge ex-Cirielli sulla prescrizione.
Vorrei continuare in questa direzione e quindi rispondo alla tua domanda “Quo vadis, Tonino?” nell’unico modo possibile: vado diritto per la mia strada ma – d’ora in poi – con più attenzione ai compagni di viaggio.”
La risposta di Marco Travaglio:
“Non capita tutti i giorni che un ministro risponda alle critiche di un giornale. E non capita quasi mai che lo faccia per dire “ho sbagliato”. Da cittadino, gliene sono grato. E credo che gliene siano grati anche i lettori e gli elettori.”

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