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Rilanciamo la questione morale

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foto 1 Rilanciamo la questione morale
Riporto una mia intervista rilasciata lo scorso 9 ottobre al blog “Diritto di Resistenza“.
Diritto di Resistenza: L’Italia è in una fase di democrazia molto incerta, quanto di questo stato di cose è responsabilità del potere giudiziario che, salvo alcuni rari casi, si è ben guardato da intraprendere azioni sul potere esecutivo, legislativo ed economico?
Antonio Di Pietro: I magistrati lavorano con gli strumenti che hanno a disposizione. Vogliamo parlare di ciò che sta succedendo? Vogliamo parlare di ciò che sta succedendo? Dalle numerose leggi ad personam, volute dal Presidente del Consiglio, ai provvedimenti “salva casta” fino al vergognoso e immorale “lodo Alfano”che lede il principio costituzionale della legge è uguale per tutti. E’ bene ricordare che la separazione dei tre poteri è la base e la garanzia del nostro sistema democratico. Purtroppo, in questo difficile momento per la vita del Paese, l’equilibrio tra i tre poteri rischia di crollare, in quanto governo e maggioranza hanno dichiarato guerra aperta al potere giudiziario. Infatti il Pdl ha proposto una riforma del sistema, volta ad imbavagliare la magistratura, a sottoporla al potere politico e a non a risolvere i problemi reali della macchina della giustizia. Ma non è una novità nel panorama politico: la lingua batte dove il dente duole. Infatti, ogni volta che un magistrato mette le mani sulla politica, c’è qualcuno pronto ad attaccarlo e a bloccare il suo lavoro. E’ successo con Mani Pulite e con tantissimi altri magistrati. Comunque fino a quando non si rimette al centro della politica la questione morale e non si porta avanti un’azione moralizzatrice della politica stessa, il problema rimarrà. Un classe politica che vuole operare al di fuori delle regole e innalzarsi davanti alla legge tradisce lo spirito e i principi della democrazia.
Diritto di Resistenza: In decenni sono state emanate leggi atte ad impedire un corretto funzionamento della giustizia. Come è possibile che queste leggi ad uso di pochi e palesemente contro l’interesse collettivo, vengano votate da un Parlamento e firmate dal Capo dello Stato?
Antonio Di Pietro: Perché in Parlamento ci sono molti eletti che sono in conflitto di interesse: se dovesse funzionare la giustizia, sarebbero loro i primi doverne rispondere. Il problema è sempre lo stesso:non c’è la volontà di cambiare ciò che non funziona nel sistema giustizia, e mi riferisco soprattutto alla lentezza dei processi, alle poche risorse. Insomma a tutto ciò che interessa il cittadino e non la casta dei privilegiati. Invece questo Parlamento viene bloccato, costretto a votare provvedimenti che interessano solo i problemi giudiziari del signor Berlusconi. Altro che interessi del Paese! Queste leggi ‘salvapremier’, ad uso e consumo personale di Berlusconi e dei suoi amici, sono state votate da parlamentari del Pdl che per l’occasione si trasformano in dipendenti del Presidente del Consiglio, persone che rispondono alla logica di un’azienda e non di un sistema democratico. Per quanto riguarda il Capo dello Stato, tutti sanno che in più occasione mi sono appellato a lui, quale garante della nostra Costituzione. I nostri costituenti hanno inciso sulla Carta un numero di filtri, di garanzie importanti: il ruolo del Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale.
Diritto di Resistenza: Ci è stato mostrato un video parlamentare dove Luciano Violante dichiarava la sua connivenza con Berlusconi per assicuragli l’eleggibilità, il mantenimento delle televisioni. Secondo te, cosa ha ottenuto in cambio la sinistra nel fornire queste garanzie e Berlusconi?
Antonio Di Pietro: Francamente considerare Violante, con la sua storia e il suo passato personale, come connivente di Berlusconi, mi sembra un po’ troppo, anche se io non condivido alcune sue ultime posizioni. A Veltroni ho sempre detto di non fidarsi di Berlusconi. Io conosco il suo percorso, politico, giudiziario e personale e so che quest’uomo non è una garanzia per il nostro Paese. Il Pd in una prima fase si è fidato, ma poi si è ricreduto. Nella scorsa legislatura, quando eravamo maggioranza, l’Italia dei Valori ha chiesto di risolvere il conflitto di interessi di Berlusconi: la grave anomalia del nostro Paese. Ma non è successo niente: IdV è rimasta una voce isolata nel deserto.
Diritto di Resistenza: L’Italia è passata dalla prima alla seconda Repubblica grazie all’inchiesta di ‘mani pulite’. E’ evidente come la seconda Repubblica non sia affatto migliore della prima. Di chi sono le responsabilità?
Antonio Di Pietro: Certamente non di ‘Mani pulite’. Noi abbiamo segnalato la malattia, spettava alla politica curarla soprattutto prevenirla. Le responsabilità sono di una classe politica che non vuole porre al centro la questione morale. Fino a quando i partiti non si attiveranno con un’azione moralizzatrice non ci saranno distinzioni tra I e II Repubblica. IdV ha chiesto ai suoi candidati di presentare, oltre al certificato elettorale, il certificato penale e il certificato carichi pendenti. La politica deve fare pulizia al suo interno. Sono 70, coloro che siedono in Parlamento tra condannati, indagati, rinviati a giudizio o per i quali i reati contestati sono stati prescritti. Insomma è proprio il caso di dire che molti se non fossero stati eletti, sarebbero costretti a fare i latitanti.
Diritto di Resistenza: Quante possibilità ha, secondo te, l’Italia, di diventare un Paese con standard democratici occidentali?
Antonio Di Pietro: Non creda che la situazione negli altri Paesi sia fantastica. Gli scandali ci sono dappertutto, come la cattiva gestione della res publica. La democrazia è un sistema imperfetto ma è il miglior che conosciamo. Mi preoccupano i governanti che non rispettano le regole, perché ledono i principi tracciati sapientemente dai nostri padri costituenti e rischiano di portare il Paese verso una pericolosa deriva. Mi preoccupa il conflitto di interessi del Presidente del Consiglio che detiene il controllo del sistema televisivo. Mi preoccupa chi fa le leggi per salvaguardare se stesso dai guai giudiziari. Insomma, non è una bella situazione e ci vuole ancora molta strada per adeguarsi agli standard degli altri Paesi.

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