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Ieri sera sono stato ospite di Repubblica Tv, e con Massimo Giannini abbiamo parlato della situazione politica attuale e dei modi per uscirne.
L’unica riforma che Berlusconi vuole fare è quella della giustizia, non per farla funzionare meglio, ma solo per sistemare i propri affari. Quindi, ancora una volta, vi è una distonia tra quello che vuole lui e ciò di cui ha bisogno il Paese. L’Italia, in queste condizioni, non ha futuro e ha esigenza di voltare pagina, di chiudere con l’era Berlusconi e andare al voto. In Commissione Giustizia in questi giorni si sta decidendo non come migliorare la giustizia ma come poter bloccare i processi dopo un certo tempo, come se si possa decidere all’improvviso che le vittime sono vittime gratuite e gli imputati sono tutti innocenti, pure quelli colpevoli. Berlusconi dice che è tranquillo, ma il problema è che il Paese in queste condizioni non ha sbocco e non ha futuro, quindi c’è l’esigenza di chiudere con l’era Berlusconi e di andare avanti. Il problema è come farlo. Lui tenterà di far approvare il Parlamento norme che lo salvino da quello che ha fatto. In realtà ha già uno strumento per prendere in giro sia gli italiani che i magistrati. La cosa più immorale è utilizzare uno strumento lecito per fini illeciti: come per il coltello da cucina, che è lecito e quasi obbligatorio tenere per cucinare, ma diventa illecito quando lo si usa per ammazzare una moglie. In questo momento lui gode di un legittimo impedimento che la Corte Costituzionale ha in parte decurtato, perché lo ha dichiarato incostituzionale se applicato in modo assoluto, ma ha detto che bisogna valutare di volta in volta se esiste un impedimento davvero legittimo, presupponendo che dall’altra parte ci sia buona fede e che se uno dice di avere la febbre, ha veramente la febbre.
Ma se si fa come quello che non va a lavorare dicendo di essere malato e invece si trova a fare la corsa campestre o in gita con la fidanzata, allora è chiaro che non c’è buona fede. Volete scommettere che il 6 aprile Berlusconi dirà di avere un impegno istituzionale? Così come il 7 aprile e ogni volta che gli fissano un’udienza, poiché spetta a lui fissare i Consigli dei ministri, cercherà sempre di trovare qualcosa che rientri nei suoi compiti di presidente del Consiglio pur di non presentarsi in tribunale. In un Paese normale, quando la magistratura ha bisogno di chiarire qualcosa un presidente corre a spiegare le sue ragioni, invece lui sfugge. Se ha tempo di fare il bunga bunga perché non ha tempo di andare davanti ai giudici?
E quindi come si fa? Visto che non si fa processare e non si dimette: scordatevelo, voi cittadini, che quello da solo se ne va. Come si fa a dire: “Scusi signor Dracula, se ne va dall’ospedale?”. Lì ci sta il sangue e lui ci campa.
Quest’estate, anziché fare la cicala, noi abbiamo raccolto due milioni di firme per i referendum sul legittimo impedimento, contro il nucleare e contro la privatizzazione dell’acqua. Noi dell’Italia dei Valori rinunciamo alla paternità di questi quesiti, faccio il peones purché diventi un fatto di democrazia universale. Tre, quattro donne, attraverso la rete, con il grido “Se non ora quando?”, hanno messo insieme un milione di persone. Insieme al Partito Democratico anche noi stiamo contribuendo alla raccolta di 10 milioni di firme, ma a quelle persone dobbiamo far capire che quella firma è inutile se poi il giorno del referendum vanno a “craxare” (parola calzante per dire “vanno al mare”).
È necessario che nasca una realtà organizzativa che vada oltre l’Italia dei Valori, perché da soli non abbiamo i mezzi per entrare in tutte le case. Se però si attiva la rete, i talk show indipendenti, le televisioni digitali, ce la possiamo fare.
Il 29 maggio ci sarà il ballottaggio per le elezioni amministrative ed entro il 15 giugno deve essere fissata anche la data per i referendum. Quest’anno ci saranno 3 referendum, dei quali uno molto importante per far cadere il legittimo impedimento. Noi, però, rinunciamo a metterci il cappello, rinunciamo anche a costituire un comitato referendario: lo faccia Repubblica tv, lo faccia la società civile, lo faccia nonna Rachele o chi vuole, purché diventi un fatto trasversale. Perché questo referendum, in realtà, chiederà ai cittadini: volete voi continuare ad avere un governo che si fa le leggi per conto proprio o volete mandarlo a casa? Se noi lo mandiamo a casa con un referendum, Berlusconi è costretto a dimettersi, altrimenti il presidente della Repubblica è costretto a sciogliere le Camere perché il governo non ha più l’appoggio del popolo.
Il 6 aprile lui sarà già impegnato perché purtroppo è anche il giorno del tragico terremoto in Abruzzo. Ecco, il 6 aprile Berlusconi andrà certamente a fare un discorso all’Aquila, pur di non andare dai giudici. Ma in un Paese normale, un premier dovrebbe dire ai magistrati che siccome è impegnato il 6 aprile si presenterà il 7, anzi proprio il 5 aprile. Ma non sarà così.
Poi succederà anche qualcos’altro: si alzerà qualche peones in Parlamento, farà una mozione per chiedere il conflitto di attribuzione e sospendere non il processo ma la sentenza, ritardando i termini.
Allora io dico: il giorno del referendum, il 40 per cento dei cittadini che non va a votare si dovrà presentare alle urne perché a quel punto non potrà più dire “sono tutti uguali”, non si tratta di un voto pro o contro un partito, ma di scegliere se cambiare registro.
Vogliamo scommettere che il ministro Maroni fregherà gli italiani? Se non avviene torno qui a chiedergli scusa. Io gli ho scritto una lettera per dirgli: “Caro Maroni, il 29 maggio siamo chiamati a votare per il ballottaggio, già si spenderanno soldi e si scomoderanno i cittadini, e siccome c’è anche un articolo della Costituzione che stabilisce che lo Stato deve favorire il voto del popolo, allora perché vorresti fissare il referendum la settimana dopo? Non si può votare lo stesso giorno amministrative e referendum? Perché vuoi buttare al vento altri 300 milioni di euro?”. Se non lo fa è solo perché ha paura che la gente vada davvero a votare e si raggiunga il quorum. Questa, secondo l’articolo 640 del codice penale, si chiama truffa aggravata.
Se stiamo in due in mezzo al mare e l’altro mi continua a dire: “Non ce la facciamo ad arrivare a riva”, io rispondo: “Nuota ragazzo, altrimenti qua moriamo!”. Allora, tra stare qui e morire di berlusconite acuta e andare lì e tentare di prendere un antidoto…io ci provo.
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LA MENZOGNA POLITICA AL SERVIZIO DELLA CORRUZIONE: DAL 70 a.C. AD OGGI; FERMIAMO QUESTO “CONTINUUM”! “Quid Romae faciam? Mentiri nescio” [“Cosa faccio a Roma se non so mentire ?” (Giovenale)] Il 5 agosto del 70 a.C. si celebrò a Roma uno dei processi più clamorosi dell’intera storia della giurisprudenza. Gaio Verre, ex governatore della Sicilia dal 73 al 71, venne accusato dai siciliani di aver manovrato a suo piacimento il sistema degli appalti e la giustizia, di aver razziato opere d’arte e imposto tributi esorbitanti fino a ridurli in miseria. Dalla parte di Verre si schierarono Ortensio, elegante e incontrastato principe del foro, e l’intero ordine senatorio; i siciliani assunsero per sostenere l’accusa un avvocato giovane e ancora poco conosciuto: Cicerone. Verre trovò la morte delle proscrizioni del secondo triumvirato. Il processo contro Verre portò alla ribalta uno dei problemi più gravi per gli ultimi cinquanta anni della Res Publica, quello della corruzione; del resto, il fatto che nella Roma di Cicerone esistesse un Tribunale specifico per questo tipo di reato [Quaestio de repetundis] la dice lunga.
10 dicembre del 1893: le cronache accendevano i riflettori sul crack della Banca Romana. Questa vicenda vide Giovanni Giolitti e Francesco Crispi alla sbarra degli imputati e mostrò all’Italia di quel tempo lo spettacolo degradante in cui sovrani, primi ministri, deputati, funzionari statali, giornalisti estorcevano tangenti per pagare le quali il Governatore della Banca Romana, Bernardo Tanlongo, fu costretto a stampare soldi falsi. Ammanchi per ventotto milioni. Lazzaroni, il cassiere della Banca Romana, confessç: “ Alla fine dell’anno passato, al tempo delle elezioni politiche, Tanlongo ha dato al presidente del Consiglio, per le votazioni, la somma di cinquantamila lire che gli consegnai io stesso », Alla domanda del procuratore del re: «Oltre a questa somma, il presidente del Consiglio ne ha avute altre? “ Lazzaroni rispose: “ Poco dopo Tanlongo mi chiese venti o trentamila lire. Mi precisò che doveva mandarle col figlio all’onorevole Giolitti ». Il processo si concluse con l’assoluzione di tutti gli imputati, sebbene rei confessi.
17 febbraio 1992: Tangentopoli Milano.
2011: Berlusconi.
Usi, costumi e reati pressoché invariati nei secoli; la politica continua ad essere il luogo dove si agisce l’inganno esercitando il sotterfugio e perpetrando l’illecito. Basta. Via questo branco di “mercenari della politica” dal Governo. Andiamo al voto.
“Se non lo fa è solo perché ha paura che la gente vada davvero a votare e si raggiunga il quorum.”?!…
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Tonino… purtroppo… scrivendogli quella lettera… ti sei messo sullo stesso livello di Maroni!…
Tu parli della sua “paura”… ma nascondi la tua!… tu… infatti… temi che… andando a votare una “settimana dopo” *non* “si raggiunga il quorum”!… e questo perché (come hai già spiegato nel precedente post!) gli italiani sarebbero già in vacanza al mare!…
Questo tuo evidente timore toglie forza alla motivazione che non accorpando il referendum alle alttre elezioni si spendono più soldi!… anche se questo è un argomento debole di per sé… se si pensa alla posta in palio… ovvero… alla delicatezza dell’*operazione* che non sarebbe prudente eseguire in modo *confuso*!…
Dimmi… tu… quando eri magistrato… hai mai proposto… per risparmiare… di celebrare contemporaneamente due o più processi diversi e con imputati di cause più disparate?!… perché ora vuoi confondere le elezioni con un atto processuale… quale si configura per te il referendum sul legittimo impedimento?!… se gli italiani volessero e potessero rispondere davvero…
«Noi non vogliamo “continuare ad avere un governo che si fa le leggi per conto proprio” e vogliamo “mandarlo a casa”»…
non è meglio… Tonino… che lo dicano in assoluta serenità e… dunque… lontano da possibili condizionamenti di interessi localistici e personali… quali sarebbero quelli causati dalla concomitanza con altre preoccupazioni elettive e/o di svago turistico?!…
Rifletti… se Berlusconi fosse un problema grosso per la maggioranza degli italiani come lo è per te… non anteporrebbe le proprie vacanze al proprio interesse comune!… chi… poi… più ha possibilità di andare al mare di questi tempi non è certo lo stesso che non arriva alla fine del mese!…
Tonino… tu… però forse hai finto di metterti al suo stesso livello!… tu sei un furbacchione!… e… se hai scritto quella lettera a Maroni… è proprio perché ti assicuri… al contrario di quanto gli vuoi far credere di tamere… di *non* abbinare e *non* confondere elezioni con processi… ma di tenerli ben distinti e separati… tanto da darti modo di accendere una settimana di fuoco tutta contro Berlusconi!…
Lui non crede ancora che… se nelle elezioni è favorito Berlusconi… nei processi invece… soprattutto se *ben* celebrati… puoi più probabilmente spuntarla *ancora* tu! .-)))
Carissimo Antonio Di Pietro, sono un suo fans ed elettore di IdV; domenica 13 febbraio ho avuto il piacere di salutarLa da vicino, in piazza castello a Milano, durante la manifestazione “SE NON ORA QUANDO”: non so neanche se Lei se ne sia accorto ma ero quello che le ha dato una pacchetta sulle spalle chiamandola don Antonio, mentre passava tra la folla.
Bene, ora che mi sono presentato vengo a quello che mi sta a cuore farLe sapere: Lei dice che l’unica via per cacciare il tiranno sia il referendum. Lei sa benissimo che questa ipotesi è lunga e tortuosa e se si pensa che tutte le firme raccolte per i precedenti referendum giacciono da tanto tempo in chissà quali cassetti verrebbe da sorridere per non dire piangere, immagginare quale esito possa avere questa soluzione democratica e quanto tempo ancora si sia perso vedendo sprofondare sempre di più il paese.
Possibile che non venga in mente a nessuno tra le opposizioni qualcosa di molto più semplice, di più veloce e più efficace: mettersi tutti insieme e sfiduciare il governo. Se tutte, dico tutte le opposizioni si mettessero insieme, a tempo determinato, PER SALVARE IL PAESE, solo con alcuni punti da rispettare insieme: mandare via dal governo i delinquenti (fosse per me li eliminerei fisicamente ma siamo in democrazia), fare in modo definitivo che non possano più far parte della vita politica, eliminare o aggiustare le leggi e le norme che piu danneggiano il paese e dopo una valida legge elettorale andare ad elezioni.
Io vorrei fare una proposta:denunziare il nano perchè à messo gente incapace in posti di comando,il risultato.l’Italia allo sfascio,chiediamo i danni,materiali e morali,e finanziari,portiamolo al fallimento.
COME MANDARLO A CASA??
SEMPLICE..
DIMETTETEVI OPPOSIZIONE!! E IL GOVERNO CADE.
E noi saremo al tuo fianco Presidente !
Disegno di Legge:
Art.1
Il Signor Berlusconi Silvio, i componenti della sua famiglia, ed altre 50 persone scelte a suo sinsindacabile giudizio, non sono soggetti alle vigenti Leggi della Repubblica Italiana.
[fine]
Presenta questo disegno di Legge e costringili a votarlo !! Solo tu puoi farlo !
come mandarlo a casa
semplice
non guardare più le sue tv
ditelo a tutti
2011
Per fare il federalismo bisogna dimezzare il numero di regioni, eliminare i comuni piccoli, le province, le comunità, le società pubbliche locali e di conseguenza ridurre i ministeri e dimezzare i parlamentari. Infine le autonomie vanno salvaguardate solo per gli aspetti linguistici e culturali, ma non fiscali.
La Lega non vuole neppure eliminare le province ed inoltre chiama falsamente federalismo municipale restituire capacità impositiva e di spesa ai comuni!
I dirigenti leghisti stanno prendendo per i fondelli i propri elettori!
Inoltre il decreto mille proroghe, approvato felicemente dai parlamentari leghisti, contiene l’azzeramento del debito di Roma e Napoli e finanziamenti alla montagna per il 50% erogati a Calabria e Camapania.
Le Lega, è un partito molto forte, ma concettualmente non esiste più!