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Ecco perchè la politica non cambia

Ieri sera sono stato ospite di Servizio Pubblico, una puntata molto interessante su Mani Pulite, allora e adesso. Nel video, una sintesi dei miei interventi.

Ai tempi dell’inchiesta Mani pulite, noi del pool avevamo semplicemente certificato che il sistema di Tangentopoli aveva indebitato l’Italia, rendendola non competitiva rispetto al resto del mondo, e avevamo anche individuato il modo per risolvere il problema. Tutti ci ricordiamo di Cernobbio, nel ’94. Ma ancora oggi basterebbe una norma per cui i condannati non possono essere candidati, chi è sotto processo non può svolgere alcun incarico di governo, chi è imprenditore condannato non può partecipar alle gare pubbliche.

Se Monti avesse fatto una regoletta per cui tutte le imprese che non pagano le tasse, che hanno falsificato i bilanci o che hanno corrotto i pubblici ufficiali non possono partecipare alle gare pubbliche, tutti nel mondo avrebbero detto: “Lì possiamo gareggiare”. Quello avrebbe fatto risorgere l’Italia, non togliere l’art. 18 per buttare via l’operaio!

Venite a vedere in Parlamento: vi renderete conto che metà hanno problemi con la giustizia, e metà sono i loro avvocati. Bisognerebbe fare in modo che i processi finiscano prima. Però mancano i magistrati, mancano i collaboratori, mancano le forze di polizia, se c’è da togliere qualche soldo non lo si toglie alla casta e alla cricca ma alla polizia, ai carabinieri e alla guardia di finanza. Cioè si fa in modo che i processi si allunghino il più possibile.

 In Italia c’è un’anomalia di fondo: quella di sapere che si può sfuggire ai processi, anche utilizzando le regole processuali. Perché sono regole processuali fatte non per scoprire chi è innocente e chi colpevole, ma per fare in modo che il più furbo, il più spregiudicato, quello che ha l’avvocato giusto al momento giusto, possa approfittarne e conseguire l’impunità. L’impunità è vista come un specie di innocenza: ma essere impunito o essere innocente sono cose completamente diverse.

Una volta chi aveva a che fare con noi di Mani pulite aveva due possibilità: o faceva il latitante, o veniva a consegnarsi alla giustizia. A un certo punto hanno scoperto una terza soluzione: vado in “Parlamento”. La terza via. E si sta parlando della corruzione dei pubblici ufficiali, che è solo la punta dell’iceberg del problema italiano: la corruzione tra privati, di cui nessuno parla, il traffico di influenze, di cui nessuno parla.

Qualcuno ha una vaga idea di quanto il sistema sia corrotto? Non si sa mai che cosa ha commesso chi ti sta a fianco. Il governo risolverà questo problema? Non lo so. Ogni mattina Monti annuncia: “Pace e bene, fratelli. Stiamo risolvendo tutti i vostri problemi”. Poi la mattina dopo vai a vadere e scopri che un problema lo toglie e un altro lo mette.

Questa classe politica non può fare le riforme per far funzionare la giustizia, perché per buona parte di essa vorrebbe dire suicidarsi. In questo Parlamento un provvedimento efficace sulla giustizia non sarà mai preso, perché tutto sono tranne che scemi.

Ci vuole una catarsi. Bisogna che cambino le facce. La classe politica deve cambiare totalmente, e non sarà la legge elettorale a cambiarla. Qualsiasi legge elettorale sarà fatta da questa classe politica ai fini della propria sopravvivenza. C’è solo un modo, prima del crollo totale, della rivoluzione e anche della violenza, che va evitata e non è mai giustificata: che il cittadino si renda conto che siamo alla fine della strada, davanti al burrone. E che è rimasta una sola possibilità: non guardare più i partiti, ma guardare solo le persone. E tutti quei partiti che candidano persone non all’altezza della situazione non vanno votati. Alle elezioni, qualsiasi sia la legge, i cittadini è meglio che vadano a votare per facce nuove, ragazze e ragazzi. Per evitare gli errori che con questa legge elettorale abbiamo fatto tutti.