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Senza rispetto per il lavoro non c’è più la democrazia

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La manifestazione di oggi è stata importantissima non solo per i lavoratori metalmeccanici, ma per tutta la democrazia italiana.

Se un amministratore delegato può ignorare le sentenze della magistratura come fa Marchionne non reintegrando i tre lavoratori ingiustamente licenziati a Melfi, significa che la legge non è più uguale per tutti.

Se una tessera della Fiom in tasca può costarti il posto di lavoro, come succede a Pomigliano, vuol dire che nei luoghi di lavoro non c’è più libertà.

Se il contratto nazionale viene stracciato per obbedire agli ordini della Fiat, in modo che sia le condizioni di lavoro sia i salari cambino da un’azienda all’altra, è segno che dell’uguaglianza dei diritti resta ben poco.

Milioni di giovani precari sono condannati a vivere sempre sotto ricatto, senza certezze né per l’oggi né per il domani.

Tutto quel che trova da dire il ministro del Lavoro è che non si può pensare al reddito minimo perché altrimenti “tutto il Paese si siederebbe a mangiare pastasciutta.” Come si fa, allora, a parlare di Repubblica fondata sul lavoro?

Senza uguaglianza di fronte alla legge, senza libertà, senza diritti, senza rispetto per il lavoro, non c’è più nemmeno la nostra Costituzione. Non c’è più la democrazia.

L’Italia dei Valori sta con i lavoratori e con la Costituzione repubblicana, in Parlamento daremo voce alla richiesta popolare di giustizia e legalità.

Non smetteremo di sollecitare un governo che si sta dimostrando tanto vicino alle banche e ai poteri finanziari quanto cieco nei confronti dei lavoratori, dei giovani precari, dei pensionati, dei disoccupati e delle aziende.

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