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Come evitare la bancarotta democratica

Voglio chiarire la posizione dell’Italia dei Valori in merito a un paio di questioni che o le risolviamo nel giro di pochi giorni, o il nostro Paese rischia di andare alla bancarotta democratica. La mancanza di credibilità della politica è infatti tale che sembra di essere al tempo di Tangentopoli, con la stessa incapacità di affrontare direttamente i problemi del ’92, quando Mani Pulite scoprì le malefatte della Prima Repubblica.

La politica, allora, rimase per un certo periodo di tempo a bocca aperta a guardare cosa facevano i magistrati, senza intervenire per risolvere il problema a monte, e arrivò poi a trovare la soluzione nel coprire tutto con uno strato di guano e di leggi che sono servite soprattutto a rendere impossibile la scoperta dei reati. Né ci fu alcuna attività per arrivare a un ricambio della classe dirigente.

I partiti devono esprimere la propria posizione al riguardo. Noi riteniamo che, tanto per cominciare, sia necessaria l’attuazione dell’art. 49 della Costituzione: munire i partiti di un loro statuto e dargli un’esatta soggettività giuridica con tutte le responsabilità, i diritti e i doveri che competono ai soggetti giuridici. Le condizioni ci sono e questo rappresenterebbe certamente un grande segnale di volontà di cambiamento. Anche a noi partiti offrirebbe un’indicazione esatta dei limiti entro cui ci si deve muovere.

Per quel che riguarda l’immediato, per noi dell’Italia dei Valori è indifferente il tipo di provvedimento che si vuole adottare: ci interessa l’obiettivo. E siccome non vogliamo correre il rischio che si continui a discutere fino a morire per fame di democrazia, abbiamo comunque avviato un percorso autonomo direttamente voluto dai cittadini. Anzi un doppio percorso autonomo: un referendum abrogativo dell’attuale legge sul finanziamento dei partiti e una legge di iniziativa popolare che va nello stesso senso.

Sappiamo che le firme per il referendum, visto che l’anno prossimo si vota, devono essere raccolte dal 6 ottobre al 6 gennaio. Ma noi non vogliamo perdere tempo, per non correre il rischio che con questa scusa si metta a tacere anche questo percorso democratico. Quindi già in queste ore stiamo mandando alle varie corti d’appello il modulo per la vidimazione della raccolta di firme della legge d’iniziativa popolare.

Consegneremo la legge entro 30 o 40 giorni. Se nel frattempo il Parlamento riterrà di intervenire con una legge emergenziale, siamo disponibili a dare il nostro contributo purché, qualunque sia lo strumento col quale si intende procedere,si affronti innanzitutto l’entità dei rimborsi elettorali e in secondo luogo l’autorità di controllo dei rimborsi elettorali.

Per quanto riguarda l’entità dei rimborsi, si deve intervenire su due livelli. Un intervento una tantum e uno a regime. Il primo è molto semplice: abbiamo riscontrato che tutti i partiti, noi compresi, hanno speso meno di quanto incassato. C’è chi il rimborso se l’è portato via e se la vedrà con la Tanzania, ma chi lo ha tenuto nelle casse del partito ha i fondi per poter andare avanti. Chiediamo che la rata che scade a giugno, pari a 100 milioni, non venga consegnata, ma possa servire al governo per interventi urgenti in materia sociale.

Nell’intervento a regime, invece, pensiamo che debba essere fissato un tetto. Tenendo conto dell’esperienza di questi anni in cui si è visto quanto i partiti hanno speso, si deve decurtare l’attuale rimborso, per evitare che sia il più alto d’Europa. Ricordo che per il referendum il tetto già c’è ed è di 500mila euro. E’ molto poco, ma con quel poco noi un referendum lo abbiamo fatto. Un referendum e una campagna elettorale sono pressappoco sullo stesso piano.

Il secondo punto è che il versamento avvenga solo a posteriori e previe due condizioni: che sia documentato e che ci sia una verifica sulla bontà di quella documentazione. Riteniamo quindi che la nuova normativa debba prevedere una totale indipendenza del controllore dal controllato. Siamo contrari all’idea che possa essere un organismo nominato dalla Camera, perché ogni volta che è il controllato a nominarsi il controllore questo non può mai essere indipendente. Riteniamo che ci sia già un organismo, peraltro previsto dalla Costituzione, che ha dimostrato di saper essere indipendente: la Corte dei Conti.

Certamente nelle regole di bilancio deve essere previsto anche che il bilancio, prima di essere presentato alla Corte dei Conti, sia certificato da una società di revisione indipendente, non nominata dagli stessi partiti. In questo senso noi abbiamo deciso, e lo metteremo in statuto, così come anche altri partiti hanno fatto o hanno detto di volere fare, di affidare d’ora in poi i nostri bilanci affinché vengano certificati a società totalmente indipendenti.

Un’ultima questione riguarda il modo di finanziamento dei partiti. A nostro avviso possono essere finanziati anche da privati, ma con regole ben precise. Primo: siamo sostanzialmente favorevoli, anche se vogliamo leggere il testo, al 5 per mille, sulla falsariga di quel che si fa per la chiesa cattolica. Deve però esserci un’indicazione precisa di chi lo fa e a chi lo destina, affinché non vada in un unico calderone che poi si divide in mille rivoli.

Siamo invece assolutamente contrari a che le società a partecipazione (anche minoritaria) pubblica possano partecipare al finanziamento dei partiti. Per quanto riguarda le aziende, riteniamo che oltre la soglia dei 5mila euro i finanziamenti debbano essere dichiarati congiuntamente, e comunque con un tetto massimo di 50mila euro. Ci è capitato solo una volta, all’inizio del nostro percorso, poi abbiamo deciso di non accedervi più.

Vorrei ricordare anche che l’attuale legge, con tutte le sue aberrazioni, è stata approvata nel febbraio del 2006 e l’Italia dei Valori non l’ha votata.

Questa è la posizione dell’IdV, con la quale intendiamo metterci a disposizione del Parlamento ma soprattutto dei cittadini, ai quali chiediamo collaborazione perché nei prossimi giorni le città saranno piene dei nostri gazebo per la raccolta delle firme: anche per tenere alta l’attenzione del Parlamento e fare al meglio la legge, nel caso vogliano farla davvero.