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Ho fatto il mio dovere di cittadino

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Stamattina sono andato a fare il mio dovere di cittadino e a testimoniare presso il Tribunale di Milano al processo contro Silvio e Paolo Berlusconi per la “fuga di notizie” sull’intercettazione della famosa telefonata Fassino-Consorte in merito alla scalata di Unipol alla Banca nazionale del lavoro.

Il processo nasce da un esposto da me presentato nell’ottobre 2009 alla Procura di Milano, dopo che l’imprenditore Fabrizio Favata era venuto a raccontarmi di aver consegnato la pen-drive con quell’intercettazione direttamente a Silvio Berlusconi, dopo avergliela fatta ascoltare.

Come ho testimoniato oggi in aula, nel secondo incontro, mentre Favata raccontava io “verbalizzavo”, proprio come facevo quando ero magistrato, usando in mancanza di meglio una di quelle tovagliette di carta che nei bar si mettono sotto i bicchieri. Favata si sentiva tradito da Berlusconi che aveva preso il nastro con l’intercettazione ma in cambio non aveva dato nulla e non aveva aiutato l’imprenditore quando questo si era trovato in grossissimi guai economici.

Subito dopo il primo incontro con Favata io sono corso a riferire quello che mi aveva detto ai magistrati, perché questo era il mio dovere di cittadino e di parlamentare dopo essere venuto a conoscenza di fatti penalmente rilevanti.

Oggi ho scoperto che prima di venire da me, Favata si era rivolto ad altre persone, anche a esponenti politici e rappresentanti delle istituzioni, che invece di fare il loro dovere si erano tappati occhi, orecchie e bocche come le tre scimmiette.

Voglio solo dire che se i cittadini e soprattutto i pubblici ufficiali facessero più spesso quello che devono e denunciassero gli illeciti di cui vengono a conoscenza, molti reati verrebbero scoperti prima, moltissimi episodi di malaffare non verreb

bero commessi e sconfiggere la corruzione sarebbe infinitamente più facile.

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