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La Fornero se ne deve andare

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In qualsiasi Paese del mondo, con governi tecnici, politici, istituzionali e di qualsiasi altro tipo, il Ministro Elsa Fornero avrebbe già rassegnato le dimissioni e il presidente del Consiglio le avrebbe prontamente accolte.
La professoressa Fornero dovrebbe dimettersi prima di tutto perché ha presentato un compito pieno di strafalcioni, il peggiore dei quali lascia senza reddito 400 mila persone. Sono sicurissimo che lei boccerebbe uno studente che arrivasse agli esami con una simile prova. Bene, si ricordi che  per le persone serie è un obbligo essere severe con se stesse prima e più che con gli altri.
esodata La Fornero se ne deve andare

Il ministro dovrebbe presentare le sue dimissioni anche perché in questi mesi ha fatto il possibile per confondere le acque: ha sparato cifre a vanvera, le ha confermate, poi le ha smentite, alla fine ha ammesso l’errore ma senza mai decidersi a quantificarlo. Si è comportata esattamente come avrebbe fatto al suo posto Berlusconi, usando gli strumenti tipici non dei tecnici ma dei guitti.
Il ministro se ne dovrebbe andare, infine, perché quando ieri l’Inps ha diffuso quelle cifre sul numero reale degli esodati, invece di confermarle o smentirle, ha fatto sapere che era furiosa con l’Inps, reo di aver rotto un vincolo di omertà semplicemente inimmaginabile tra persone, istituzioni ed enti che dovrebbero servire lo Stato e la collettività.
E’ sin troppo evidente che delle due l’una: o quelle cifre sono sbagliate, e allora deve dimettersi il presidente dell’Inps, o sono giuste e in questo caso la permanenza al ministero del Lavoro della signora Elsa Fornero è uno scandalo degno del peggior Berlusconi.
Non capisco come il Parlamento, dopo aver votato – ad esclusione di noi dell’IdV – leggi che stanno portando alla miseria i lavoratori e i pensionati, senza produrre nessun vantaggio per l’economia del Paese, possa ora accettare anche l’arroganza di questo ministro che, dopo aver combinato un disastro di simili proporzioni, fa finta di nulla e continua come prima e peggio di prima.
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