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Monti e Hollande, passato e futuro

A parole il presidente del consiglio Mario Monti sembra essere pappa e ciccia con il suo collega francese François Hollande. Abbiamo registrato una fortissima convergenza di vedute su tutte le principali questioni sul tavolo, ha dichiarato lo stesso Monti alla fine della visita del presidente francese in Italia.

Peccato che si tratti solo di chiacchiere e distintivo. In realtà la convergenza rimane solo nel libro dei sogni di Monti. Perchè a fatti concreti, in soli 30 giorni Hollande lo ha surclassato alla grande.

Sin dalla scelta dei ministri, il nuovo governo francese ha registrato un cambio di marcia netto: 17 donne e 17 uomini, parità assoluta. E il suo primo atto è stato il taglio del 30% degli stipendi per il presidente e i 34 ministri. Mentre da noi, Monti non è riuscito a tagliare neanche le auto blu.

Il collega transalpino ha poi proposto di riportare la pensione a 60 anni (dai 62 anni precedenti) per coloro che hanno almeno 41 anni di contributi, mentre il nostro governo ha regalato alle donne l’innalzamento dell’età minima della pensione a 62 anni. Questo per ora, visto che nel 2018 saranno equiparate agli uomini, a quota 66 anni.

Sulla giustizia, da noi viene mostrato come specchietto per le allodole il cosiddetto ddl ‘anticorruzione’ che, invece, di fatto elimina la concussione per incentivare la corruzione. E sulla sicurezza si abbatte la scure di tagli per 65 milioni di euro, che causeranno la chiusura di 97 uffici periferici della polizia postale, di 15 distaccamenti della polstrada e altrettanti della polizia ferroviaria. Senza contare la riduzione del 20% del già disastrato parco veicolare delle forze dell’ordine (da attuarsi in 10 anni). In Francia invece Hollande ha progettato incentivi e investimenti per la creazione di mille posti all’anno nella giustizia, in polizia e gendarmeria e il raddoppio del numero dei centri di rieducazione minorile.

Ma Hollande, scatenatissimo sul welfare, prevede anche una riforma al ribasso delle tariffe degli ospedali pubblici e, contestualmente, anche la regolamentazione degli onorari dei medici. Anche Monti è scatenato sulla sanità, ma nel senso esattamente contario: la sua manovra economica ha chiesto alle regioni una riduzione delle cosiddette “spese rivedibili” nel reparto sanità che porterà, secondo la CGIL-medici, a una vera e propria mattanza visto che da Nord a Sud rischiano di sparire 17.160 strutture.

Che dire poi del ritiro anticipato alla fine del 2012 delle truppe francesi dall’Afghanistan? E’ uno dei punti di forza del programma di governo di Hollande. Monti invece non solo ha confermato la presenza del contingente italiano fino al 2014, ma ha assicurato anche un “impegno finanziario e di uomini per addestrare le forze di sicurezza afghane” anche dopo il ritiro.

La verità è che Hollande è stato eletto sulla base di un progetto ben preciso, incentrato sulla salvaguardia del welfare e delle classi sociali più deboli e contro le speculazioni finanziarie. Il progetto che, secondo noi dell’Italia dei Valori, è necessario anche all’Italia, e che stiamo preparando insieme a chi, con noi, vorrà cambiare la strada intrapresa da Monti. Lui, che è figlio dei poteri forti, sta proseguendo la politica berlusconiana fatta di annunci e pochi fatti concreti, salvo quelli per affossare i diritti dei lavoratori e svuotare a più non posso le tasche dei più deboli e dei più poveri.

Per tutti questi motivi, Mario Monti ha ben poche convergenze da rivendicare con il collega francese.