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Monti e i 40mila pensionati senza pensione

Tra pochi giorni arriveranno le pensioni di luglio, e con loro entrerà in vigore la norma che impone di saldare solo ai detentori di un conto corrente bancario quelle al di sopra dei mille euro. Io spero di essere un pessimo profeta, ma temo che un bel po’ di pensionati andranno incontro a qualche guaio.

Circa 40mila pensionati, infatti, il conto corrente non lo hanno ancora aperto e nessuno lo ha aperto per loro. Ci vuole poco a capire che sono i più deboli: i più anziani, i più soli, i meno informati, quelli che abitano lontano dalle città e magari anche dai paesi.

Poi ci sono quelli che del conto corrente non avrebbero bisogno perché prendono meno di mille euro, ma ai quali può capitare che qualche mese, per un rimborso o per altri motivi, arrivino più di mille euro. O meglio non arrivino, perché in quel caso senza conto bancario la pensione non gliela daranno. Come faranno a campare? Affari loro.

Come per gli esodati, di questa gente che non ha le spalle larghe e ben coperte, Monti e i suoi celesti professori si ricordano solo quando bisogna spremerli e succhiargli un altro po’ di sangue e soldi. Poi possono pure morire.
Premier e ministri però si svegliano non appena sentono l’odore di qualche sacrificio che toccherebbe anche i loro amici, quelli che ogni mese prendono non mille euro di pensione ma dieci volte tanto. Quando si tratta di impedire che vengano abbassate le pensioni d’oro, il professor Monti è sempre pronto a dare parere negativo. Vedremo che faranno nel caso di Felice Crosta, il “pensionato più ricco d’Italia”, che si fa beffe delle spending review varie e pretende i suoi 1400 euro al giorno.

E’ così in tutto. Questo governo in poche ore ha distrutto i progetti di vita di milioni di persone che stavano per andare in pensione. Può mettere quattro fiducie in meno di 24 ore. Quando Berlusconi batte i pugni sul tavolo, ci si muove di corsa per fare la legge sulle intercettazioni. Però, quando si tratta di fare una leggina semplice semplice che devolva ai terremotati dell’Emilia metà del rimborso elettorale di luglio, non trova il tempo, aspetta, ci pensa bene.

Tanto ci ha pensato sopra che tra pochissimo quella legge non servirà più a niente perché il finanziamento sarà già stato consegnati ai partiti. Passata la festa gabbato lo santo. Noi dell’Italia dei Valori, come promesso, consegneremo ai terremotati dell’Emilia il nostro assegno di 2 milioni dell’ultima rata dei rimborsi elettorali delle politiche del 2008. Lo daremo a quella autorità locale o gruppo di cittadini che ci sembrerà che più e meglio potrà utilizzarla.

Alla fine dei conti, quando si dice che serve un’alternativa si parla proprio di queste cose. Alternativa vuol dire un governo che si preoccupa dei pensionati più deboli e non di quelli dorati, che ha fretta quando deve dare soldi ai terremotati e non quando deve regalarli alle banche.

Anche a Bruxelles, nella riunione di oggi, dietro tanti paroloni si parlerà di questo. Io e tutta l’Italia dei Valori speriamo che prevalga la linea di chi, come il presidente francese Hollande, pensa più alla crescita, all’occupazione e allo Stato sociale, che non al rigore cieco, ai licenziamenti e alle tasse. Serve un’alternativa non solo in Italia, ma anche in Europa.