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Se eliminate la concussione, incentivate la corruzione

Vorrei rivolgermi al ministro di Grazia e Giustizia, però non so se devo rivolgermi al ministro o all’avvocato Severino, e io stesso non so se devo parlare come parlamentare o come ex Pubblico ministero. Siamo qui a discutere di due specifici articoli di legge su concussione e corruzione. Al proposito, non credo che lei non ricordi cosa ci dicemmo alla riunione dei giuristi di Cernobbio del 1994.

All’inizio degli anni ’90 ci fu un’inchiesta chiamata Mani Pulite che permise di scoprire migliaia di reati contro la pubblica amministrazione. Quei reati li abbiamo potuti scoprire grazie a quegli articoli del codice penale che rompevano il patto di omertà per cui le due parti in causa si coprivano tra loro. L’inchiesta di Mani Pulite fu fatta grazie agli articoli 317 e 319 del codice penale, e lei deve averlo capito benissimo.

Lei, oggi, ci propone un disegno di legge che si qualifica così: “disposizioni per la repressione della corruzione”. Lei sta dunque mandando un messaggio ben chiaro: ‘i reati finora previsti contro la corruzione non vanno bene, ora vi indico io quali sono quelli giusti’. Veramente, però, le fattispecie di reato che permettevano di combattere la corruzione c’erano. Allora m’è venuto il dubbio: vuoi mai che il ministro ha trovato una soluzione migliore? Così me li sono andati a leggere.

Con l’art. 13 lei propone una cosa molto semplice: partendo dal titolo, “combattere la corruzione”, si arriva alla proposta, che è l’eliminazione del reato di concussione per induzione. Lo so bene cosa dicono alcuni: che non si elimina alcunché. Col cavolo che non si elimina alcunché! Si aggiunge qualcosa di deplorevole. Il reato di concussione diverge dalla corruzione per l’elemento soggettivo tra chi dà e chi riceve denaro, uno è la vittima e l’altro l’autore del reato. Lei, invece, trasforma entrambe le parti in colpevoli. Tutti e due rispondono del fatto commesso, sia chi dà denaro sia chi lo riceve.

Quindi, ogni volta che la concussione non avviene per violenza o minaccia, ma avviene per induzione, in quel caso non deve rispondere solo chi induce, ma anche chi è indotto. Ma io vi sfido, nelle migliaia di carte accumulate in questi vent’anni, a trovare un atto di concussione per violenza o minaccia! Il pubblico ufficiale e il politico non si comportano così. Guardano in faccia, sorridono, inducono “spintaneamente” il datore di denaro a rendersi conto che o mangia quella minestra o salta dalla finestra. Io mi ricordo di un giovane ragazzo che da tre mesi faceva l’imprenditore e faceva già come suo padre. Era la regola per stare nel sistema.

Quindi di volta in volta bisogna vedere se è l’imprenditore che ha messo in tasca i soldi al politico. Ma lo deve decidere il magistrato. Perché lo volete decidere voi, per legge?  Noi dobbiamo lasciare l’articolo 317 così com’è, per permettere al magistrato, di volta in volta, guardando al caso in questione, se l’induzione è una costrizione ambientale ‘cui resisti non potest’, e non far sì che i pagamenti avvengano per induzione, cioè tutte le volte che anche chi dà il denaro deve rispondere come chi lo riceve.

Anche perché così, cosa ottenete? Solo l’omertà processuale, perché nessuno parlerà più. Perché la persona che non poteva fare a meno di pagare non potrà nemmeno chiedere giustizia, altrimenti verrà condannato. Perché avete trasformato, per legge, la concussione per induzione in corruzione per induzione. Invece, voi dovevate lasciare la possibilità che il magistrato guardasse, di volta in volta, come stavano i fatti per poter decidere che i due stavano in un regime di parità e, come tale rispondevano tutti e due del reato, o uno si trovava in una soggezione psicologica, senza minacce e senza violenza.

Per il semplice fatto che fa l’imprenditore e che se vuole campare, se vuole accedere alla Pubblica Amministrazione e avere i soldi che gli spettano, deve necessariamente pagare la mazzetta. Questa è il massimo della concussione, perché non c’è bisogno di parole o di minacce. Ma lei, ministro Severino, questo tipo di reato lo ha abrogato. Peggio: ha punito colui che, non potendo fare a meno di pagare, se va poi a chiedere aiuto alla giustizia viene pure condannato.  Allora vorrei ricordare che cosa avevamo previsto nel ’94 a Cernobbio, in quel convegno in cui c’erano i suoi colleghi e quelli di Mario Monti.

Si voleva distinguere tra il corrotto e il corruttore, tra concusso e concussore. Ogni volta che il pubblico ufficiale o il politico prendeva denaro doveva rispondere sempre da 4 a 12 anni. Laddove, invece, il corruttore era riconosciuto come tale rispondeva da 3 a 8 anni. C’era una differenza di pena, non già di reato. Inoltre avevamo previsto la riformulazione dell’articolo 321 che prevedeva la non punibilità per coloro, corrotti o corruttori, che nei tre mesi successivi dal fatto e comunque prima dell’iscrizione nel registro delle notizie di reato, spontaneamente si recavano dall’Autorità giudiziaria a riconsegnare il maltolto e a denunciare i fatti. In questo caso, ci sarebbe stato un atto di resipiscenza operosa.

La differenza tra la nostra proposta e la Sua, signor Ministro, sta in questo: noi proponevamo di combattere la corruzione e di rompere il patto di omertà. Lei, in questo modo e con questo provvedimento, sta aumentando ancor di più la possibilità di commettere reati, di commettere violenza per induzione e di farla pure franca.