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230 miliardi di armamenti, mentre si taglia la sanità

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Vedo con dispiacere che dopo il vertice di Bruxelles non è cambiato assolutamente niente. I giornali di regime sono tornati a cantare le lodi del professor Monti peggio che ai tempi dell’istituto Luce e fanno credere che grazie al presidente del consiglio italiano l’intera politica europea sia diventata un’altra.
Però in Italia di questo epocale cambiamento non si è visto un bel niente. Cosa pensa bene di fare, infatti, il nostro governo appena finito il vertice di Bruxelles? Licenziare migliaia di lavoratori statali e tagliare la sanità. Alla faccia della novità!
Anche nelle giustificazioni bugiarde il governo è quello di sempre. Non si può fare altro, dice, perché servono a tutti i costi 4 miliardi e 200 milioni di euro. Allo stesso tempo, però, il ministro della Difesa, ammiraglio Di Paola, ha presentato un progetto di legge che prevede l’esborso di ben 230 miliardi per armamenti nei prossimi 12 anni. E il presidente del Consiglio nemmeno ci pensa a spiegare perché preferisce licenziare il 10% dei dipendenti pubblici, invece di rinunciare a un inutile super armamento. Esattamente come faceva prima di Bruxelles.
Quei soldi, dice ancora il governo, servono anche per i terremotati. Vorrei che spiegassero perché dei terremotati si ricordano solo quando serve una scusa per tagliare la sanità e mandare a casa i lavoratori, mentre hanno fatto passare senza muovere un dito i termini entro i quali si sarebbe potuta devolvere ai terremotati metà della rata di luglio del finanziamento per i partiti. Tutti i partiti avevano detto di essere d’accordo. Serviva solo un passo del governo che non è arrivato e ormai è inutile che arrivi.
In definitiva, anche stavolta si conferma che è inutile aspettarsi il miracolo e un cambiamento da questo o quel vertice. Il problema non è tecnico, è politico. Solo grazie a una decisione politica si potrà smettere di far pagare sempre e solo le stesse fasce sociali: un giorno i pensionati, l’altro i lavoratori dipendenti, quello dopo ancora gli statali.
E’ per questo obiettivo che lavoriamo e sempre più lavoreremo nei prossimi mesi noi dell’Italia dei Valori: costruire una coalizione dotata di un programma di svolta e di alternativa, sulla base del quale dare un governo politico e finalmente anche una speranza al nostro Paese.

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