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Il vuoto legislativo e le intercettazioni di Napolitano

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Questa mattina in aula sono intervenuto sul tema delle intercettazioni indirette del capo dello Stato: che fare? Le quattro istituzioni che si sono espresse sul tema hanno raggiunto quattro posizioni diverse.

Signor presidente,
chiedo che l’ufficio di presidenza e il Parlamento tutto mettano mano a una materia delicata e importante che credo debba essere risolta perché il difetto di interpretazione posto finora e le diverse indicazioni date dalle varie autorità dello Stato rendono difficile la comprensione e molto pericolosa la mancanza di una soluzione.
La questione è delicata, riguarda le cosiddette intercettazioni indirette, cioè quando, sottoposta legittimamente a intercettazione una persona che può essere intercettata, questa persona a sua volta si trova a parlare con una persona che per legge non può essere intercettata. Mi riferisco per esempio al capo dello Stato che per definizione, giustamente, non può subire alcuna intercettazione. Però può capitare che persone legittimamente intercettate si trovino a parlare anche con persone non intercettate come il capo dello Stato.
Che fare e che utilizzo poter fare di queste telefonate? La Costituzione prevede quattro organi costituzionali di primissimo livello: il Parlamento, il governo, la magistratura e soprattutto il presidente della Repubblica. Nel tempo, tutte e quattro queste istituzioni si sono espresse al riguardo. Purtroppo, in quattro modi diversi.
Il Parlamento (cito testualmente dalla seduta numero 147 del 7 marzo 1997 del Senato) a suo tempo ha rilevato che “la disciplina in materia è frammentaria e lacunosa, e merita per più versi un intervento normativo e chiarificatore che potrebbe essere inserito nella disciplina proposta nel ddl presentato nel novembre 1996 “. Quindi secondo il Parlamento dovrebbe essere fatta una selezione preventiva a cura del pm e del giudice prima del deposito per valutare se quella telefonata può essere utilizzata.

Il governo non più di due settimane fa si è testualmente espresso, col ministro Severino, dicendo che “in questo caso le telefonate anche se indirette devono essere segretate”. Cioè non vanno distrutte ma segretate.

La magistratura, da ultima quella di Palermo, ha invece fatto rilevare che secondo la legislazione attuale le telefonate intercettate devono essere messe a disposizione di tutte le parti, accusa e difesa, affinché nell’esercizio supremo del dovere di accusa e del diritto di difesa anche la difesa possa sapere se quella telefonata può essere utile ai fini difensivi, che rappresentano anch’essi un diritto costituzionale.

L’attuale presidente della Repubblica infine, sollevando il conflitto di attribuzione, ha ritenuto e ritiene che le telefonate, anche se intercettate indirettamente, debbano essere distrutte immediatamente. Sono quattro decisioni diverse da parte di quattro organi costituzionali.

Tutto questo ha comportato e comporta una grave tensione, perché l’opinione pubblica, i cittadini, non sanno a quale interpretazione riferirsi. Il tema è delicato, perché proprio solo il Parlamento può mettere riparo a questa mancanza di risoluzione del problema con una legge. Noi ci saremmo aspettati che, invece del conflitto di attribuzione, il presidente della Repubblica avesse inviato un messaggio alle Camere e ci auguriamo che lo faccia, perché questo tema deve essere affrontato nell’unico modo possibile: una legge che preveda cosa fare di queste intercettazioni. E io chiedo al presidente della Camera di mettere all’ordine del giorno la risoluzione di questa problematica.

Il compito del presidente della Repubblica, infatti, è quello di difendere le istituzioni e la Costituzione, non di utilizzare la Costituzione quando gli fa comodo come purtroppo temiamo che avvenga nel caso di specie.

 

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