- Antonio Di Pietro - http://www.antoniodipietro.it -

In memoria di Paolo Borsellino

Vent’anni fa a Palermo un’autobomba massacrava Paolo Borsellino e tutti gli agenti della sua scorta. Dopo che, neanche due mesi prima, erano stati massacrati Giovanni Falcone e la sua scorta.

Non furono delitti imprevedibili e imprevisti. Al contrario, tutti sapevano che sarebbero accaduti. Tutti si aspettavano quelle stragi da un giorno all’altro. Al punto che l’ultima vittima designata, Paolo Borsellino, parlava di sé come di un morto vivente.

Tutti sapevano ma lo Stato non fece niente per difendere i suoi più validi e coraggiosi servitori, impegnati in prima linea nella guerra contro quella che dovrebbe essere la prima nemica dello Stato, la mafia, e con la quale invece lo Stato usava trattare e scendere a patti.

Se lo Stato si preoccupa di patteggiare col nemico invece di combatterlo e difendere i suoi servitori, è ovvio che sorgano profondi e tremendi sospetti. Da allora quei sospetti raggelanti hanno solo trovato innumerevoli conferme: l’ipotesi che Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e gli agenti delle loro scorte siano stati mandati a morte con la complicità dello Stato è purtroppo del tutto plausibile.

I magistrati di Palermo, sfidando difficoltà immense e pericoli altrettanto grandi, stanno facendo il possibile per far luce su quella tragedia e scoperchiare quel nido di serpenti. Aiutarli, sostenerli e difenderli dovrebbe essere il dovere di ogni cittadino onesto, e a maggior ragione di chi incarna le istituzioni della Repubblica e dello Stato democratico.

In questi giorni molti hanno accusato me e l’Italia dei Valori di attaccare senza motivo, per populismo e demagogia, le istituzioni dello Stato. Ma io non voglio attaccare proprio nessuno e il populismo non c’entra niente.

Tutto quello che dico è che ricercare la verità su quella trattativa dovrebbe essere la priorità assoluta sul piano morale e politico, oltre che la sola manifestazione di rispetto sostanziale nei confronti della Costituzione e della Repubblica. Quando invece, in una situazione di massima emeregnza come questa, si mettono in campo altre priorità e altre esigenze, che lo si voglia o no si fa un danno: non solo alla ricerca della verità e alla giustizia, ma anche alla democrazia, allo Stato e alla Costituzione. Ci sono momenti nella vita in cui bisogna fare scelte di campo e in questo momento noi siamo dalla parte della Procura di Palermo.