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Bugiarda e arrogante, se ne deve andare

Oggi alla Camera la mozione di sfiducia individuale al Ministro del Lavoro Elsa Fornero. Questo il mio intervento in dichiarazione di voto.

(Questo il testo della mozione)

Signor ministro,
mordendomi la lingua sarò sobrio nella mia dichiarazione di voto. Lo farò perché rispetto il suo ruolo istituzionale di ministro e perché rispetto il suo essere donna.
Mi duole però, signor presidente della Camera, rammaricarmi per il fatto che un atto così importante per le istituzioni, non venga messo a conoscenza dei cittadini attraverso la ripresa diretta del sistema televisivo. Ci saranno ragioni formali sicuramente giustificabili. Però con un po’ di buona volontà si poteva e si doveva fare, in modo che i cittadini conoscessero le ragioni per cui noi dell’Italia dei Valori chiediamo questa sfiducia.
Sono ragioni di metodo e di merito. Lei si è resa innanzitutto responsabile di un imbroglio gravissimo, nel momento in cui ha mentito sapendo di mentire. Leggo le sue stesse parole, signor ministro, in data 12 aprile, per chi come le tre scimmiette fa finta di non vedere, sentire o ascoltare. Ministro Fornero, lei il 12 aprile ha detto di “aver ricevuto oggi il risultato delle analisi compiuto dal lavoro tecnico e quindi di aver accertato che il numero di 65mila è il numero esatto delle persone esodate”. Ha proseguito: “l’importo finanziario è pertanto adeguato a corrispondere a tutte le esigenze senza dover ricorrere a risorse aggiuntive”. Ha altresì aggiunto, che “l’importo di 65mila era il frutto di stime prudenziali che hanno reso possibile includere anche quanti successivamente introdotti da emendamenti parlamentari al decreto milleproroghe che non erano previsti nella platea originariamente prevista.”
Questo non lo dice il qualunquista Di Pietro. Lo dice il ministro Fornero nell’esercizio delle sue funzioni. Questa è carta che canta! Lo stesso ministro ammette di aver dato cifre sbagliate, lo scorso 19 giugno, laddove dice: “Sono circa 55mila i soggetti da tutelare oltre i 65mila esodati già individuati”. Dunque lei stessa ammette che non sono 65mila ma ce ne sono almeno altri 55mila.
Se si fosse trattato solo di un errore, ministro, potremmo comprendere: chi lavora sbaglia. Allora perché le muoviamo la grave accusa politica di mentire sapendo di farlo? Perché lei aveva ricevuto in una data precedente a quando ha riferito dei 65mila, una relazione, da parte della direzione dell’Inps, che fissava a quota 392mila e duecento gli esodati. Quindi lei sapeva benissimo che il dato da lei riferito era falso. Un ministro in carica che, nell’esercizio delle sue funzioni, afferma il falso sapendo che è così, a nostro avviso, non merita di fare il ministro. Questa è la ragione della nostra sfiducia individuale.
Ma c’è un’altra ragione, ancora più grave: la sua arroganza nel violare l’art. 1 della Costituzione. E’ stata lei, non io, ad affermare che “il lavoro non è un diritto”. Noi riteniamo che non possa fare il ministro chi, violando la Costituzione, fa un’affermazione del genere.
Ancora più grave e offensiva per gli italiani e per questo Parlamento è la successiva giustificazione. Voleva intendere che “i giovani per avere lavoro devono fare sacrifici e avere coraggio”. Ma lei che, pur essendo più giovane di me non è nata ieri, sa che ai nostri tempi chi aveva coraggio poteva saltare sul treno, perché il treno passava. Ma oggi non bastano il merito e il coraggio, perché non c’è nessun treno e questo governo contribuisce, come quelli precedenti, a impedire che passi.

Lei, con arroganza e supponenza, ha inteso violare la Costituzione e ha inteso trattare da qualunquisti e giustizialisti coloro che richiedono l’applicazione della Carta.
Noi, quindi, chiediamo di votare la sfiducia individuale non per le politiche generali del governo, con le quali ci confrontiamo nel merito, ma per i suoi atti e per i suoi9 comportamenti individuali, che non meritano di rappresentare il governo.
Lei, il 9 maggio scorso, ha detto testualmente: “La riforma potrebbe incrementare il sommerso, ma è un rischio che dobbiamo correre”. Un ministro che riconosce che un suo provvedimento aumenta il rischio di provocare atti illegali ma sostiene che quel rischio lo si può correre, mi ricorda tanto quell’ministro che diceva che “noi con la mafia ci dobbiamo convivere”.

Il presidente del Consiglio ha affermato che quanto fa il ministro Fornero è come se lo facesse lui: questo aggrava la situazione. Ancora una volta, per evitare che qualcuno ci accusi di voler fare qualunquismo, utilizzo non un mio atto, ma la relazione ufficiale della Corte dei Conti secondo cui non è la modifica dell’articolo 18 a creare occupazione e lavoro, né con questa si risolvono i problemi. Infatti, l’aver tolto i diritti ai lavoratori è solo un atto contro la Costituzione, e già questo dovrebbe imporre un ripensamento sull’azione complessiva di questo governo. La Corte dei Conti sostiene, invece, che la vera ragione per cui non funzionano le cose nel nostro Paese siano tre fenomeni: la corruzione, l’evasione fiscale e il trasferimento di funzioni a soggetti privati. Se queste sono le ragioni, che noi condividiamo, è di questo che questo governo si deve occupare, e non di quegli strumenti che danneggiano il Paese e i lavoratori. Lei è intervenuta per far sì che si togliesse il reintegro obbligatorio per i licenziamenti illegittimi, questo vuol dire che se si viola la legge non si deve più ripristinare il diritto che c’era prima. Tutto ciò è illegittimo e incostituzionale, per questo chiediamo che lei non rappresenti più il Paese. Lei ha lasciato i contratti precari così com’erano, anzi ha ridotto tutte quelle misure che riguardano la difesa sociale. Ragioni personali e i suoi comportamenti impongono che lei lasci questo posto. E ragioni politiche e di merito sostanziali impongono che questo governo lasci al più presto il posto a un governo politico, che si assuma le responsabilità davanti ai cittadini sulle politiche che vuole attuare.

Agli amici che mi dicono “qui bisogna fare una coalizione di governo”, voglio chiedere: sì, ma per fare cosa? Per difendere lo stato sociale o per difendere le società finanziarie? Perché in quest’ultimo caso, noi non ci stiamo.