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Chi difende la Costituzione non fa polemica

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Continuano ad accusare noi dell’Italia dei Valori di voler fare polemica con il Quirinale. Non accettiamo di essere chiamati polemisti, giacché poniamo un problema costituzionale. Chiedere di rispettare la Costituzione non è fare polemica.

In un momento cosi delicato, in cui i magistrati di Palermo stanno cercando di capire chi tirava le fila in una vicenda accertata quale la trattativa tra Stato e mafia, sollevare una questione di lana caprina e andare a cercare il pelo nell’uovo rappresenta, da parte del capo dello Stato, più una scusa che un problema di difesa costituzionale del proprio ruolo.

E’ dal 97 che si sa che manca una norma per definire come comportarsi rispetto a intercettazioni indirette in cui si registra anche ciò che dice il Capo dello Stato quando riceve una telefonata. Napolitano è al Quirinale da sette anni. Poteva inviare un messaggio alle Camere. Altre volte erano state intercettate sue telefonate. Sollevare il conflitto di attribuzione proprio ora, su una questione così delicata e importante, è una delegittimazione oggettiva, al di là della sua volontà, dell’operato dei giudici di Palermo.

E’ documentato e contenuto in sentenze passate in giudicato che ai tempi di Napolitano, di Mancino, di Conso e di Martelli (che non la voleva accettare), una trattativa è avvenuta.  Lasciamo ai giudici il compito di scoprire chi è ne è stato il tramite e chi l’ideatore, ma diamo loro tutte le possibilità di farlo invece di impedire oggettivamente ai giudici di fare il loro lavoro.

La questione non riguarda solo il Capo dello Stato. In mezzo ci sono tutti, anche il sistema dell’informazione.  Il magistrato Scarpinato si è permesso di ricordare le parole di Borsellino per dire: “Almeno oggi lasciateci onorare la sua memoria”. E’  andato a finire sotto inchiesta. Il magistrato Ingroia, solo per aver cercato di fare il proprio dovere e di capire chi c’era dietro la trattativa fra Stato e mafia, è stato mandato in Guatemala.

Invece il fatto che due eurodeputati, Lumia e Alfano, siano andati a parlare con Provenzano, con la difesa del ruolo dei magistrati non c’azzecca proprio niente. Quando una europarlamentare, figlia di un giornalista ammazzato dalla mafia, si reca in carcere e dice a uno dei boss della mafia: “Caro signore, ma perché non si pente e non ci racconta finalmente quali erano i vostri agganci all’interno delle istituzioni e che cosa `successo nei rapporti tra criminalità e istituzioni”, che fa di male? Magari ce ne fossero di persone che raccontano quel che sanno.

Chi può raccontare i fatti se non chi li ha commessi, chi li ha visti o le vittime? Allora cerchiamo di fare in modo che queste persone dicano come stanno i fatti. Perché c’è tanta paura rispetto al fatto che qualcuno provi a sollecitare questa gente? Lo faccio anche io, pubblicamente: Riina, Provenzano, se avete un po’ di dignità, prima di morire, perché prima o poi morirete pure voi come tutti, raccontate il male che avete fatto, diteci con chi vi raccordavate, chi copriva le vostre malefatte.

Tutti coloro che cercano di capire e scoprire gli intrecci tra criminalità comune, delinquenza organizzata e istituzioni, vengono isolati. E’ successo a noi del pool di Mani pulite, è successo ai magistrati di Palermo, succede all’informazione libera, che cerca di raccontare un’altra verità rispetto a quella patinata che viene raccontata ogni giorno. E ora si sta addirittura cercando di fare una legge elettorale per isolare e mettere fuori dal Parlamento quei partiti e quelle persone che non sono allineate.

Ma io non mi sento isolato. Mi sento invece caricato di responsabilità nei confronti di tutte quelle persone, e penso che saranno milioni, che come me hanno preso atto del fatto che questo sistema politico e istituzionale deve cambiare soprattutto sotto l’aspetto di un profondo ricambio generazionale.

Io mi sono posto come modello alternativo rispetto al  modo di governare di Berlusconi, che usava le istituzioni per farsi gli affari propri.  Ma mi pongo anche in alternativa al modello di governo di Monti, perché i suoi provvedimenti non servono a far stare meglio gli italiani, ma solo alcuni di essi a danno della moltitudine. Stabilito questo, io la coalizione la voglio fare con chi si pone in alternativa al governo Monti e non in continuità con quelle politiche.

Di tutte queste cose parleremo a Vasto, dove non ci sarà nessuna resa dei conti. Da anni i giornalisti dicono che nell’IdV decide tutto Di Pietro. Finalmente c’è un po’ di sana discussione ed ecco che gli stessi giornalisti chiedono perché nell’IdV si discute tanto. Ma insomma, decidessero che cosa vogliono!

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