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Chi tocca i fili muore

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C’è da restare inorriditi di fronte all’opera di delegittimazione che è in atto nei confronti di quei magistrati palermitani, come Antonio Ingroia, che stanno cercando solamente di far emergere la verità sulle sanguinose stragi di mafia avvenute nel nostro Paese. Isolati, delegittimati, circondati dal vuoto e cacciati dalla Sicilia: quella che sta toccando ad Antonio Ingroia e ai magistrati come lui sembra essere una sorte già scritta, una storia già letta. La stessa toccata al Pool anti-mafia vent’anni fa e a chiunque si sia avvicinato troppo ai segreti delle commistioni e degli intrecci tra Stato e mafia. Quei fili erano percorsi da altissima tensione ieri come oggi. Come ha scritto Zagrebelsky, che se ne rendesse conto o meno Napolitano ha prestato il fianco a questa ingloriosa e pericolosa operazione, e io rimango allibito vedendo come un intellettuale con il passato di Eugenio Scalfari, nel suo editoriale di oggi su Repubblica, si renda complice di questa turpe delegittimazione di chi fa solo il proprio dovere: cerca la verità sui rapporti tra politica e mafia. Qualcosa di simile sta succedendo anche a noi dell’Italia dei Valori.
Da quando ci siamo avvicinati troppo a quei fili è scattata una gigantesca operazione che mira a isolarci, tagliarci fuori dalla politica, fare di noi degli appestati cui nessuno si deve avvicinare. Il catenaccio formato da Giorgio Napolitano, Mario Monti e dalla stampa compiacente modello Scalfari ha decretato l’ostracismo per chiunque non accetti la loro logica, non si pieghi a quella che per loro è ragion di Stato e per noi è demolizione dello Stato, insista nel chiedere la verità e nel difendere le proprie convinzioni. Noi siamo stati colpiti da quell’ostracismo, e da quel momento saremmo stati circondati dal vuoto assoluto, se non ci fossero i cittadini che, per fortuna, degli anatemi di questo genere sanno bene cosa farsene. La cosa non ci fa piacere, ma nemmeno paura. Andremo avanti sulla nostra strada nonostante gli attacchi dissennati di cui siamo fatti irresponsabilmente oggetto.

P.S. Nel suo editoriale di oggi il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, arriva a giustificare la trattativa tra Stato e mafia, dal momento che “quando è in corso una guerra la trattativa è pressoché inevitabile”. Quando ho letto queste parole non credevo a miei occhi: la guerra si svolge tra due parti in competizione tra loro, e io non ho mai creduto che lo Stato fosse da considerare un soggetto paritario alla mafia.  Ma ho troppo rispetto per il passato di Eugenio Scalfari e mi esimo dal commentarle ulteriormente.

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