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Digressione

Forse Grilli non lo sa ma: disoccupazione, corruzione, evasione fiscale, questa è la realtà

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Appena nominato, il ministro dell’Economia Grilli si candida al premio Nobel per l’invenzione del vuoto pneumatico. Ci vuole una certa arte, quella in cui eccelleva Berlusconi, per rilasciare un’intervista lenzuolo di due pagine a Repubblica senza dire assolutamente niente come fa lui oggi.

Il ministro spera che l’Italia non debba richiedere i fondi europei per lo scudo antispread con tutto quel che ciò comporta. Come direbbe mia sorella Concetta, il governo accende un cero alla madonna.

Grilli ammette che le tasse sono troppo alte e si augura che possano essere abbassate presto ma non sa né quando né come succederà. Però tiene le dita ben intrecciate e fa gli scongiuri.

Una cosa sola Grilli la dice chiaramente: che non metterà una tassa sui patrimoni alti  e altissimi. Al momento di spiegare perché se la cava con  un “non rientra nel mio vocabolario”. Se vuole gliene presto uno io, così capisce cosa vuol dire far pagare la crisi solo a chi non sa più come tirare avanti.

In mezzo a tanta vaghezza qualche dato concreto glielo forniamo noi dell’Italia dei Valori, alcuni elementi sullo stato dell’economia reale, quella che determina il Pil, il rapporto deficit/pil e l’ammontare del debito.

In autunno ci saranno migliaia e migliaia di nuovi licenziamenti, tanto che se ne è dovuta accorgere persino la badessa Fornero.

Lo stato della burocrazia e della corruzione, cioè i macigni che scoraggiano gli investitori stranieri, non è cambiato di una virgola in nove mesi di governo Monti. Non sono riusciti a eliminare nemmeno un’inutile carta da bollo, né a diminuire, fosse pure di pochissimo, la corruzione nell’amministrazione pubblica.

L’evasione fiscale ha raggiunto di nuovo livelli da record. Nelle ultime rilevazioni è salita addirittura del 78%. E’ la conseguenza di una politica anti-evasione giocata tutta sull’effetto spettacolo, ma che non ha inciso affatto là dove l’evasione morde davvero, al livello dei grandi capitali e della loro fuga verso l’estero.

Quanto a politica industriale, magari potessimo dire che stiamo a zero. Stiamo invece a una politica dissennata e demente che  lascerà dietro di sé solo rovine. Un esempio per tutti: negli ultimi giorni il governo si è accollato le industrie pubbliche in crisi ma ha venduto ai tedeschi quelle sane che fanno utili e che hanno un patrimonio di innovazione destinato ora a finire in Germania, come Ansaldo energia e Ansaldo Sts.

Questo è lo stato dell’arte caro ministro Grilli, e non basteranno paginate di vuoto su Repubblica per trasformare il disastro in un successo dell suo governo.

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