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Bene Napolitano, ma DDL attuale non contrasta la corruzione

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Il Presidente Napolitano ha chiesto ai partiti di rafforzare le leggi anti-corruzione per contrastare il fenomeno più efficacemente. Bene! Ma qualcuno dei suoi consiglieri giuridici, stavolta, dovrebbe avvertirlo che la proposta di legge in discussione in Parlamento, che la solita maggioranza Arlecchino si appresta a varare, si propone esattamente l’obiettivo contrario.

L’attuale disegno di legge, infatti, prevede l’abolizione del reato di ‘concussione per induzione’ e la sua sostituzione con quello di corruzione. Com’è noto, la legge vigente prevede che il reato di concussione (vale a dire quel reato che compie l’Amministratore pubblico o il Pubblico Ufficiale quando si fa dare denaro o altre utilità da chi si sente costretto a darglieli contro la sua volontà), possa verificarsi secondo tre modalità: a seguito di violenza; a seguito di minaccia, ovvero a seguito di induzione (vale a dire, appunto, a seguito di un comportamento concreto del Pubblico Ufficiale nei confronti del privato che, pur senza che il concusso venga violentato fisicamente o minacciato, di fatto viene messo nella condizione capestro di doversi piegare al pagamento della tangente richiesta, altrimenti vedrebbe boicottati i suoi diritti o le sue richieste. E’ a tutti noto (e la miriade di casi scoperti nell’inchiesta Mani Pulite, e non solo, stanno lì a dimostrarlo) che di regola l’Amministratore pubblico, il politico o il pubblico ufficiale non ricorrono alla violenza fisica o alla minaccia per costringere il concusso a pagare la tangente, ma ricorrono, appunto, all’ ‘induzione’, cioè proprio a quell’atteggiamento concreto, omissivo o attivo, che mette oggettivamente in condizione la parte debole a ‘mangiare quella minestra o a saltare dalla finestra’.

Quindi, il risultato pratico dell’abolizione del reato di concussione per induzione e la sua trasformazione in reato di ‘corruzione’ (così come previsto nella proposta di riforma attualmente in discussione in Parlamento), è solo quello di ricreare tra le parti (ovvero tra colui che pretende la tangente e colui che si rassegna a versarla) un ‘obbligo all’omertà’, giacché nessuno avrebbe più interesse a denunciare l’altro (nemmeno colui che è stato ‘indotto’ a versare denaro), in quanto – d’ora in poi – sarebbe anche lui considerato complice e quindi condannato penalmente.

Insomma, mentre finora il privato, che si sentiva vittima di un sopruso del politico-Pubblico Amministratore, poteva ricorrere al giudice per richiedere tutela, ora non lo farà più perché altrimenti finirebbe, come direbbe mia sorella Concetta, ‘cornuto e mazziato’.

Dobbiamo allora chiederci: ma perché la politica vuole cancellare il reato di ‘concussione per induzione’ dal codice penale? La risposta è elementare, Watson: perché così, d’ora in poi, gli imprenditori e i privati, vittime di soprusi, non avranno più interesse a correre dal giudice, come invece accadeva ai tempi di Mani Pulite, per farsi tutelare e difendere dai tangentisti, ma si rassegneranno a pagare per non subire guai maggiori e peggiori. E così, finalmente la politica potrà tornare a rubare impunemente come ai bei tempi della Prima Repubblica.

Non posso credere che il Capo dello Stato voglia tutto questo quando dice che bisogna ‘rafforzare la legge anticorruzione’. Ma allora, stavolta, stia attento e rifletta bene quando gli arriverà la nuova legge sul tavolo per la sua controfirma perché la proposta attuale, se resta così, raggiunge l’obiettivo opposto.

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