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IdV, forza di governo

Siamo alla fine di una tre giorni davvero da ricordare. Siete stati qua, siamo stati qua a confrontarci su temi importanti, con un dialogo aperto e serrato, di verità in tutti i sensi, con riferimento alla politica, alla giustizia, allo Stato sociale e al Paese reale. Perché quello che ci stanno raccontando è una favola che non corrisponde alla realtà del Paese. Ogni giorno ci dicono che va bene, anzi che da domani andrà bene. Ogni giorno, il domani è sempre un’aspettativa e tu muori aspettando domani.

Abbiamo fatto un discorso di verità da cui oggi dobbiamo trarre conclusioni sul cosa facciamo e con chi lo facciamo. Dobbiamo fare tutto ciò che riteniamo giusto guardando al domani, non solo guardando indietro. Però ci vuole anche uno sguardo all’indietro, perché sbagliare è umano, perseverare è diabolico. O quanto meno è stupido.
Su cosa ci siamo confrontati in questi giorni?Abbiamo innanzitutto parlato di programmi: abbiamo detto al Paese che cosa vogliamo fare se andiamo al governo. Abbiamo parlato di alleanze e le abbiamo legate al programma, non solo alla matematica. Abbiamo parlato anche di regole del gioco: la legge elettorale. Abbiamo parlato soprattutto di Europa, cioè di come ci immaginiamo l’Italia nel complesso europeo e mondiale.

Abbiamo messo al primo posto il lavoro: quali sono le problematiche e come vorremmo risolverle. Abbiamo parlato anche di democrazia diretta, attraverso quel che gli altri chiamano populismo e noi chiamiamo referendum: c’è una bella differenza!

Infine abbiamo parlato di informazione, perché è fondamentale in una democrazia che ogni cittadino sia informato su come stanno le cose, un po’ come un malato che prima di entrare in sala operatoria vorrebbe sapere il perché.
Tiriamo un po’ le somme di quel che ci siamo detti, perché questo è il mio compito, oggi, come presidente dell’Italia dei Valori. Nel tirare le somme dobbiamo indicare innanzi tutto quali sono le nostre assunzioni di responsabilità e in secondo luogo quali sono i paletti che riteniamo giusto e doveroso non superare. Lo dico per entrare subito nel merito: noi oggi ribadiamo, per la settima volta a Vasto, che siamo e vogliamo essere una forza di governo, non perché amiamo la poltrona ma perché abbiamo un progetto politico per questo Paese. Lo dico perché da subito voglio invitare gli amici dirigenti del Pd a smetterla di nascondersi dietro un dito dicendo che Di Pietro ha parlato male del capo dello Stato. Stiamo ponendo problemi seri. Vogliamo una risposta nel merito dei temi che proponiamo e soprattutto nel merito del programma. Quando siamo andati in Cassazione con i quesiti referendari, con Vendola e gli altri, ci siamo andati per indicare una strada, la cornice entro cui vogliamo stare. Chiediamo al Pd se vuole stare con noi.

L’art. 1 della Costituzione è o no un punto cardine di questa coalizione riformista che vogliamo fare insieme? Non si può rispondere che io ho parlato male del capo dello Stato! Allora rispondi a Vendola, che dice le stesse cose. Rispondi ai milioni di cittadini che dicono che quando vieni licenziato senza giusta causa devi essere riassunto.

Qui dentro, come ha detto Massimo Donadi l’altro giorno, devono sentirsi a casa loro sia i sindacati sia Confindustria, nella misura in cui rappresentano lavoratori onesti che non timbrano solo il cartellino e poi se ne vanno a casa, e imprenditori onesti che pagano le tasse. Questa è la forza dell’Italia dei Valori: l’aver superato le barriere ideologiche, perché siamo nati dopo la caduta del muro di Berlino, ma anche l’aver preso atto che questo capitalismo mondiale e in particolare italiano, per come si è sviluppato, ha in sé elementi di malattia. Usa sistemi e mezzi non leciti e non trasparenti per fregare e insabbiare. In un’ottica di questo genere, a me non preoccupa tanto Berlusconi in sé ma il berlusconismo che si è diffuso nel Paese, i mille Berlusconi che sono nati a destra e sinistra e si sono infiltrati anche nel nostro partito. Questo io voglio cambiare.

E’ questa la ragione per cui all’appello lanciato dai sindaci oggi, quando ci hanno detto che c’è una realtà che si muove e va oltre il sistema dei partiti, noi dobbiamo rispondere positivamente. Non per fare un altro partito, ma perché dobbiamo capire che sempre più i cittadini guardano le facce. Orlando, Tosi, Pisapia, de Magistris e gli altri hanno vinto le elezioni non perché appartenevano a un partito ma perché raccontavano una storia e avevano un rapporto di fiducia diverso, ulteriore e maggiore rispetto ai partiti che rappresentavano. Noi quella realtà la dobbiamo capire, la dobbiamo comprendere e la vogliamo rappresentare.
Ecco perché, nel tirare le somme, la prima responsabilità che ci vogliamo prendere è essere forza di governo, non di opposizione. Di opposizione si muore. L’opposizione è segno di massima democrazia, ma proponendo qualcosa di alternativo per dare ai cittadini la possibilità di avere una scelta concreta.

Ecco perché al primo posto abbiamo messo la pluralità e la libertà di informazione. Ieri avete assistito alla spiegazione su cosa è stata la trattativa Stato-mafia e quale è stata l’inopportunità del conflitto di attribuzione sollevato proprio in questo momento, al di là della legittimità, che nessuno discute, e del rispetto per la funzione del capo dello Stato, che nessuno discute, anzi ieri qui a Vasto abbiamo anche applaudito Giorgio Napolitano, per quando ha detto che si impegna a cercare la verità.
Immaginate se, tra un processo di Cogne e un altro, in prima serata a Porta a Porta, i cittadini potessero ascoltare quella discussione che abbiamo fatto ieri qui. Questo è il tema. Il problema è che in una democrazia compiuta non ci può essere un conflitto d’interessi tra controllato e controllore. Il controllato non può nominare il controllore. Ecco perché questa settimana, noi dell’Italia dei Valori abbiamo chiesto al governo: “Visto che avete posto 34 voti di fiducia, e dato che tra poco si va alle elezioni, avete la forza e il coraggio di cambiare la legge Gasparri, fatta apposta per impedire la libertà e il pluralismo dell’informazione e per non far uscire fuori il conflitto d’interesse?” Mi ha risposto: ‘Lo potete fare anche in Parlamento’. Ma se in Parlamento ci sono quelli che sono in conflitto d’interessi. E’ come chiedere al ladro di mettersi in galera. E’ chiaro che non lo farà.
Allora, ripeto, noi dobbiamo dirci subito qual è la nostra assunzione di responsabilità: vogliamo costruire una politica di governo che chiamiamo ‘alternativa’, ma alternativa rispetto a cosa? A Berlusconi, vabbè, ma quella non era politica, era uso improprio di funzioni pubbliche. In un Paese democratico Berlusconi dovrebbe essere politicamente processato per abuso di funzioni, per abuso di potere e tante altre cose. Ma noi vogliamo essere anche l’alternativa al governo Monti. La questione che abbiamo posto non è la mera protesta che vuole esprimere il Movimento 5 stelle, noi vogliamo costruire, nel programma, l’alternativa, su temi fondamentali, su alcuni dei quali possiamo anche discutere per trovare un compromesso.
Ho provato a parlarne ieri e tutti i giornali hanno titolato “Di Pietro fa un passo indietro”, ma che passo indietro?! Io voglio fare tre in avanti, non un passo indietro! Basta illudere i cittadini, carpendo il loro voto, per poi farci ciò sci vuole nelle segrete stanze. Bisogna dire, da subito, cosa si fa se si va al governo. Ecco perché, noi vogliamo assumerci la responsabilità di governo, ma vogliamo dire prima cosa faremo e, con senso di responsabilità e umiltà, dire anche dove possiamo trovare un punto di compromesso. Ci sono, però, alcune cose che non possiamo accettare. L’informazione pubblica, per cominciare, deve essere un servizio pubblico, che deve mettere in condizione il cittadino di poter conoscere come stanno esattamente i fatti per poter decidere al meglio. Oggi le cose non stanno così, soprattutto con questo governo tecnico che ,ogni giorno, ripete che le cose vanno benissimo, e invece viviamo una realtà con più disperazione, con più disoccupazione e con le famiglie che non arrivano a fine mese. Quindi, le falsità che vengono raccontate, noi le dobbiamo denunciare pubblicamente. Infatti, se si raccontasse la verità i cittadini potrebbero decidere diversamente. Allora, io chiedo, da subito, al Partito democratico un confronto vero sulle priorità programmatiche di cui abbiamo parlato in questi giorni. Su questi temi, senza nascondersi dietro ad altre questioni, che sembrano scuse da bambini per non affrontare i veri problemi.

Noi riteniamo che oggi la priorità sia il lavoro, il resto sono chiacchiere. Oggi il lavoro o manca, o è precario, o sta per mancare. Senza lavoro uno non riesce a essere se stesso, non si sente cittadino, persona, non sente di poter decidere del proprio futuro e della propria vita. Senza lavoro la gente si sta ammazzando. Se il lavoro è fondamentale, noi abbiamo preso questa posizione non perché siamo contro il sistema delle imprese, ma perché siamo a favore di un’imprese onesta che vogliamo aiutare e che debba fare meno speculazione finanziaria e più attività industriale. Ecco perché abbiamo aperto diversi tavoli di confronto con il governo, proprio su questi temi. Lo abbiamo fatto per l’Alcoa, l’Ilva, la Fiat. E su questo tema voglio sedermi al tavolo con quello che è convenzionalmente viene chiamato il centrosinistra. Dico: ‘convenzionalmente’, perché quando il Pd dice di volersi alleare con l’Udc, cosa sia rimasto di centrosinistra non l’ho capito ancora.
E così il Pd rimane cornuto e mazziato. L’Udc, infatti, non si allea con il Pd, ma si allea con chi lo porta al governo, che gli frega se è di destra o di sinistra?

Io sto lanciando un ponte di dialogo con tutti i partiti e i movimenti, anche al Pd e lo dico chiaro. Ma non è nè un passo indietro nè una resa. Si tratta di voler mettere anche il Partito Democratico di fronte alle loro responsabilità: sul lavoro, come vogliono agire? Sulla legalità, come vogliono comportarsi? Sulla pluralità d’informazione, c’è la Gasparri certo, ma prima ancora della Gasparri dovevamo fare noi delle leggi che impedivano al concessionario di servizi pubblici di potersi candidare, non lo abbiamo fatto per questo abbiamo sta fregatura. Ci impegniamo nei primi 100 giorni a modificare questa Gasparri con due regolette semplici semplici? Stabiliamo che i consigli d’amministrazione non devono essere più nominati dai partiti?

L’unico partito che ha deciso non entrare nel Cda della Rai siamo noi. Non so se lo sapete ma siamo stati anche noi contattati perchè “ci spettava una nomina.” E a me personalmente è stato detto “ma come fai a dire di no? Ci sta pure il tuo ex collega Colombo”. Io ho il massimo rispetto per il collega Colombo, ed è una persona che sicuramente farà bene il suo mestiere. Però non può essere nominato da un partito. Io non nomino nessuno come IdV, anche se mi vengono a dire che “mi spetta”, perchè questa si chiama spartizione, lottizzazione, compromesso. Oggi nascondo una notizia a te, domani nascondi una notizia a me. Ma secondo voi, quel dibattito sulla trattativa di ieri, perchè non viene pubblicato nè su Raiuno, nè su Raidue nè su Raitre? Quello andrebbe messo pari pari in prima serata, e non c’entrano i giornalisti che stanno qua che fanno il loro dovere, è a monte, nei consigli di amministrazione nominati dai partiti, che si decide la linea politica. Se invece venissero nominati per esempio direttamente dal servizio di informazione, dai giornalisti che sono persone rispettabilissime… quasi tutti. Ci sono alcuni che utilizzano un mestiere per farne un altro. Così come alcuni politici utilizzano il loro mestiere per fare i ladri, così alcuni giornalisti usano la loro professione per fare dossieraggio, finalizzato magari anche alla compravendita. Questo non c’entra niente col giornalismo, è un’altra cosa, però il servizio di informazione per noi è essenziale.

Dicono che voglio rilanciare la foto di Vasto. Ma io non ho bisogno di rilanciare la foto di Vasto, noi abbiamo le idee ben chiare sia sul programma che sulle alleanze, vogliamo sapere se gli altri le hanno. Questa furbizia di non dire nè si nè no, di trovare una soluzione come conviene e non come vorrebbero gli elettori che rappresento, non è democrazia. A me non possono chiedere di dare il voto a una grande coalizione, all’elettore che mi dice “lo hai visto quello che hanno fatto Monti e Fornero? Lo devi cambiare.” Io rispondo che lo cambierò. Ma non lo so se il Pd lo cambierà o meno, dipenderà se all’ultimo minuto gli verrà più comodo tenersi il rompiscatole di Di Pietro se gli converrà di il buon Cesa e il buon Casini. Allora, se ne fregherà dell’Articolo 18 oppure troverà una soluzione per modificarlo leggermente.

E il tema è il merito del programma su cui io mi voglio confrontare. La legalità. La legalità che verrà misurata martedì prossimo, solo perchè l’IdV l’ha messa sul tavolo, come abbiamo posto la questione del conflitto di interessi. Gli altri partiti sui temi e i principi fondamentali fanno come Ponzio Pilato, e tra Ponzio Pilato e Erode io non lo so chi è peggio, Erode almeno lo sai che è lì per distruggere.

Abbiamo chiesto al governo: “Ma tu, Governo, ti senti parte lesa sulla trattativa? Rappresenti me, mi vuoi rappresentare? Il sindaco di Palermo l’ha detto, poco fa su questo palco: “noi ci costituiremo parte civile”. E il governo? Non lo sa, ma come non lo sa?! L’hai presa o no la coltellata? Il non sapere se sei parte lesa è come il non sapere come persona se sei stato stuprato o meno.

Dobbiamo fare una coalizione riformista, politicamente consapevole, che sia alternativa a questi anni scellerati di Berlusconi e a questo ponziopilatismo del centrosinistra, e allora dobbiamo rispondere già martedì: il Parlamento voterà la mozione IdV per impegnare il governo a costituirsi parte civile sulla trattativa stato-mafia. Una volta che è impegnato, il governo non ne può fare a meno. Come vota il Pdl già lo so, ma come voterà il Pd? E non mi dite che vi sto offendendo, io vi sto supplicando, vi sto pregando, di uscir fuori dalle parole e venir fuori con i fatti. Certo, siccome devono mantenere equilibrio tra le varie correnti gli dà fastidio, gli dà fastidio quello che gli ricorda la verità, preferiscono chi li lascia tranquilli. Noi gli diamo fastidio come forza politica, grazie a Dio questa è la nostra forza. Perchè se noi dovessimo essere solo dei succedanei, perchè dovrebbero votare noi, votano l’originale, lo sa fare meglio.

Noi vogliamo rimarcare, e lo stiamo facendo qui a Vasto, la nostra identità culturale, la nostra mission politica, che ha delle priorità programmatiche. Tutti gli strumenti necessari per fare in modo che ci sia una ripresa economica, dell’occupazione e del lavoro nel nostro Paese. Il nostro programma lo abbiamo approvato, lo avete visto in questi giorni perché lo abbiamo messo in Rete, ma certamente alcune questioni le dobbiamo conoscere prima. Ho parlato della Trattativa, ma qual è la ragione per cui la nostra economia è allo sfascio? A causa dell’art. 18 che garantiva al lavoratore illecitamente e illegittimamente licenziato di essere riassunto? No, è a causa dell’enorme corruzione, dell’enorme burocrazia, dell’enorme utilizzo delle risorse pubbliche in modo ‘sprecone’, dell’enorme quantità di utilizzo da parte della politica degli interessi personali. La prima cosa che bisogna fare in questo programma deve essere l’approvazione della Convenzione di Strasburgo e della riforma del reato di corruzione. Lo faremo insieme alle altre forze politiche, Pd compreso, realizzandolo nella prossima legislatura, se vogliono farlo insieme a noi. O Altrimenti insieme a tutti gli altri elettori che opportunamente informati questa volta ci penseranno due volte prima di dare un voto per partito preso.
Nonostante la Convenzione di Strasburgo stia diventando vecchia, l’Italia è l’unico paese che non riesce ad approvarla. Tenete presente che la convenzione di Strasburgo è stata approvata dagli altri paesi europei proprio in seguito all’inchiesta Mani Pulite. Noi siamo stati d’esempio per illustrare il male del capitalismo post comunista, ma mentre gli altri Paesi hanno corretto la loro legislazione per sanare quel male, l’Italia è l’unica a non farlo. Ecco dov’è l’anomalia. Noi chiediamo, al di là della legge che non si riesce a fare in questa legislatura perché c’è il conflitto d’interessi, possiamo intanto applicare le incompatibilità a noi stessi non candidando le persone condannate e non facendo ricoprire incarichi di governo ai rinviati a giudizio? Vogliamo dare il buon esempio? Attraverso i referendum stiamo raccogliendo il consenso dei cittadini su questo grappolo di urgenze e dobbiamo prendere atto che esiste una corruzione generalizzata, penalmente non rilevante nella maggior parte dei casi, che deve essere curata. Per questo, abbiamo presentato un quesito referendario per eliminare il finanziamento pubblico ai partiti che, come abbiamo visto, vengono utilizzati in maniera sbagliata. Raccogliete con noi le firme oppure, meglio ancora, se andiamo insieme al governo eliminiamo la legge sui finanziamenti oppure no? Noi non solo vogliamo cancellarli, ma abbiamo già dato una risposta concreta, donando l’ultima rata del finanziamento per la costruzione di una scuola a Finale Emilia, ma nessuno ne ha parlato perché giustamente è meglio non farlo sapere, perché altrimenti potrebbe creare imbarazzo.
Al termine di questa tre giorni sto indicando quali sono le assunzioni di responsabilità, ma anche i paletti che non vogliamo superare, così capite che non stiamo facendo un passo indietro ma tre in avanti. Ci sono paletti di responsabilità su cui non possiamo transigere e su cui chiediamo collaborazione. Parliamo ad esempio dei diritti civili. Siamo arrivati in un momento in cui non possiamo continuare a nascondere la realtà. Nel nostro Paese vengono calpestati i diritti civili, c’è un’ipocrisia pazzesca, un finto cattolicesimo che offende la storia del cattolicesimo. Credo che nel 2012 possiamo decidere su questi temi e dobbiamo farlo da subito. Perciò dico a Luigi: ‘Vallo a dire a Casini cosa ne pensa di questo’. Certamente siamo dell’idea che la fiscalità sia necessaria, ma altrettanto necessaria è la proporzionalità. Ed è ora di finirla di prendere i soldi sempre agli onesti e ai più deboli: andiamo a vedere chi ci marcia sopra. Il lavoro ormai non è più una fonte di ricchezza, la speculazione è una fonte di ricchezza: questo non è capitalismo, ma pirateria. Per questo dico basta con la scusa di sentirsi offesi, confrontiamoci sui temi concreti perché le elezioni si avvicinano e dobbiamo dare proposte serie. E la prima è quella di una legge elettorale che permetta di giocare correttamente la partita e non che trucchi il gioco per far ottenere un risultato al posto di un altro. Qual è la legge elettorale che stanno facendo? Lo vorremmo sapere. Tutti i giorni sentiamo dire che si sono riuniti gli sherpa di Abc per decidere. Ma non è meglio che decida il Parlamento? Perché devono decidere di nascosto? Stanno cercando il modo per arginare l’IdV o il Movimento 5 Stelle. Invece bisogna dare risposte a quelle persone che sono arrabbiate. Questa è la verità. Io dico a questi cittadini che protestano: ‘Attenzione! Non basta una forza politica per vincere, bisogna avere numeri ma anche progetto politico alternativo’. L’IdV, con senso di responsabilità, sa di non avere i numeri sufficienti, ma sta cercando un progetto e un’alleanza con le altre forze politiche che si possono ritrovare in questo progetto. Questo vuol dire essere uno che offende? No, questo vuol dire essere uno che invita gli altri ad assumersi le proprie responsabilità. L’Italia dei valori è forza politica che vuole essere di governo e che vuole mettere insieme sviluppo e solidarietà. Quindi non può stare con le destre. Una forza di governo che non può limitarsi a fare mera opposizione. Questa mattina ho letto sui giornali: ‘Di Pietro dice no a Grillo’. Non era questa la sintesi, io non sto dicendo no a Grillo, perché lui ha deciso di fare un percorso legittimo. Io voglio dimostrare tutta la responsabilità possibile per dare una svolta, per trovare la soluzione che impedisca che il giorno dopo che le destre vincano un’altra volta. Sento la responsabilità di creare un’alternativa per i cittadini. Noi dell’IdV riteniamo che l’Europa dei cittadini sia un punto di riferimento. Già da oggi vi anticipo quale sarà il nostro percorso. Siamo nati come forza politica che ha inserito nel suo simbolo il nome Di Pietro perché storicamente è nata e si è sviluppata in questo modo, ma quanto prima, se non succederà in queste elezioni avverrà nella prossima legislatura, nel nostro simbolo troverete scritto Alleanza per l’Europa, perché vogliamo essere una forza politica che va oltre il nome e indica un percorso di cittadinanza comune. Vediamo nell’alleanza per l’Europa la costruzione di un’area che può fare insieme massa critica in grado di poter interagire con il resto del mondo. Noi dobbiamo avere la forza politica di un’unità europea che ci faccia sentire cittadini del mondo. Un’alleanza che metta insieme forze liberali, progressiste ed europee. Dove le libertà vengano coniugate con la solidarietà, dove la libertà non è l’arbitrio. Questa è la differenza tra noi e la libertà di cui parla Berlusconi. Noi vogliamo e ci sentiamo liberi nei limiti in cui rispettiamo le libertà altrui. Ecco quindi che l’IdV esce da Vasto più forte, più sicura di sé, più politicamente impegnata. Una forza politica che deve andare oltre il suo fondatore, ma che deve costruire un’alternativa insieme alla classe dirigente che ha formato in questi anni e insieme ai movimenti, alle associazioni, ai sindaci, ai mondi vitali della società civile. E’ necessario che una forza politica come l’IdV abbia l’umiltà di comprendere che non può rappresentare tutto ciò che ruota intorno al popolo italiano, ma deve aprirsi a chi può fare qualcosa in più e meglio rispetto a noi. Con senso di umiltà stiamo cercando di costruire questa classe politica per l’Europa, per l’Italia e per un governo di cui poterci fidare. Se queste sono le caratteristiche in cui muoverci, è importante avere obiettivi immediati, farci vedere e farci sentire, dobbiamo lavorare di gomito. Allora mi rivolgo al popolo dell’Italia dei Valori: mi dispiace, ma vi attendono tre mesi duri. Avete già ricevuto il kit per il referendum e dobbiamo passare dalle parole ai fatti. A partire dal 12 ottobre impegniamoci a raccogliere 500mila firme. Facciamo questo regalo agli italiani. E sono convinto che quando avremo ultimato la raccolta firme, sarà possibile fare anche le alleanze, perché su quei temi ci dovremo confrontare, perché su quei temi i cittadini italiani vogliono ricevere una risposta. Mi avvio alla chiusura del mio discorso con questa sintesi. Dobbiamo essere orgogliosi dell’IdV perché ci siamo fatti da soli, abbiamo rappresentato una parte del Paese che ha creduto e crede nella legalità come primo fattore di sviluppo. Abbiamo rappresentato e rappresentiamo il Paese come classe dirigente che sente la responsabilità non solo di protestare, perché è troppo facile, ma di assumersi la responsabilità di fare quello che gli altri non sanno fare. E lo stiamo facendo con tanta umiltà e tanta voglia di apprendere ogni giorno. Oggi andiamo fuori da questa Festa di Vasto ancora più convinti che possiamo rappresentare nella prossima legislatura un governo che possa fare le cose che ci siamo promessi di fare. Qualunque sia la legge elettorale, dobbiamo chiedere ai cittadini la forza necessaria non solo per stare in coalizione, ma per far sentire il peso del nostro programma in coalizione. Dobbiamo avere la forza di stare dentro le istituzioni per far sentire l’importanza dei nostri temi. Ma dobbiamo chiedere ai cittadini di darci forza, non dobbiamo vergognarci di quel che siamo e di quel che rappresentiamo. Si passi dal momento in cui si è costruito un partito come reazione a un momento in cui cittadini devono vedere nell’IdV un’alternativa alle politiche dei governi Monti e Berlusconi. Non vedo l’ora di poter andare a fare il padre nobile di questa realtà, ma l’impegno che vi chiedo è quello di sentirvi orgogliosi e responsabili di quel che rappresentate nel territorio. Apritevi alle altre realtà e alla altre potenzialità, allargate questa forza affinché diventi e possa diventare al più presto un punto di riferimento per i cittadini sul territorio, perché loro credono in noi. Per riuscirci dobbiamo avere la forza di allontanare le mele marce da soli. E lo faremo, ognuno ai propri livelli. Ma vi prego sentitevi orgogliosi, non date retta a chi dice che l’IdV offende il Capo dello Stato. Ma chi offende il Capo dello Stato? Noi vogliamo la verità. Ricercare la verità non è un’offesa. Piuttosto offende chi, e non mi sto riferendo certamente al Capo dello Stato, nasconde la verità. Per questo, cerchiamo di andare al prossimo appuntamento elettorale con il coraggio di chi sente di potercela fare. Tutti i giorni leggo sui giornali e sento dire che l’Italia dei Valori è isolata. Dimostriamo il contrario, innanzitutto con i referendum e con il nostro impegno quotidiano, con la nostra apertura al mondo esterno, e poi – nella prossima legislatura, -attraverso questa alleanza per l’Europa possiamo entrare a far parte di un’area riformista, liberale europea che diventerà il punto riferimento per la guida d’Europa. E di questo dobbiamo essere orgogliosi. Altro che IdV isolata. Noi vogliamo stare con milioni di cittadini che credono in noi e hanno fiducia in noi.