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Il rilancio da Vasto

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Vorrei cominciare il mio intervento rispondendo subito al sindaco e alla città di Vasto che ringrazio per l’ospitalità e l’amicizia sincera con cui ci ha accolto. Oggi siamo tutti qui, perché noi alla foto di Vasto ci crediamo. Vogliamo rinnovare l’impegno di quella foto di Vasto che tutti insieme ci siamo presi. Un impegno che passa attraverso un programma di cose concrete da fare. Non ci sono tomi o volumi di chiacchiere, ma punti cardini fondamentali su cui costruire una nuova fiducia con i cittadini. Infatti, anch’io, sono convinto che al di là del programma la politica deve riconquistare la credibilità dei cittadini. E questa la si riconquista con le cose concrete. Allora permettetemi di iniziare il mio discorso facendo una fotografia di questo Paese, perché a me sembra di essere tornato a vent’anni fa quando venivano lanciate le monetine contro la politica. Oggi i cittadini stanno provando lo stesso sentimento. In questi anni ci siamo ostinati a chiamare populismo e antipolitica quel sistema di attenzione rivolto alla politica affinché questa cambiasse. Invece di cambiare, la politica ha cambiato modalità di ruberie. Vedete, il mio primo pensiero va a tutte quelle persone che sono stufe di sentir parlare di destra, di centro, di sinistra, di sigle, siglette, partiti e partitini che ormai o protestano o neanche partecipano più perché non hanno più fiducia nella politica. Vent’anni fa ero dall’altra parte: ero un medico diagnostico che contribuì a certificare una malattia sociale. Oggi noi dell’Italia dei Valori dobbiamo fare una scelta di campo. E l’IdV è nata come forza politica proprio per fare opera di prevenzione rispetto alla malattia che stava degenerando. Se vogliamo evitare che sia questa la fotografia del Paese, dobbiamo innanzitutto cercare di costruire un antidoto con le altre forze politiche che con noi vogliono fare un percorso comune. A differenza di vent’anni fa, oggi conosciamo la malattia e conosciamo anche i rimedi. L’IdV deve ripartire proprio da Vasto con una fortissima azione di buon esempio politico. Per questa ragione, abbiamo depositato un referendum per abrogare il finanziamento pubblico ai partiti e per cui raccoglieremo le firme a partire dal prossimo 12 ottobre. La caratteristica degenerativa della politica nella prima Repubblica fu rappresentata dal sistema di rapporti non trasparenti tra politica e affari. Non andavano avanti gli imprenditori onesti, ma quelli che riuscivano a truccare di più le gare, mentre tra i politici non andavano avanti quelli più bravi, perché venivano ammazzati, ma quelli che erano collusi. Scoperta la malattia, in questi anni, abbiamo assistito ad un’ingegnerizzazione del sistema: invece di prendere i soldi degli imprenditori, si sono presi i soldi pubblici dei cittadini. Allora se il sistema di finanziamento pubblico ai partiti è un sistema che, come stiamo vedendo in questi giorni, inquina ancora di più la politica, è meglio toglierlo. Meglio riflettere azzerando tutto: questa è la nostra prima proposta e il primo impegno reale e convinto che intendiamo portare avanti. Dal 12 ottobre ai primi gennaio raccoglieremo le firme per cancellare il finanziamento pubblico ai partiti e per difendere le fasce sociali più deboli. Dobbiamo parlare di un’altra fotografia oltre alla brutta immagine che la politica attuale sta proponendo al Paese. La fotografia della società reale in cui i giovani non hanno alcuna possibilità di accesso al lavoro, in cui la disoccupazione e il debito pubblico sono aumentati, in cui le incertezze si fanno sempre più forti e le famiglie non arrivano a fine mese. Le politiche di questi anni hanno aggravato la situazione. Dapprima ci ha pensato la non politica, l’utilizzo della politica per fini personali del governo Berlusconi, poi la politica del governo Monti, che pure noi avevamo salutato con favore. Ancora oggi sento il bisogno di dover dire che quando il mio presidente del Consiglio va all’estero sono più tranquillo e più sereno rispetto allo scorso anno, perché non mi fa fare brutta figura, perché non mi sento umiliato, offeso, deriso, ingiuriato. Non si tratta di un fatto personale, quindi. L’IdV non condivide le politiche di Monti perché sono fatte di tagli orizzontali e non sono andate a colpire chi doveva finalmente pagare. Questo governo si è preoccupato solo di far pagare i conti senza stabilire di chi dovesse pagarli. Con il risultato che è toccato ai più onesti e ai più deboli. Ieri sera l’esecutivo nazionale dell’Italia dei Valori, all’unanimità, ha preso atto di questo. E allora dobbiamo superare il pericolo di un ritorno del berlusconismo, ma dobbiamo anche costruire una coalizione alternativa alle politiche del governo Monti. Questo abbiamo deciso ieri e questo vi propongo oggi. E ciò non vuol dire stracciare la foto di Vasto, ma significa ripartire da quella foto e mettere insieme i partiti che vogliono non solo criticare ma anche praticare un rapporto di maggiore solidarietà, equità, pari opportunità per tutti i cittadini. Si tratta d un atto di responsabilità per tutti i cittadini. Non stiamo insieme solo per arrivare al 51%, ma per fare quello che i cittadini ci chiedono. Insomma, la foto di Vasto è la foto di una coalizione. Adesso qualcuno dice che bisogna cambiarla e mettere un’altra fotografia, magari con Casini o con qualcun altro. Il problema non è cambiare le facce, è capire quale programma si vuole portare avanti e cosa si può fare per il Paese. Allora noi stiamo dicendo, per esempio, che il futuro governo, se si vuole riconoscere davvero nella fotografia di Vasto e in quello che esprimeva, non può che partire da una riforma della legge Fornero e dalla difesa dei diritti dei lavoratori. Deve essere il punto di riferimento per una coalizione di centrosinistra. Ecco perché noi diciamo: non stiamo strappando la foto di Vasto, ma vogliamo che quella foto ci sia nei programmi e non nelle convenienze dei partiti, nella spartizione delle poltrone, nella lottizzazione del potere. E allora la cosa che chiediamo e su cui ci stiamo battendo è una legge elettorale che dia la possibilità ai cittadini di poter scegliere chi mandare in Parlamento, chi mandare al governo e, soprattutto, chi mandare a casa. Riteniamo che non si possa andare alle prossime elezioni senza riformare il Porcellum e riteniamo anche che la proposta di legge attualmente in discussione sia come passare dalla padella alla brace. Perché quel che stanno proponendo è il superamento delle coalizioni. ciò vuol dire che ogni partito chiede un voto per sè presentando un programma, salvo poi mettersi d’accordo con chi gli fa più comodo il giorno dopo le elezioni, per convenienza, magari con un partito che aveva un programma totalmente diverso. Allora l’appello che io faccio al Pd è sul programma, non sulle convenienze. Ed elenco alcuni motivi per cui dovremmo riflettere insieme. L’IdV ritiene, ad esempio, che un barcone di disperati arriva in Sicilia non lo si ributta a mare, ma ci sono partiti che ritengono il contrario. Ci si può alleare per costruire un programma di governo con partiti che hanno questa posizione? L’IdV, inoltre, ritiene che i diritti civili siano rispettati perché considera i cittadini tutti uguali.

Ma non tutti i partiti la pensano allo stesso modo Si può costruire con loro un programma di governo? Questa è la domanda che poniamo ai nostri partner della fotografia di Vasto. L’IdV ritiene anche che siamo tutti uguali di fronte alla legge per cui se Toto’ Riina ed altri sono accusati di fatti gravissimi contro lo Stato, lo Stato come prima cosa debba sentire il dovere di costituirsi parte civile. Non ci si nasconda dietro un dito dicendo ‘non sappiamo come andrà a finire il processo’. Lo stabiliranno i giudici ma lo Stato si sente parte lesa o no? Queste mistificazioni non le possiamo accettare. Vogliamo un programma, e lo abbiamo ribadito ieri all’unanimità all’Esecutivo nazionale, da costruire insieme alle forze politiche e sociali riformiste e di centrosinistra che vogliono con noi realizzare una coalizione basata appunto su un programma comune, ma che sia alternativo alle politiche attuate dal governo Monti. Quando sento dire da alcune forze politiche che ci vuole un Monti-bis, io, che propongo un programma alternativo, non posso mettermi insieme a loro soltanto per fare una finta foto. L’IdV vuole uscire da questa logica dello ‘stai con me o contro di me’ e vuole essere propositiva. L’IdV non intende fare mera protesta, ma rispettiamo chi protesta. Non vorrei che ancora una volta si cada nel trabocchetto per cui io vengo etichettato come un qualunquista e un populista. Se ci sono persone che stanno protestando perché gli pestano i piedi, è dovere di un partito politico serio e che rispetta i cittadini prendersela con chi pesta i piedi e non con coloro che hanno i piedi calpestati. Ecco perché noi non diremo mai una parola contro coloro che si sono riuniti in un movimento di protesta e che vogliono far sentire la propria voce. Questo non vuol dire che noi ci stiamo alleando con il Movimento 5 Stelle. E’ un movimento che noi rispettiamo, perché dietro non c’è solo una persona che faceva il comico prima di fare politica, dietro ci sono migliaia di cittadini che hanno deciso di far sentire la loro voce. A quei cittadini noi ci rivolgiamo per dire loro: ‘se protesti soltanto quelli il giorno dopo vanno nelle istituzioni e continuano a fare come vogliono’. Per questo bisogna trasformare la protesta in un progetto politico, in una proposta alternativa di coalizione, di programma e di governo. Mi rivolgo a quel mondo non per fare antipolitica, ma per cercare di convincerli a dare un voto a chi propone un’alternativa. L’IdV, con umiltà e responsabilità, sa che da sola non può farcela. Per questa ragione, abbiamo detto di voler costruire insieme una coalizione di programma con quelle forze politiche, sociali e con i movimenti, e con il coinvolgimento attivo della società civile. Se a Napoli o a Palermo il sistema dei partiti ha fallito e hanno vinto dei sindaci arrivando al 70%, e la stessa cosa è successa a Cagliari, a Genova, a Cassino, ciò cosa significa? Vuol dire che ai cittadini non basta più dire sono di destra, di sinistra, perché guardano alle persone e alla loro credibilità. Allora dobbiamo dialogare con chi protesta, ci dobbiamo confrontare con loro e dobbiamo aprirci a questo mondo perché il sistema partito sta stretto alla società. Abbiamo il dovere di rimboccarci le maniche e di tornare insieme alla società e ai cittadini. I referendum che stiamo proponendo sono la risposta concreta. Ci hanno accusato di populismo, ci hanno detto che i referendum sono sbagliati e questo c’è stato detto anche da alcuni amici della foto di Vasto. Ma perché sono sbagliati? Solo perché i referendum si faranno nel 2014? L’anno prossimo andiamo tutti insieme al governo e cambiamo la legge così non abbiamo bisogno neanche di fare i referendum. Il problema è che se non facciamo i referendum e loro vanno al governo con che chi vuole esaltare la riforma Fornero, restiamo cornuti e mazziati Allora la nostra è una proposta politica. Facciamo un programma dove si prendono i soldi agli scudati e non agli esodati. E’ una proposta che noi facciamo, ma se andranno altri al governo non la faranno. E’ inutile che il Pd dice: io mi alleo con l’Udc. Per fare che cosa? Allearsi soltanto per raggiungere una maggioranza, per poi spartirsi le poltrone, non risolve il problema. Bisogna allearsi per costruire un programma in base al quale chiedere la fiducia ai cittadini. Al primo posto di questo programma ci deve essere un ritorno all’etica della politica. Quindi bisogna stabilire la non candidabilità dei condannati, l’impossibilità di svolgere incarichi di governo per le persone sotto processo, l’eliminazione dei finanziamenti, l’abbattimento del doppio stipendio per parlamentari e per coloro che fanno politica. Insomma, bisogna dare il buon esempio. Io voglio uscire da questa logica per cui quelli che fanno politica, vengono considerati tutti uguali. Non è vero, non siamo tutti uguali, neanche nella Prima Repubblica erano tutti uguali. Nella Prima Repubblica c’erano Ciancimino e Salvo Lima, ma anche Moro e Mattarella, persone che hanno perso la vita per fare politica. In questa seconda Repubblica dobbiamo capire che o cambiamo noi o ci fanno cambiare la testa i cittadini. Il problema è delicato. Se non lo facciamo noi e lo lasciamo solo allo spontaneismo, non sappiamo neanche dove si va a finire. Perché lo spontaneismo esasperato può portare a una mera astensione, può portare a un voto di protesta, ma può portare anche all’esasperazione violenta verso sé e verso gli altri. C’è gente che si sta dando fuoco, c’è gente che si sta ammazzando, c’è gente che veramente prende i forconi. Allora o sentiamo noi la responsabilità e anche l’umiltà di fare un passo indietro o rischiamo una nuova rivolta sociale. Una volta ho provato a dire questa frase. Il giorno dopo sui giornali scrivevano: “Di Pietro istiga alla rivolta sociale”. Veramente io lanciavo una problematica dicendo: “Sta arrivando qualcosa di brutto. Facciamo qualcosa per evitarlo”. Allora, da dove vogliamo ripartire? Da Vasto, intesa come un’alleanza, ma non per sopravvivere. Se noi ci fossimo limitati a dire signorsì a tutto quello che ci dicevano o ai 34 voti di fiducia del governo Monti, se noi avessimo abbassato la testa è chiaro che staremmo tutti felici e contenti e andremmo al governo. Ma avremmo fatto il nostro dovere rispetto a quelli che ci hanno votato? Questo è il punto. Noi vogliamo andare al governo per fare la legge contro la corruzione il giorno dopo, ma la faremo solo se stiamo in una coalizione che la vuole realmente! Il Pd è sicuro di riuscirci se si mette in coalizione con altri?

Noi vogliamo stare in una coalizione per lasciare i magistrati liberi di fare il proprio dovere. Se va con altre forze politiche, il Pd è sicuro di non essere costretto a riformare le intercettazioni e la responsabilità penale dei magistrati?

Non so se avete visto la differenza rispetto a vent’anni fa. In termini di corruzione è peggio di allora, perché il sistema si è ingegnerizzato. E oggi, nell’immaginario collettivo, i criminali sono i magistrati che fanno il loro dovere.

L’altro giorno abbiamo presentato un’interrogazione al governo. Abbiamo detto: “Ma tu, che dici di fare le cose solo perché sono urgenti, visto che sei un governo tecnico e che si va a votare tra poco, intendi o no riformare la legge Gasparri sulla concorrenza e sulla pluralità dell’informazione?”. Questo governo di professori mi ha risposto: “Potete farla anche in Parlamento”. Bella roba! Ma è proprio lì il luogo del conflitto di interessi, di chi non ha voluto che nella legge fosse prevista l’incandidabilità di coloro che possiedono i mezzi di informazione. Allora tu governo non mi puoi rispondere: “La puoi fare in Parlamento”. E’ come dire al ladro: “Restituisci la refurtiva”. Ecco perché io ritengo che questo è un finto governo tecnico. E’ un governo che con il loden sta facendo le stesse cose che faceva il governo Berlusconi.

Io ritengo che ci voglia chiarezza. Stamattina ho letto l’Unità, e mi ci ritrovo quando gli esponenti del Pd dicono che bisogna battersi a favore dei lavoratori dell’Alcoa – e noi lo stiamo facendo – e dell’Ilva. Ma allora perché poi votano quelle leggi? Perché dobbiamo continuare a tenerci un governo che non sta facendo gli interessi della collettività?

Io la foto di Vasto la voglio rilanciare, non bruciare. La voglio rilanciare sui temi e sui programmi, con umiltà e responsabilità, riconoscendo al Pd il diritto-dovere, come partito di maggioranza relativa, di guidare la coalizione.

Bersani l’ho avuto a fianco a me quando ero ministro. E’ una persona per bene, capace, competente, pragmatica. Se dovesse fare il presidente del Consiglio, anche rifiutando la proposta dell’IdV su questo programma, lo rispetterò perché è una persona che può dare fiducia ai cittadini. Può, se aiutato, fare qualcosa.

Però Bersani deve capire che deve fare una scelta. Non può mantenere in piedi tutto e il contrario di tutto, l’uno e l’altro programma. Deve fare una scelta e noi lo dobbiamo aiutare a prenderla.

Sono d’accordo con lui quando dice che il problema non è l’età anagrafica ma l’età culturale. Tu puoi anche avere vent’anni, ma se dici “viva Marchionne” hai già fatto una scelta. Ma allora dobbiamo essere conseguenti.

Sono d’accordo con le primarie. Però ci vuole una legge elettorale che permetta di farle. Se facciamo una legge per cui ogni partito va da sé, posso io, presidente dell’IdV, partecipare alle primarie del Pd, e può Vendola, segretario di Sel, partecipare alle primarie del Pd?

La verità è che ci dobbiamo impegnare per una legge elettorale che impegni i partiti a dire prima delle elezioni con chi ci si mette, per fare che cosa e con quale leader. Prima, non dopo. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.

All’inizio eravamo solo noi a proporre alcuni temi, e ci dicevano che insultavamo, che facevamo populismo e qualunquismo. Alla fine ho capito che non sapevano come venirne fuori e preferivano insultarci. Ma oggi il ferragosto è finito. Oggi bisogna organizzarsi per vedere come costruire questa coalizione nel merito dei problemi.

Non ci sentiamo isolati. Non vogliamo essere isolati. Non vogliamo che il nostro sia un voto isolato. Lo vogliamo condividere con chi condivide con noi il programma. Sappiamo bene che non tutta la nostra idea di programma politico può essere accolta. Però ci sono delle linee guida, dei punti fondamentali ai quali non possiamo rinunciare. Ci sono dei punti di riferimento che devono essere una linea comune. Io non ho nulla contro la scuola privata, ma se ho solo 100 euro preferisco spenderli per la scuola pubblica. Non ho nulla contro la sanità privata, ma quei soldi vorrei usarli per la sanità pubblica. Non perché voglio fare lo statalista. Perché mi rendo conto che altrimenti non tutti possono avere accesso ai servizi essenziali.

Perché abbiamo fatto il referendum sull’acqua? Perché abbiamo detto: “Una persona, per il fatto stesso di essere nata, avrà diritto a respirare e a bere o deve bere solo se ha i soldi?”. E avrà il diritto a farsi curare se è malata o ce l’ha solo se ha i soldi? Perché se oggi andate in un ospedale vi danno l’appuntamento tra sei mesi, ma se andate da un privato ve lo danno domani mattina.

Mi dicono: “Ma così sei comunista”. Ma io stavo qui vicino in seminario e ho letto il Vangelo. Queste cose le diceva Gesù Cristo prima di Marx e Lenin. Quando si dice “I cattolici votano moderato”, sono parole vuote se non le si riempie di concretezza e di sostanza. Anche io sono moderato, però non accetto di essere preso in giro. Quindi ci sono alcune linee di demarcazione sulle quali non possiamo transigere e sulle quali io sono convinto che possiamo trovare un punto di incontro, perché stiamo dicendo le stesse cose.

Ecco perché io oggi sono qui a rilanciare la foto di Vasto e a mettermi a disposizione non solo di quella foto ma di quella foto allargata, come dice Leoluca Orlando, al coinvolgimento attivo dei mondi della società civile, ai movimenti, alle associazioni, alla partecipazione dei cittadini. Siamo pronti a metterci in discussione anche sul programma da realizzare in concreto. Ma chiediamo di confrontarci sulle linee essenziali. Quali sono? Mica dobbiamo deciderlo noi. Basta prendere la Costituzione, partendo dall’art. 1: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Noi vogliamo essere partigiani, ma della Costituzione, come dice Li Gotti, il nostro insegnante di religione giuridica. Vogliamo che quei principi fondamentali diventino concreti, non più una cosa astratta, non più una presa in giro. Se stiamo facendo i referendum non è, come dice anche qualcuno del Pd, perché c’è un momento elettorale. Ce lo dicevano anche quando facevamo quelli sull’acqua e sul nucleare, e per fortuna che li abbiamo fatti, sennò il nostro sindaco di Vasto, che è preoccupato per le trivellazioni, si ritrovava pure qualche ciminiera nucleare. Certo che non bisogna fare le trivellazioni. Dobbiamo capire del poco spazio che abbiamo in Italia cosa ne facciamo. Su questi temi ci vogliamo confrontare. Io sono pronto a confrontarmi su come deve essere gestita la spesa pubblica. Nel mio Molise, che ha 300mila abitanti, quanti un quartierino di Roma, ci sono 30-40 spa pubbliche partecipate dalla Regione. C’è una società aeroporti del Molise, ma che c’azzecca! Io sono pronto a confrontarmi nel merito dei problemi e anche a fare un passo indietro su alcune priorità. Però manteniamo ferma la ragione per cui questa coalizione è nata, o doveva nascere. Le ragioni per cui ci vogliamo chiamare riformisti e partiti politici che lavorano nell’interesse di tutti e non solo di alcuni. Quindi è sul programma che noi vogliamo stabilire la differenza.

Sappiamo bene di essere oggi un partito politico che deve anche guardare al proprio futuro. Tutti vi ricordate come siamo nati. All’inizio, come un’idea di protesta verso quella mala politica della Prima Repubblica e di ricambio generazionale all’interno delle istituzioni. Qualcuno ci accusa per aver portato lo Scilipoti di turno, ed è vero. Dobbiamo fare ammenda. Io potrei difendermi dicendo che tutti parlano di Scilipoti, ma ce ne stanno 161 in Parlamento che hanno cambiato bandiera. Però questa non è una buona ragione. Il problema è un altro. E’ come viene scelta la classe dirigente e cosa si può fare per permettere una scelta più accurata e oculata perché anche in buona fede, si sbaglia. Se potessimo scegliere un modo per non sbagliare mai non esisterebbe l’istituto del divorzio, perché è chiaro che se si potesse sapere prima coma va a finire dopo. E allora l’idea delle primarie, della partecipazione, è un’idea con la quale noi vogliamo confrontarci anche per costruire meglio il nostro futuro politico. L’idea della immissione dei giovani, delle donne, delle pari opportunità, è un percorso politico e democratico che l’Italia dei Valori si vuole dare e si sta dando. Non siamo più quella forza politica ristretta e chiusa su se stessa. Vogliamo aprirci alla società civile, vogliamo aprirci al confronto, vogliamo responsabilmente assumerci i nostri doveri insieme agli altri e con gli altri. Riconosceteci però anche il diritto e il dovere della nostra identità, di una forza politica che rimane ferma nei suoi principi. E quando anche in Parlamento cerchiamo di far valere questi principi, non ci odiate ma domandatevi nel merito se è giusto o non è giusto quel che stiamo facendo. Io l’altro giorno ho preso la parola in Parlamento, vi ricordate, era stata proposta una cosa semplicissima: che il commissario che doveva assumere le funzioni di commissario per il risanamento di Taranto e dell’Ilva, fosse una persona che avesse competenze e che non fosse impegnato in altre attività istituzionali che gli impedivano di fare quel lavoro. Siccome a proporlo è stato uno della Lega e siccome la Lega ora sta all’opposizione tutti hanno votato contro. Ho detto: io non voglio fare il leghista, non condivido assolutamente le posizioni leghiste, però che m’importa che l’ha proposto uno della Lega. E’ giusto o sbagliato che ci sia un commissario competente? Ieri Ignazio Messina ha fatto una proposta che riguardava un caso siciliano dove si diceva che bisognava candidare delle persone che non avevano precedenti mafiosi, ma siccome l’ha proposta Messina che è dell’Italia dei Valori, hanno votato contro. Ma che c’azzecca con la foto di Vasto questo, è un’offesa alla foto di Vasto, è un’offesa alla storia dei partiti tradizionali, è un’offesa alle persone che sono morte per combattere l’illegalità.

Mi avvio alla conclusione, anche se siamo solo l’apertura di questa tre giorni di Vasto in cui abbiamo messo al primo posto, appunto, la necessità di un ricambio generazionale, i giovani, e un programma su cui confrontarci e che indica anche cosa vogliamo fare in Europa. Noi siamo per l’Europa dei cittadini e ne parleremo insieme a Rinaldi e a tutti gli altri.

Qui, oggi, parleremo della legge elettorale che vogliamo. Noi, insieme con il Comitato referendario, abbiamo raccolto un milione e 200 mila firme, e si stanno scervellano su quale proposta di legge elettorale portare in Aula… Ma in un Paese democratico, civile e rispettoso dei cittadini non si fa così. In Aula non dobbiamo presentare la proposta di Di Pietro, di Casini, di Bersani, di Giovanni, Nicola o Francesco, ma dobbiamo portare la proposta di iniziativa popolare firmata da un milione e 200 mila elettori. E’ da li che bisogna partire. Abbiamo scritto sia al presidente della Camera che a quello del Sentao, dicendo: ecco la proposta firmata dai cittadini, portala in Aula e discuti di questo. Al capo dello Stato, che pure scrive e dice, e non è una critica, chiediamo qualcosa di più. Ci appelliamo a lui perché esercitando i poteri, doveri e funzione che gli spettano per Costituzione, mandi un messaggio alle Camere perchè facciano una nuova legge elettorale prima che sia troppo tardi. Perché non so se se ne è accorto, signor Capo dello Stato, ma la vera ragione perché si discute tanto, è perché non si vuole cambiare niente, è questo il tema. E il motivo per cui non si vuole cambiare niente è molto semplice: quei quasi mille parlamentari che sono stati nominati, sanno che oltre 300 di loro, non ritorneranno in Parlamento, salvo che non rimanga questa legge. Noi quindi parleremo della legge elettorale che vogliamo e delle nostre proposte e ci batteremo perché questa legge elettorale ci consenta un dialogo programmatico per costruire una coalizione riformista alternativa a quanto avvenuto in questi ultimi anni. Certamente noi attraverso i referendum mandiamo un messaggio chiaro ai nostri avversari. Ma faremo anche una riflessione, con i protagonisti, sulla trattativa Stato-mafia. La dobbiamo fare, perché una delle ragioni per le quali le cose vanno male, è che c’è sempre qualche segreto, c’è sempre qualcosa che riesce a venir fuori nella sua interezza. E’ pieno di segreti di Stato. Io non critico il merito, voglio dire, possiamo discutere se davanti a un rischio gravissimo sia giusto o non giusto trattare. Io sono per non trattare, non vorrei essere frainteso, ma rispetto più una persona che la pensa diversamente da me e lo dice. Piuttosto che un ex ministro che telefona al Capo dello Stato per non andare a testimoniare. Voglio sapere la verità perché è un fatto gravissimo e non mi importa a chi ha telefonato e come è andata la telefonata. Questa è la volontà dei cittadini.

Con tutto questo non c’entra niente il capo dello Stato. Non vorrei essere frainteso. C’entra la trattativa. Non stiamo parlando del conflitto d’attribuzione. Lo dico forte e chiaro: io rispetto le istituzioni. Noi dobbiamo rispettare le istituzioni anche quando possiamo non condividere qualche provvedimento. Questa si chiama democrazia e si chiama rispetto per le istituzioni.

Ho preso atto che la Corte costituzionale ha ritenuto ammissibile quel conflitto. Rispettiamo quella decisione. Diciamo da subito, oggi per domani, che qualunque sarà la decisione di merito noi la rispetteremo. Se non la condividiamo, da liberi cittadini, possiamo anche esprimere la nostra delusione, ma sempre nel rispetto delle istituzioni. Ci mancherebbe altro!

Ma non potete toglierci il diritto di darne una valutazione. Tutto qui. Non è ingiuria. Non è offesa. Non cercate scuse per provare a mettere fuori l’Italia dei Valori, arrampicandovi sugli specchi. La verità è molto semplice. Vi ha dato fastidio che l’IdV abbia scoperto prima degli altri che il governo Monti non faceva niente. L’avevamo capito subito, 34 fiducie fa. Ora lo stanno capendo tutti. Tant’è che io ho apprezzato molto Bersani all’ultimo Ballarò quando ha detto “Certo è da rivedere la riforma Monti sul lavoro”. Mo’ te ne sei accorto!

Bene. Sono d’accordo. Infatti mi auguro che dalle parole si passi ai fatti e si possa riprendere questo dialogo. Non ho nessuna difficoltà a dirlo: non stiamo facendo un passo indietro ma un passo avanti. Il dialogo vogliamo e dobbiamo riprenderlo, perché non so se ve ne siete accorti, ma stanno lavorando per far tornare un Berlusconi mascherato. Ci vogliono mettere un bella figura, di destra o di sinistra, ma che porti avanti quelle politiche.

Quindi, io sento il dovere di costruire un’alternativa. Sento il dovere di confrontarmi con le altre forze politiche che vogliono costruire un’alternativa. Quando sento il segretario del Pd dire che il prossimo dovrà essere un governo politico e non tecnico io voglio dargli una mano. Voglio dargli una mano sui programmi, perché al cittadino normale non gliene frega più niente di quale bandiera e quale casacca indossi. Gli interessa che cavolo fai per lui e come lo fai.

Il programma che abbiamo lanciato e che ieri abbiamo approvato è un progetto su cui possiamo discutere. E’ giusto o no togliere l’Imu sulla prima casa? Per noi è giusto. E’ giusto o non è giusto introdurre la tassazione patrimoniale? Per noi è giusto, però discutiamone. Ma non possiamo discutere se costituirci parte civile o no in un processo di mafia. Non possiamo discutere se approvare o no la legge sulla corruzione che ci hanno imposto dall’Europa: quella va fatta. Non possiamo discutere sul fatto che se si è condannati una volta si faceva il latitante adesso, per non andare in galera, si va in Parlamento.

Ci sono dei pilastri sui quali non possiamo discutere, ma siamo convinti che neanche gli altri vogliano discuterne. Probabilmente anche qualcuno che si è infiltrato tra noi e che poi ha trovato un buco per infilarsi da qualche altra parte, sotto sotto, avrebbe voluto discuterne, così come anche in altri partiti c’è chi ne vorrebbe discutere. Allora liberiamoci di queste zavorre tutti quanti e tutti insieme torniamo a dialogare su temi etici, su temi che riportino credibilità alle istituzioni. Questa è la battaglia che vogliamo portare avanti. Questo è ciò che vogliamo rilanciare da Vasto. Su questo ci stiamo confrontando in questi giorni. Su tutto ciò l’IdV vuole costruire non il proprio futuro ma il futuro per i cittadini di domani.

Questi sono i temi che noi proponiamo e su essi faremo sentire la nostra voce, perché ieri abbiamo approvato una risoluzione che prego tutti di leggere in rete, perché noi quello che approviamo poi lo mettiamo in rete e lo facciamo leggere a tutti. All’ultimo punto diciamo che rivendichiamo la nostra identità di forza politica autonoma e indipendente. Noi vogliamo ragionare con la nostra testa e anche addivenire a ciò che dicono gli altri, ma ci devono convincere non ricattare né costringere. Non ci devono dire: “Se vuoi stare in questa coalizione mangia ‘sta minestra o salti ‘sta finestra”.

Ci rivolgiamo a voi, cittadini italiani. Dateci la forza per aiutare a convincere tutte quelle forze politiche che, con noi, possono ricostruire la foto di Vasto. Speriamo spontaneamente più che “spontaneamente” a stare insieme, perché dall’altra parte c’è un pericolo. Un ritorno del berlusconismo. Un ritorno dell’uso delle istituzioni per fini privati. E questo sarebbe un male per il Paese sia per ciò che produce, sia per la rabbia che produce e per il pericolo che questa rabbia si trasformi in rivolta.

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