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Povera Italia, svuotata da corrotti e banchieri

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La lettera che il faccendiere Valter Lavitola voleva inviare meno di un anno fa a Silvio Berlusconi, certifica quello che tutti sapevamo, anche se adesso tanti faranno finta di cadere dalle nuvole: che nella storia recente di questo Paese non c’è stato niente di trasparente e niente è stato fatto secondo le regole della democrazia.
Adesso è sotto gli occhi di tutti la verità sulla caduta del governo Prodi. Non fu provocata dalla litigiosità della coalizione come hanno raccontato i giornali per anni, ma molto più volgarmente dai soldi sborsati per comprare senatori senza dignità né onore, gentaglia molto peggiore di chi si vende negli onesti quartieri a luci rosse.
Con gli stessi mezzi sono stati affrontati i dissensi interni alla maggioranza fino a che, nel dicembre 2010, siamo arrivati addirittura alla compravendita dei voti nei corridoi di Montecitorio ridotti a un suq, con tanto di prezzario ufficiale noto a tutti. Grazie a quella vergogna rimasta impunita, Berlusconi si salvò e restò al governo, purtroppo per tutti noi, in un anno cruciale per l’economia italiana.
Se oggi ci troviamo in questa situazione disperata è dunque per colpa di una vicenda politica inquinata e snaturata dalla corruzione, dalla compravendita dei parlamentari, dagli scandali pilotati per azzoppare gli avversari e dalla complicità di chi guardava dall’altra parte pur di non accorgersi di cosa avveniva. La crisi della democrazia e delle istituzioni di questo Paese non è nata ieri, ma è datata a quasi vent’anni fa.
Per tirare l’Italia fuori da questa melma ci vorrebbe uno scatto morale paragonabile a quello con cui i padri della Repubblica seppero uscire dal fascismo. Serve un bagno risanatore di democrazia e di trasparenza, come ai tempi dell’Assemblea costituente. Ci vuole una fase di grande ed entusiasta partecipazione diretta dei cittadini alla rinascita del Paese, come nella Resistenza e subito dopo. Questo è quello per cui ci battiamo noi dell’Italia dei Valori. Niente di più e niente di meno.
Invece vediamo tutti i giorni nuove manovre per spogliare gli elettori del diritto a decidere da chi vogliono essere governati. Assistiamo a un tentativo sfacciato di rendere i cittadini ancora meno partecipi della vita pubblica e meno padroni del loro destino di quanto non siano stati negli ultimi vent’anni.
Significa purtroppo che, anche se il grande corruttore non sta più a palazzo Chigi, non siamo ancora all’uscita del tunnel. Non rivedremo la luce, nemmeno dal punto di vista della crisi economica, fino a che la democrazia italiana, svuotata prima dal governo dei corruttori e poi da quello dei banchieri, non rinascerà grazie allo slancio dei lavoratori, dei cittadini onesti e di chi, come noi, vuole rappresentare quell’Italia pulita.

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