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Quanto diamo davvero alla Fiat

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Fa impressione leggere i dati diffusi dalla Cgia di Mestre su quanto la Fiat ha preso dallo Stato italiano e quanto ha reinvestito, specie avendo nelle orecchie le balle di Marchionne secondo cui il Lingotto all’Italia non chiede niente ma dà tanto. Invece, dal 1977 a oggi, la Fiat preso 7,6 miliardi e ne ha investiti, 6,2. A casa mia questo significa che si è intascata quasi un miliardo e mezzo di euro. Ma le cifre vere non sono mica queste. Magari! Invece i conti della Cgia sono ufficialmente al netto della cassa integrazione, che costituisce il principale esborso da parte dello Stato.

Cosa significa? Si fa presto a capirlo. Senza bisogno di arrivare a 35 anni fa, proviamo a tenere conto solo degli ultimi cinque anni, dal 2008 ad oggi, gli anni della crisi. Tra casse integrazioni e mobilità lo Stato paga circa metà degli stipendi dei lavoratori impiegati nel settore automobilistico dell’azienda, circa 50mila su un totale di 197mila. Diciamo che, come minimo, a 20mila di loro lo Stato paga  ogni mese 900 euro da cinque anni: sono decine e decine di milioni di euro.

Se tutte le aziende oneste italiane quelle che non ce la fanno ad andare avanti nella crisi perché nessuno le aiuta, fossero trattate così non ci sarebbero la recessione, la disoccupazione, il crollo dei consumi, l’impoverimento generale. I problemi che stanno mettendo in ginocchio il nostro Paese sarebbero in gran parte risolti. Sul piano del credito concesso dalle banche, la situazione è altrettanto squilibrata. Dopo il fallimento della cessione del settore auto Fiat a General Motors, a metà degli anni 2000, le banche dovettero scegliere tra il diventare azioniste di maggioranza della Fiat, sobbarcandosi costi di un’impresa tutta in passivo, o farsi ridare i fondi già prestati a condizioni di immenso vantaggio per il Lingotto. Inutile dire che le spese, tanto per cambiare, le hanno fatte le piccole e medie aziende che si sono viste prima stringere e poi chiudere l’accesso al credito.

Da cosa deriva questo trattamento di favore di cui gode da sempre un’azienda che pensa solo ai suoi profitti e considera lo Stato come un limone da spremere fino all’ultima goccia e poi buttare nella spazzatura? Dai suoi rapporti politici e dalla complicità dei media, grazie ai quali tutti fingono di non accorgersi che la Fiat prende sempre e non restituisce mai. Questo ignobile gioco sta per ripetersi. Sono pronto a scommettere che il tanto strombazzato incontro di sabato tra Marchionne e il governo si concluderà, come al solito, con lo Stato che apre i cordoni della borsa e scuce alla Fiat i soldi che ha preso alla povera gente e alle imprese piccole e medie.

Per noi dell’Italia dei Valori un politica d’alternativa significa semplicemente fare l’opposto di tutto questo: invece fare regali alla Fiat senza nulla in cambio, sostenere i lavoratori e le imprese che invece di depredarla creano ricchezza. Se qualche furbetto vuole chiamarlo populismo, faccia pure.

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