Facebook YouTube Biografia Scrivimi
Immagine

Il primo passo nel post-Berlusconi

Facebook
Google
Twitter
87
Stampa Articolo Stampa Articolo Invia ad un amico Invia ad un amico
           Short Url:

La condanna di ieri contro Silvio Berlusconi fissa un punto fermo. Perché la sentenza diventi definitiva ci vorrà ancora del tempo. L’imputato e i suoi avvocati continueranno a fare di tutto per evitare che la giustizia faccia il suo corso. Ma politicamente Berlusconi è un leader finito. Sul suo ventennio sta calando il sipario.
Per tutta l’Italia democratica e onesta, non importa se di sinistra, destra o centro, è una grande occasione. Tutti coloro che credono nella politica come servizio pubblico e non come fonte di privilegi, guadagni e ruberie hanno ora una concreta possibilità di cambiare le cose e restituire dignità alla politica e alle istituzioni. Di persone così ce ne sono molte in tutti i partiti.

In questi vent’anni molti di noi hanno fatto politica “contro” qualcuno invece che per qualcosa. Abbiamo costruito coalizioni per sconfiggere, invece che per costruire. Per forza quelle coalizioni si sono rivelate poi fragilissime.
Ma è ora di sbugiardare tutti quelli che addossano la responsabilità di questa politica sbagliata a chi combatteva contro il berlusconismo. A imboccare questa rovinosa china è stato per primo proprio Berlusconi, inventandosi addirittura un nemico inesistente: i comunisti quando i comunisti non c’erano più.
Poi però, volenti o nolenti, gli siamo andati dietro tutti. Oggi, per la prima volta dal 1994, è possibile costruire coalizioni fondate sui programmi condivisi e non sul nemico comune, coalizioni per fare qualcosa di concreto. Se il centrosinistra saprà farlo e dare il buon esempio non solo sarà premiato dagli elettori, che non aspettano altro, ma renderà anche un servizio di importanza storica all’Italia.

Grazie a quel modo sbagliato di intendere la politica i berluschini si sono moltiplicati ovunque nel centrodestra come nel centrosinistra. Fare politica a proprio esclusivo vantaggio è diventato un modo di fare comune. Ora, finalmente, possiamo farla finita e ricominciare da capo. Per farlo non bastano le belle parole e le buone intenzioni che lastricano la via dell’inferno. Ci vogliono i fatti e l’operosità costruttiva.

Noi dell’Italia dei Valori abbiamo già deciso di prendere quella strada. Chiederemo a tutti i candidati il certificato penale oltre che quello di nascita. Non candideremo nessuno che abbia conti in sospeso con la giustizia. Siccome abbiamo riscontrato che, a volte, neanche questo basta a dare garanzie per il futuro, sottoporremo, prima di presentare le liste, tutte le candidature al vaglio della Rete. Questo perché quattro occhi vedono meglio di due e perché la nostra base, i cittadini e gli elettori devono potersi assumere l’onere e l’onore di scegliere e non trovarsi di fronte, alle elezioni, una pappa scodellata dalle segreterie di partito.

Sarà un cammino lungo perché il berlusconismo non è stata un’influenza ma un virus infettivo. Però anche il cammino più lungo comincia con un passo e, oggi, la buona politica italiana quel passo può farlo.

-->