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Lavoro e salute, missione possibile

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Negli ultimi anni, a Taranto, le patologie tumorali sono cresciute del 30%. Tra le donne si è registrato un aumento dei tumori dal 24% al 100%, ma le malattie provocate dai fumi velenosi dell’Ilva colpiscono anche i bambini e non risparmiano i neonati. Crescono, infatti, in maniera sensibile le malattie nel primo anno di vita.

Lo studio sulla mortalità e sulle malattie da inquinamento, compiuto dall’Istituto Superiore di Sanità con l’Oms, chiamato ‘Progetto Sentieri’, è una catastrofe immane. Solo che qui non si chiama Katrina, come a New Orleans, e non è uno tsunami. Si chiama Ilva e la responsabilità del disastro non ricade sulla furia degli elementi, ma sull’avidità di chi ha messo il profitto al di sopra di ogni cosa.

Vorrei sapere cosa diranno ora tutti quelli che, quando i magistrati di quella Procura sono giustamente e coraggiosamente intervenuti, invece di applaudirli li hanno criticati e trattati da sfascisti. Voglio vedere se qualcuno oserà ancora affermare che una magistratura seria doveva starsene zitta e fingere di non vedere un crimine così grave, un omicidio di massa.

Pare incredibile, ma solo noi dell’Italia dei Valori e la Fiom abbiamo, sin dal primo giorno, sostenuto che i magistrati stavano solo facendo il proprio dovere e che il compito della politica fosse quello di uscire dal proprio sonno eterno, per ripristinare a Taranto la legalità e il rispetto della vita umana. Oggi potrei essere orgoglioso dicendo che solo noi avevamo visto giusto.

Invece provo una profonda vergogna, perché ciò significa che tutti gli altri hanno preferito inchinarsi di fronte al ricatto della proprietà. I Riva hanno posto i lavoratori di fronte a una scelta impossibile e immorale: quella tra morire di fame e di disoccupazione subito o condannare a una morte lenta se stessi e i propri figli. La strada è un’altra, è quella indicata dalla Fiom e dall’IdV.

Si può difendere la salute senza sacrificare il lavoro. Si può mettere in sicurezza l’Ilva senza provocare il declino di Taranto, ma anzi mettendo le basi per il suo rilancio a livello europeo. E’ necessario che la famiglia Riva utilizzi una parte degli immensi profitti accumulati negli anni per finanziare la riconversione. Lo può e lo deve fare. E bisogna che lo Stato, proprietario a lungo di quegli impianti, partecipi alle spese per la bonifica dell’aria, della terra e del mare. Ma il risultato, se si seguirà la strada del diritto e della ragione, sarà un successo anche dal punto di vista dell’economia.

Così com’è già accaduto alle acciaierie di Brescia. L’Ilva, cioè la più grande acciaieria d’Europa, seguendo la stessa strada può diventare anche quella più efficiente e moderna. Quella più ricca e produttiva. Questa è la sfida che una vera classe dirigente politica, economica, tecnica e sindacale deve raccogliere. Non la scelta, vergognosa, tra la salute e il lavoro.

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