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Ci saremo, alle elezioni e nel paese

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Quale sarà il nostro futuro e, soprattutto, cosa possiamo fare per il futuro del Paese? E’ per rispondere a queste domande che oggi, a Roma, abbiamo organizzato l’Assemblea nazionale dell’Italia dei Valori.
Noi abbiamo due obiettivi programmatici. Il primo è il rispetto delle regole e della legalità. Se rispettassimo davvero le regole della Costituzione, non manderemmo in giro i soldati a fare la guerra e ci sarebbe più equità nel sistema della tassazione.

Il nostro secondo obiettivo è, nel rispetto delle regole, quello di stare dalla parte dei più deboli, per difendere quelli che da soli non riescono a farlo. Dunque il secondo obiettivo è la giustizia sociale. Questo è il nostro progetto politico e su questo progetto non si può scendere a compromessi.

Invece il compromesso peggiore è quello di cui ho sentito parlare negli ultimi giorni: quando il segretario del Pd dice che, comunque vadano le elezioni, alla fine ci si dovrà alleare con il centro. Se le cose stanno così, vuol dire che quello non è più un vero centrosinistra.
Io qui non sto dicendo addio al Pd. Al contrario, gli sto chiedendo di ravvedersi, di non svendere la loro stessa storia. Gli sto dicendo che, forse, bisognerebbe mettere insieme una formazione più grande, che raccolga tutti quei cittadini del centrosinistra che si aspettano proprio questo: più legalità e più giustizia sociale.
Se il segretario del Pd dice, come ha detto, che la riforma Fornero non si tocca, io gli rispondo che c’è un popolo di centrosinistra che su questa linea non è d’accordo, e che gli vuole far capire che devono ripensarci. Altrimenti vincerete pure le elezioni, ma distruggerete lo Stato sociale.

Noi stiamo raccogliendo le firme per i referendum su lavoro. Mi appello ai militanti di Sel che le stanno raccogliendo con noi: provate a dirglielo voi a Vendola che deve rispondere a Bersani quando dice che la riforma Fornero non si tocca! E’ sulla base di questo che si deve decidere da che parte stare, non su quante poltrone ti danno.

Ma non basta avanzare critiche. Bisogna fare anche autocritica, e io oggi devo fare un’autocritica. Nel tentativo di far crescere rapidamente l’Italia dei Valori, mi sono messo a cercare nel territorio quel che si poteva trovare. Ho accettato che nel partito entrassero persone che avevano un loro blocco di controllo e potere nel territorio e venivano da noi alla ricerca di un futuro politico e professionale.
Il risultato è che negli anni il partito si è trasformato. Molti che si erano avvicinati onestamente si sono sentiti compressi e ghettizzati da coloro che avevano conquistato il controllo del partito e lo usavano per le loro finalità invece per i nostri obiettivi politici e ideali.

Noi siamo stati attaccati da ogni parte perché davamo fastidio, non perché abbiamo offeso qualcuno. Chiedere di sapere chi ha fatto la trattativa con la mafia – non se c’è stata, perché quello è già accertato da sentenze passate in giudicato – non vuol dire offendere nessuno, come non lo è rifiutare la logica di Monti. Il problema è che noi non abbiamo accettato il compromesso, e siccome eravamo diventati un partito forte, vicino alle due cifre, sono andati a cercare l’anello debole per disgregarci. Quelli che erano entrati nel partito per se stessi, quelle tante autonome “Italie dei Valori” che governavano i territori rispondendo non alla base ma al principe locale: ecco l’anello debole.

Per questo se oggi mi si chiede cosa penso della diaspora nell’IdV, io dico: “Benvenuta”. Quando c’è un virus, un bel salasso aiuta. Libera.
Ora noi dobbiamo fare il nostro congresso, ma in modo che non si intrecci con la scadenza elettorale. Io avanzo una proposta. L’anno prossimo non facciamo la festa di Vasto, ma il congresso dell’IdV, e propongo che il tesseramento vada dal primo gennaio al 30 giugno.
Questo congresso deve far nascere un nuovo bambino, che si chiamerà sempre Italia dei Valori ma dal cui simbolo dobbiamo togliere il nome Di Pietro, perché è ora di diventare adulti e perché dobbiamo dare un’idea della assoluta spersonalizzazione del partito. Se nel frattempo potesse nascere un’altra realtà che ci rappresenta tutti, io sarei ben contento di fare il “padre nobile”. Ma se non sarà così, io resisto pure con le stampelle!

Voglio oggi esprimere la massima solidarietà per un cittadino che ha il diritto costituzionale di manifestare le proprie idee: Antonio Ingroia. Contro di lui, per il solo fatto di aver esercitato il diritto alla libera espressione, c’è chi, come “Il Giornale”, sta cercando di realizzare una causa collettiva. Possibile che le idee le possano esprimere i condannati e non possano farlo i cittadini, e in particolare quelli che fanno il loro dovere rischiando anche la vita?

Noi non possiamo stare con l’agenda Monti e a mio avviso la maggioranza dei cittadini non sta né con Monti né con Berlusconi. Stanno con Bersani e con il centrosinistra, nella speranza che cambino questa agenda. Ma non lo stanno facendo. Noi possiamo essere uniti nel centrosinistra, ma su un programma. Se questo non succede è perché il Pd vuole portare avanti un altro programma. Ma se noi siamo in alternativa rispetto al governo Monti, chi non vuole mettersi con noi lo fa perché vuole proseguire con le politiche di Monti. Allora vuol dire che il vero centrosinistra siamo noi.

Noi cercheremo fino all’ultimo di spingere verso un ravvedimento operoso del Pd, ma non possiamo aspettare fino a restare col cerino in mano. E’ chiaro che dobbiamo partire. Ferma restando la nostra collocazione di centrosinistra, capita che ci siano delle emergenze. La prima è non violare la volontà del corpo elettorale. A chi sto parlando? Al capo dello Stato. C’è, infatti, un buco nella legge sui referendum. Abbiamo iniziato a raccogliere le firme il 12 di ottobre. Non potevamo farlo prima dato che, per legge, il referendum non si può svolgere l’anno delle elezioni e dunque dovevamo depositare le firme nel 2013. Abbiamo iniziato la raccolta il 12 ottobre proprio per depositare le firme il 9 gennaio.

Ma se Lei, signor Capo dello Stato, scioglie le camere il 31 dicembre, noi non possiamo più depositare le firme, e io questo non potevo certo saperlo l’anno scorso! Le pare giusto non inserire nel decreto di scioglimento delle Camere, come io qui le chiedo ufficialmente di fare, una norma che preveda che quelle firme siano comunque valide?

La seconda emergenza sono le elezioni. Il 17 e 18 febbraio o al massimo il 24 si andrà a votare. Il simbolo si presenta il 4 gennaio. La presentazione delle liste deve avvenire il 13 gennaio. E’ una lotta contro il tempo.

Man non è vero che nel Paese reale solo noi abbiamo contrastato sia Berlusconi che Monti. Ci sono tante altre realtà che si sono sviluppate nel Paese contrarie sia a Berlusconi che alle politiche di Monti. Alcune, come il Movimento 5 stelle, sono in alternativa ai partiti e non a vogliono dialogare con nessuno. Altre vogliono cercare le condizioni per evitare che in Parlamento si realizzi una maggioranza filomontiana.

Allora, fermo restando che noi siamo e rimaniamo un partito, nel fare la lista dobbiamo andare da soli o costruire una lista civica mettendo insieme tutte queste realtà che parlano la stessa lingua e si rivolgono allo stesso tipo di elettorato? A questa domanda non possiamo rispondere oggi. La decisone la prenderemo nell’esecutivo nazionale, covocato per il 27 dicembre.

Ma prima dobbiamo vedere se questa realtà esiste davvero. Dobbiamo vedere chi ci mette la faccia. L’idea di mettere insieme tutto questo vasto mondo che vuole reagire alle politiche di diseguaglianza sociale portate avanti nell’ultimo anno anche con i partiti di centrosinistra che hanno appoggiato Monti, per convincere quei partiti a una resipiscenza operosa e per superare il quorum portando così quelle battaglie in Parlamento è una responsabilità che ci dobbiamo prendere. Ma dobbiamo vedere chi sono queste forze, chi ci mette la faccia e chi ci mette la firma e il nome. Armiamoci e partite però no. Se un nome di grande prestigio dice io ci sto ma non mi posso candidare, allora non va bene.

Io ho sentito grandi personalità che rappresentano pezzi di storia del nostro Paese, nella comunicazione, nell’economia, nella cultura, nella magistratura. Rivolgo loro un appello: il tempo stringe. Se vogliamo davvero trasformare le parole in fatti e dare ai cittadini a speranza di una realtà diversa, che non si abbandona alla mera protesta, che vuole costruire un programma alternativo e far rinsavire chi sta svendendo la propria storia e il proprio passato, questo è il momento.

Noi dell’Italia dei Valori in questa lista unitaria ci mettiamo la faccia, la firma e il nome, a condizione che anche quelli che stanno dicendo che bisogna trovare un’alternativa ci mettano il nome, la faccia e la firma. Altrimenti andremo da soli. Una cosa è certa. L’Italia dei Valori ci sarà in queste elezioni e soprattutto nel Paese. Ci saremo. Soli o ben accompagnati.

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