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Cosa vorrà fare Monti da grande?

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Non sarò certo io a tirare per la giacca Mario Monti, però penso che se ci dicesse chiaramente cosa vuol fare da grande e si candidasse davvero, contribuirebbe a fare chiarezza e a evitare situazioni di ambiguità e confusione molto pericolose.

Le ingerenze straniere negli affari di casa nostra sono per principio inaccettabili e mi sarebbe piaciuto che tutto il mondo politico, senza guardare alla convenienza immediata, avesse avuto la dignità di dirlo in modo molto più chiaro di quanto non sia stato fatto.

Però detto questo, ripeto che se Monti si candida ed esce una buona volta dall’ombra, fa un gran favore alla trasparenza e alla democrazia. In Italia oggi ci sono posizioni diverse. C’è chi, come Monti, pensa che il rigore, i tagli lineari l’eliminazione dell’art.18 siano il modo migliore per far ripartire l’economia di questo Paese e chi, come noi dell’Italia dei Valori, pur credendo nell’Europa e pensando che i conti bisogna davvero  metterli in ordine, ritiene che quella strada porta solo al precipizio e che serve invece una vera strategia di politica economica.

C’è chi, come il ministro Fornero,  pensa che una redistribuzione del reddito serva solo a rendere un po’ meno infelici i poveri e un po’ meno felici i ricchi e a questo punto è meglio non farla e chi, come me, pensa che invece un po’ di giustizia sia necessaria sempre, specie quando un Paese deve fare grandi sacrifici.

Queste sono posizioni chiare, legittime e alternative tra loro, proprio come succedeva negli Usa tra Obama e Romney. Poi c’è una terza posizione che mira solo a confondere le acque. E’ quella di Berlusconi che un giorno tira giù Monti, il giorno dopo lo candida, poi ci ripensa di nuovo, col solo scopo di salvare se stesso dai processi e le sue aziende dalla crisi economica.

Questa terza posizione è quella che rischia di fare più danni perché confonde tutto, costringe il PD, per reazione, a diventare più montiano di quanto non sia davvero, spinge l’Europa a ingerenze mai viste e fomenta tipiche soluzioni né carne né pesce, come l’idea di cambiare strada rispetto a Monti restando però a braccetto con lui.

Se invece Mario Monti scendesse in campo in maniera limpida, le due alternative che ci sono in Italia si confronterebbero in modo trasparente e leale, e gli italiani potrebbero scegliere. Così, dopo aver invidiato tante volte il modello elettorale statunitense, potremmo prenderli d’esempio e a vincere, alla fine, sarebbe comunque la democrazia.

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