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Che Paese siamo diventati

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Quanto sta accadendo in questa campagna elettorale è di una gravità inaudita e senza precedenti. Stiamo assistendo ad una continua lesione dei diritti sanciti dalla Costituzione. Sia il servizio pubblico radiotelevisivo sia le emittenti private hanno deciso, ignorando la legge, che i soli candidati premier ad avere uno spazio riservato debbano essere Bersani, Monti e Berlusconi, ossia i capi coalizione, il resto al loro buon cuore. L’ultimo sfregio è accaduto ieri su Rai Tre, a Ballarò, dove sono andati in onda gli appelli al voto dei soliti tre. Ma chi lo ha deciso? Dove è scritta questa regola? E’ una vergogna, una scelta editoriale non degna di un Paese civile, che lede i principi democratici e che costituisce un attentato ai diritti politici dei cittadini. Per far valere le nostre ragioni, andremo in Procura, chiederemo una verifica sull’applicazione della legge sulla par condicio e chiederemo se l’Agcom, ossia il cosiddetto controllore messo lì dalla maggioranza politica che componeva questo Parlamento, abbia verificato realmente le condizioni di parità tra i vari soggetti politici. I dati sulle presenze tv sono inequivocabili e registrano un’assenza di Rivoluzione civile che viola palesemente la Costituzione. Infatti, persino ciò che è accaduto ieri a Sky dà il polso del mancato rispetto delle regole: è stato ripreso il comizio di Grillo senza alcun contraddittorio. Ci auguriamo che Sky voglia riservare a Rivoluzione Civile lo stesso trattamento per la chiusura di giovedì a Roma, alle ore 20.30, presso il Gran Teatro in Piazza Sandro Ciotti – Saxa Rubra. Quello che sta avvenendo non è degno di un Paese europeo e democratico, ma ricorda da vicino i comportamenti dei regimi autoritari. E’ vergognoso che le regole di applicazione della par condicio non vengano rispettate e che Berlusconi, Monti e Bersani abbiano il monopolio dell’informazione. Quando entreremo in Parlamento, oltre a risolvere il conflitto d’interessi, abrogheremo la legge Gasparri e riformeremo la cosiddetta autorità di garanzia, l’Agcom, che mai come in questi giorni sta dimostrando la propria natura: ossia quella di un organo di parte. Ma sappiamo che i suoi componenti sono stati indicati dalla maggioranza parlamentare: il controllore è stato indicato dal controllato. Ma che Paese è diventato il nostro?

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