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Fallimento completo

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La riforma Fornero è stata un fallimento completo, un disastro da tutti i punti di vista. Non lo dice Antonio Di Pietro, la Cgil, o moltissimi lavoratori. Lo dicono i dati, che hanno la testa dura e non basta la propaganda a zittirli, e lo dice anche Confartigianato. Mi permetto di ricordare che, in Parlamento, solo noi dell’Italia dei Valori lo avevamo detto e ripetuto, inutilmente. Avevamo ragione noi, avevano torto il governo Monti e tutti i partiti che quella riforma l’hanno votata.
Cancellare l’articolo 18 e togliere ai lavoratori i loro diritti doveva aumentare l’occupazione. Invece, la disoccupazione è passata dal 10,6% all’11,7% e non raccontiamoci che è così in tutta Europa perché negli altri Paesi la disoccupazione è aumentata, sì, ma in percentuale di meno della metà.
I risultati della signora Elsa Fornero, in termini di occupazione, sono i peggiori degli ultimi nove anni. Lei e Monti hanno battuto Berlusconi e Sacconi, e sì che ce ne voleva. Il sondaggio diffuso ieri da Confartigianato lo conferma: il 65% degli iscritti afferma che la riforma ha avuto effetti negativi sia sulla crescita che sull’occupazione.
La cancellazione dell’articolo 18 ha prodotto danni immensi nella civiltà del Paese e nella vita materiale di milioni di lavoratori. Di buono non ha portato niente: non un posto di lavoro in più, non un precario in meno, non un euro di investimenti esteri in più. E allora, dico io, cosa aspettiamo a cancellarla?
Capisco che i partiti abbiano qualche difficoltà nell’ammettere di avere sbagliato, ma certe volte ci vuole un po’ di umiltà. Il senso di responsabilità è questo, non andare a sproloquiare in tv per farsi un po’ di propaganda.
Io credo che Bersani avrebbe dovuto inserire il ripristino dell’articolo 18 nel suo programma di governo e, se quel governo riuscirà a farlo, credo che darebbe un segnale concreto di enorme importanza.
Non so se riuscirà a formare un governo e non so se, nel caso, avrà quel coraggio. Ma se non lo avrà, ci penseranno i cittadini con uno dei referendum per cui l’Italia dei Valori ha raccolto, con molte altre associazioni e partiti, le firme.
Sarà la vera democrazia diretta, non quella fatta di ciance, a restituire ai lavoratori l’articolo 18 e il contratto nazionale, e poi, se i partiti non lo faranno prima, a eliminare il finanziamento pubblico e la vergogna della diaria per i parlamentari. Se il Parlamento farà tutte queste cose da solo tanto di guadagnato. Altrimenti, come col nucleare e l’acqua pubblica, ci penserà il popolo sovrano.

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