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A chi importa della Costituzione?

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Mi dispiace dirlo, ma l’idea di tenere in piedi, come se nulla fosse, un governo senza fargli chiedere la fiducia alle Camere non sta né in cielo né in terra. Sicuramente non sta nella Costituzione, che all’art. 94 non lascia nessun dubbio sul fatto che un governo debba ottenere la fiducia da parte delle Camere. Cioè del Parlamento di questa legislatura, non di quella precedente. Mai come in questo caso bisogna dire che ‘Carta canta’.

Tra l’altro, il governo Monti non aveva più la fiducia nemmeno del Parlamento precedente. Altrimenti perché mai si sarebbe dimesso e perché avremmo votato con due mesi di anticipo? E’ vero, la fiducia gli era stata tolta non con il voto parlamentare ma con un discorso in Parlamento, trasmesso in diretta tv, del segretario del Pdl Alfano. Non ci fu nessun voto di fiducia o sfiducia perché, dopo quel discorso di Alfano, il governo si dimise. Come si fa, quindi, a votare la sfiducia a un governo che se n’è già andato da solo?

Anche la convocazione dei comitati di saggi c’azzecca pochissimo con la Costituzione e con le regole della democrazia. I vertici istituzionali, naturalmente, hanno tutto il diritto di chiedere un consiglio a chi vogliono, anche riunendo una decina di persone di cui si fidano. Ma non si capisce come questi comitati consultivi possano avere, di nome o di fatto, un ruolo ufficiale. Ancora meno si capisce, non essendo né carne né pesce, ed essendo composti dalle stesse persone che fino a ieri hanno creato il problema che oggi dovrebbero risolvere, cosa possano fare per chi ha bisogno di concretezza e rapidità.

Come i giovani disoccupati, il cui numero è ormai stratosferico: il 37,8%. Conseguenza, questa, della disastrosa situazione in cui versa il nostro Paese e della mancata attuazione di qualsiasi misura per lo sviluppo e la ripresa economica. Infatti, la verità è che i comitati servono solo a perdere tempo, in modo che sia il prossimo capo dello Stato a prendere l’unica decisione razionale e democratica possibile. Inviare alle Camere il segretario del primo partito, visto che non è possibile trovare formule magiche per mettere d’accordo il diavolo e l’acqua santa. Se Bersani prende la fiducia governa, se non la prende resta in carica fino alle elezioni che devono tenersi al più presto.

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