- Antonio Di Pietro - http://www.antoniodipietro.it -

Quei 120 miliardi di evasione vadano al lavoro

C’è una crisi economica che va affrontata al più presto. La classe media è destinata a sparire, la nostra gioventù emigra e il Paese ogni giorno che passa diventa più povero. Senza investimenti e senza lavoro il motore non si riaccende, i consumi non ripartono. E quel miliardo che il governo intende assegnare all’occupazione non è certo sufficiente a bloccare l’emorragia in corso. L’esecutivo dice: “la coperta è corta, non sappiamo dove reperire le risorse”, ma questa coperta ha delle parti nascoste, volutamente nascoste, e di cui l’esecutivo non intende avvalersi. E mi riferisco all’economia illegale che è lo zoccolo duro del nostro sistema. Basterebbe attingere da questa grande cassa del malaffare per rilanciare la crescita. Il mio non è un esercizio di retorica, è la realtà dei fatti. Perché l’evasione non viene contrastata adeguatamente? Si è consapevoli che chi ha evaso, ha rubato soldi alla collettività? Le nostre cronache sono piene di scandali che coinvolgono dirigenti e volti noti che evadono o che detengono all’estero i loro patrimoni. E non parliamo di cifre irrisorie, ma di miliardi, secondo la Corte dei Conti siamo intorno ai 120 miliardi annui, quindi 119 miliardi in più rispetto ai fondi assegnati dal Governo Letta al lavoro, se la matematica non è un’opinione. Ciò che ripugna di più è che tra questi evasori vi siano coloro che all’estero spesso rappresentano l’Italia: stilisti, imprenditori che si sono avvalsi di fondi pubblici, dirigenti di Stato e politici della prima e della seconda ora. In un Paese normale, civile e democratico, un governo degno di questo nome avrebbe subito punito chi agisce nell’illegalità, recuperato i fondi che giacciono in Svizzera, come hanno fatto altri partner  europei,  e premiato gli onesti. Purtroppo in Italia non funziona così, anzi, certi personaggi discutibili sono diventate icone della nostra società, esempi da seguire. Insomma in questo ventennio berlusconiano, c’è stata anche una trasformazione  culturale che ha compromesso il nostro Paese e che ha legittimato l’ingiusto operato dei nostri politici. Adesso, ed è bene ricordarlo,  il governo Letta sopravvive grazie all’accordo fatto con quell’individuo che è stato condannato in appello a quattro anni per frode fiscale e interdizione dai pubblici uffici. E come possiamo sperare che prenda le risorse per il lavoro dalla cassa dell’economia illegale, che tra corruzione ed evasione ammonta a 180 miliardi annui? Ci vorrebbe un sussulto di dignità, un calcio ai ricatti del Cavaliere. Ci vorrebbero le mani libere e la schiena dritta, come richiesto dagli elettori. Il Pd si smarchi, non ceda ai ricatti e per una volta pensi al bene degli italiani. Faccia in modo che quei 120 miliardi di evasione vadano al lavoro.