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Il referendum sulla giustizia ammazza il sistema, Beppe aiutami a spiegarlo

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Cari amici miei,

non cadete mai nell’errore di firmare un testo per partito preso, muovendovi sull’onda dell’emozione, anche se sono proposte che arrivano dai Radicali, ossia da coloro che hanno fatto alcune grandi battaglie di civiltà in materia di diritti.

Infatti negli ultimi referendum di Pannella vi sono tante luci, come i quesiti sull’abrogazione del finanziamento ai partiti, sulla libertà di scelta  nella destinazione dell’otto per mille, sulla cancellazione delle norme che ostacolano il lavoro e il soggiorno regolare degli immigrati, ma anche delle polpette avvelenate che riguardano la giustizia, come i quesiti sulla responsabilità civile dei giudici e, soprattutto, sulla separazione delle carriere.

Non è un caso che Berlusconi si sia precipitato a metterci il cappello, attivando tutte le sue strutture di partito. Il Cavaliere non è scemo e sa che la sua guerra personale contro i magistrati, al fine di garantirsi l’impunità, deve essere giocata su un ampio scacchiere. Alla faccia della democrazia e della Costituzione! Così ciò che fatica ad ottenere dal Parlamento, può ottenerlo in altro modo, con qualcun altro che inconsapevolmente ci mette la faccia per lui. Soprattutto attraverso la campagna di disinformazione che fa sembrare panacea di tutti i mali ciò che non  lo è .

Anche il mio amico Beppe Grillo stava per cadere nell’errore di sostenere tout court i referendum dei radicali, senza dividere il grano dal loglio. Ma sono sicuro che, dopo la chiacchierata telefonica che abbiamo avuto, adesso rimedierà con un bel post sul suo blog  in cui spiegherà, come sto facendo io, dov’è la trappola.

Caro Beppe, scrivi a lettere cubitali che i quesiti radicali, riguardanti la giustizia, ammazzeranno definitivamente il sistema e azzopperanno l’azione dei giudici, e che l’unico vincitore sarà il Cavaliere, che assapora già la vittoria. Infatti, quelle proposte fanno rientrare dalla finestra tutto quello che noi, la scorsa legislatura, siamo riusciti a far uscire dalla porta. I soliti noti vogliono ottenere il blocco di tutta l’attività penale, in quanto in un quesito si propone la cosiddetta ‘responsabilità civile dei giudici’, che rappresenta una vera e propria punizione, visto che una sanzione disciplinare può essere messa in atto già da subito con l’intervento del Csm. E non dimenticarti della proposta di separazione delle carriere dei magistrati. La separazione delle carriere è  l’anticamera dell’esclusione dell’obbligatorietà dell’azione penale, attraverso il controllo dell’esecutivo sul pubblico ministero. E’ una proposta gravissima perché verrebbe a mancare uno dei cardini della nostra Carta costituzionale: l’autonomia della magistratura.

Insomma, Beppe, voglio credere che il tuo sia stato solo un abbaglio, adesso aiutami a spiegare agli italiani quanto sia grande il pericolo rappresentato da quei quesiti sulla giustizia. Fallo subito, prima che sia troppo tardi. La partita che sta facendo il Cavaliere è ignobile e si gioca su più fronti, a partire dall’ambito parlamentare. Infatti la famosa legge 361 del ’57, che stabilisce l’ineleggibilità di chi è referente economico di una  società concessionaria di frequenze televisive, rischia già di essere derubricata in quanto alcuni esponenti del Pd hanno messo in campo un ddl che ne stravolge il senso, sostituendo l’ineleggibilità con l’incompatibilità. Ciò con l’obiettivo di ostacolarne il merito, allungarne il percorso e infine farlo passare in cavalleria. Poi la partita ha un’altra tappa: il responso della Cassazione del 30 luglio. E in anticipo, alcuni partner di Governo hanno già annunciato, nel caso di conferma del giudizio in terzo grado, faranno in modo che il Parlamento ribalti la sentenza in giudicato. Insomma qui si calpestano anni di diritto e Carta Costituzionale con un colpo di spugna e con il silenzio complice di tanti, visto che la loro poltrona di governo è legata ad un tizio che fa politica per sfuggire alla giustizia. Altro che crisi economica e problemi dell’Italia reale!

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