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Amato aprì la strada a Berlusconi, la sua nomina pone un dubbio legittimo

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Ogni giorno ha la sua pena. Oggi il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha nominato Giuliano Amato alla Corte Costituzionale. Quest’atto è nelle prerogative del Capo dello Stato, che gli vengono riconosciute dalla Costituzione, articolo 135. E’ chiaro che i nostri Padri costituenti pensarono a queste modalità di nomina perché il giudice fosse realmente terzo e al di fuori dell’agone politico. La designazione sarebbe dovuta ricadere su una spiccata personalità, distintasi per imparzialità e per il lavoro portato avanti con assoluta indipendenza. Ma in questo caso c’è poco di imparzialità e di estraneità alla politica. Infatti, Giuliano Amato è un politico navigato della prima e della seconda Repubblica, deputato per diverse legislature a fianco di Bettino Craxi, è stato due volte Presidente del Consiglio, nonché ministro in tre governi. E soprattutto, vista l’attualità dell’argomento, evidenziamo come sia stato l’uomo chiave per il destino di Berlusconi. Non dimentichiamo infatti che, su ordine di Craxi, varò la prima legge ad personam per permettergli di acquisire il monopolio televisivo, la legge 4 febbraio 1985 n.10. Insomma è il padre dell’anomalia italiana, di quel conflitto d’interessi che fa capo al condannato per frode fiscale.

Quest’uomo da oggi entra a far parte della Corte Costituzionale, di quell’organo che nel breve periodo dovrà pronunciarsi su questioni delicate a cominciare dalla legittimità della legge elettorale. Se poi la giunta di Palazzo Madama dovesse  decidere, e ripeto illegittimamente, di sottoporre alla Consulta la questione dell’applicabilità della legge Severino al caso Berlusconi, Amato dovrà dire anche la sua. A questo punto è legittimo il dubbio sulla sua nomina alla Corte Costituzionale.  Fino a quando la storia e la verità di questo Paese dovranno essere umiliate?

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