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Lettera aperta al Capo dello Stato

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“Egregio Presidente della Repubblica,

sono d’accordo con Lei: la situazione carceraria italiana è disperata. Ribadisco, inoltre,  di essere convinto che il suo richiamo all’indulto e all’amnistia abbia motivi nobili e non sia uno strumento volto a trovare una scappatoia per Berlusconi. Sapevo, però, che il suo intervento sarebbe stato strumentalizzato e tirato per la  giacchetta, al fine di far rientrare dalla finestra chi è stato sbattuto fuori dalla porta (Berlusconi, appunto!).  Mi riferisco a quanti vorrebbero che i provvedimenti di clemenza da Lei invocati venissero applicati anche al condannato in via definitiva per frode fiscale, Silvio Berlusconi, assicurandogli così, ancora una volta, l’impunità.  A dirlo, da ultimo, è stato questa mattina,  addirittura, il  ministro per le Riforme costituzionali, Gaetano Quagliariello, che ha affermato che l’amnistia deve valere anche per Berlusconi.  Lei, Signor Presidente, ci insegna che l’amnistia non può essere utilizzata per assicurare l’impunità ai potenti di Stato, di qualunque grado, ruolo e colore politico. Può, invece, essere concessa solo in circostanze e per ragioni eccezionali. E la situazione delle carceri non si può neppure più considerare eccezionale, visto che  quest’emergenza va avanti da decenni e che ogni volta che viene concessa un’amnistia (l’ultima è del 2006) si dice che sarà l’ultima. Si tratta, quindi, di un problema finora mai risolto ma che andrebbe affrontato in maniera definitiva. Da un lato, è necessario, al fine di diminuire il numero di persone che sono in galera, depenalizzare quei reati che non sono ad alto allarme sociale. Mi riferisco, in particolare, a quello di clandestinità, alla legge Bossi-Fini, al reato previsto per la  semplice detenzione di qualche spinello, o a quello dell’enorme aggravamento delle pene, previsto dalla legge ex- Cirielli in caso di recidiva. Dall’altro lato, è necessario creare nuove strutture carcerarie, utilizzare quelle dismesse e completare i lavori di quelle non ancora pronte.

Detto ciò, mi amareggia e mi sconcerta che un ministro della Repubblica (nel caso specifico Quagliariello) si permetta  di dare un aut aut di questo genere: o l’amnistia vale anche per Berlusconi o non si deve fare.  Avanzando, in questo modo,  un ricatto politico nei confronti della maggioranza e del Paese di estrema gravità e che perciò non può passare sotto silenzio, nemmeno da parte sua, Signor Presidente. Credo, pertanto, che Lei debba rispondere con un altro appello, così come ha fatto quando ha annunciato l’amnistia, per indicarne i limiti e le condizioni ed evitare così che i ministri berlusconiani possano strumentalizzare le sue parole.  Se la proposta di Quagliariello dovesse passare sarebbe un’offesa al Paese e un calcio allo Stato di diritto e alla democrazia. Mi auguro che il Pd non accetti questo ricatto, tenga la schiena dritta, altrimenti diventerebbe complice. Anzi, per essere più chiari: mi auguro che l’amnistia e l’indulto, da Lei proposti, non vengano affatto realizzati, proprio per non intaccare la credibilità delle nostre istituzioni”.

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