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9.8.2017 – “Se proprio me lo chiedono, mi candido” Intervista rilasciata a ‘Il fatto quotidiano’

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Il ritorno di Di Pietro – “Vorrei fare da arbitro, ma mi sacrifico per il mio Molise”

di Tommaso Rodano | 9 agosto 2017

Riecco Antonio Di Pietro. Il magistrato che ha fatto a pezzi la Prima Repubblica, l’ex ministro ulivista, l’inventore dell’Italia dei Valori si riaffaccia quatto quatto sulla scena politica. Ricomincia dal basso. “Il mio piccolo Molise è ostaggio di personalismi, egoismi e conflitti. Il centrosinistra è diviso, proprio come a livello nazionale. Io sono un uomo di centrosinistra e voglio dare il mio contributo per tenerlo unito”. Di Pietro garantisce che non avrebbe nessuna voglia di impegnarsi in prima persona. Giammai. Ma in fondo in fondo, se proprio ci fosse bisogno del suo sforzo personale per tenere insieme una coalizione tanto litigiosa, sarebbe disposto a candidarsi per fare il governatore del Molise (per le Regionali si vota a febbraio 2018). “Ma solo se me lo chiedono tutti e sono tutti d’accordo”.

Di Pietro, ricomincia da capo?Personalmente ritengo di aver già fatto il mio dovere da magistrato e anche da politico. Ma sono tornato nel mio Molise e ho trovato una situazione politica di estrema conflittualità. Mi piange il cuore.

Quindi si è messo al lavoro per rimettere insieme i pezzi.Mi sono permesso di chiedere ai notabili del centrosinistra molisano, parlandoci a uno a uno, come avessero intenzione di presentarsi alle elezioni del prossimo anno. Ognuno di loro mi ha risposto: ‘Se ci sta quello, allora non ci sto io’.

Il solito vizio della sinistra.Io ho provato a fare da garante, da arbitro, per cercare un punto di incontro: ‘Metto a disposizione la mia masseria – gli ho detto –, parliamo tutti insieme, troviamo unitarietà’. Ma non è stato possibile. Invece molti di loro mi hanno fatto presente: ‘Tu sei al di sopra delle parti, potresti rappresentarci e unirci’.

E lei?Ho risposto: ‘Vorrei tanto non candidarmi. Ma se è proprio necessario, per il mio Molise, sono disposto a ricominciare. Però a una sola condizione: che tutti si riuniscano attorno al mio nome, altrimenti non ne ho nessuna intenzione’.

Dunque torna in campo.Ripeto, vorrei fare da arbitro, ma se intorno a me si può ricostruire l’unità, allora lo faccio. Il Molise è più piccolo di un rione di Roma o Milano. Conta come un due di bastoni con la briscola a coppe. Se ci si divide, non si va da nessuna parte.

È una versione molisana della “vinavil” di Prodi. Io politicamente nasco con Romano Prodi nell’Ulivo. Come lei sa, sono affezionato agli amici a 5Stelle: sono stati fondamentali per far sfogare la rabbia dei cittadini, non mi sentirà mai parlare male di loro. Ma con tutto il rispetto, sono un uomo di centrosinistra. E mi chiedo: l’anno prossimo, con questo casino, quale centrosinistra si potrà votare?

Magari quello di Pisapia. Rispetto e apprezzo il lavoro di Pisapia e Bersani, però sia a loro che a Renzi, dico questo: trovate un punto d’incontro. Bisogna andare uniti.

Con questo Renzi è difficile, non trova? Sono stato molto critico con Renzi e lo sono ancora. Ma caro Bersani e caro Pisapia, non basta dire che Renzi non va bene. Bisogna avere umiltà e determinazione. Fossi io a scegliere se dialogare o non dialogare con Renzi, mi siederei subito al suo tavolo.

 

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