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29 Luglio 2010

Grazie a tutti

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Cari Amici, care Amiche,
abbiamo ritenuto un nostro preciso dovere impegnarci per contrastare alcune nefandezze di questo governo: privatizzazione dell’acqua, legittimo impedimento, ritorno al nucleare; abbiamo posto fiducia nella capacità del partito di rispondere positivamente a questo impegno; abbiamo creduto nella risposta dei Cittadini italiani. Abbiamo così promosso i 3 referendum che dal primo maggio ci hanno visti presenti nelle piazze italiane assumendoci la responsabilità dell’azione in difesa della democrazia.
Ebbene, circa 2.200.000 firme, complessivamente per i 3 referendum, sono state depositate in Cassazione!
Un grande risultato che evidenzia la nostra capacità operativa; la miglior risposta ai denigratori e ai corvi che in queste settimane hanno gettato schizzi di fango su di noi. Anche tra noi qualcuno si è disimpegnato, altri hanno remato contro; il partito farà un’attenta analisi dell’impegno profuso e adotterà gli opportuni provvedimenti.
Ma oggi è il giorno del GRAZIE!
Grazie a quanti hanno passato ore e ore ai gazebo, grazie a chi ha dato disponibilità alla certificazione, grazie a chi ha caricato i dati, grazie a chi ha corso presso gli uffici comunali per il ritiro dei certificati, grazie allo staff che presso la sede di Roma ha controllato e lavorato la montagna di documenti arrivati.
GRAZIE a tutto il partito di cui sono orgoglioso esserne presidente. Ci aspettano ancora molte sfide, abbiamo ancora molto da fare, ma sono certo che, coesi ed uniti sapremo superare ogni difficoltà; intanto buone vacanze estive.

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28 Luglio 2010

Pdl polare

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Ieri scrivevo di Verdini. Lo invitavo a rimanere nel suo partito, il Pdl, nonostante le tensioni interne di chi lo avrebbe voluto espellere.
La permanenza nel partito degli indagati rappresenta un po' un marchio di riconoscimento per gli elettori alle urne. Il presidente del Consiglio, qualche ora dopo, commentando un'operazione dei carabinieri, probabilmente provato dalla fatica, si sbilanciava comicamente con un:  “La legalità è la mia stella polare”. Una stella offuscata, si direbbe, dando un'occhiata a quelle che, sulla carta, compongono poi il Pdl, partito di cui è presidente.
Il Fatto Quotidiano ha stilato, con tanto di dettagli, un elenco esaustivo di "stelle polari" da non seguire. Lo ripropongo di seguito. Ecco cos'è il Pdl e chi hanno mandato in parlamento coloro che lo hanno votato. Ecco cos'è la politica ai tempi di Berlusconi.

L'elenco pubblicato da "Il Fatto Quotidiano"

Abrignani Ignazio (deputato): è stato indagato a Milano per dissipazione post fallimentare nelle indagini sulla bancarotta Cit, agenzia di viaggi dello Stato.

Berlusconi Silvio (premier): 2 amnistie (falsa testimonianza P2, falso in bilancio Macherio); 2 assoluzioni per depenalizzazione del reato (falso in bilancio All Iberian, Sme-Ariosto); 8 archiviazioni (6 per mafia e riciclaggio, 2 per concorso in strage); 6 prescrizioni; 3 processi in corso (frode fiscale Mediaset, corruzione in atti giudiziari Mills, frode fiscale e appropriazione indebita Mediatrade), tutti sospesi in attesa che la Consulta si pronunci sulla legge sul legittimo impedimento.

Berruti Massimo (deputato): condannato a 8 mesi per favoreggiamento per aver depistato nel 1994 le indagini sulle tangenti Fininvest.

Brancher Aldo (deputato): condannato in secondo grado per falso in bilancio e finanziamento illecito, reato prescritto (il primo) e depenalizzato (il secondo). È imputato anche per la scalata Bnl, per la quale i suoi legali hanno chiesto il legittimo impedimento nel breve periodo in cui è stato ministro per il Federalismo.

Caliendo Giacomo (senatore e sottosegretario): indagato nell’inchiesta sulla nuova P3.

Camber Giulio (senatore): condannato a 8 mesi per millantato credito nell’ambito della Kreditna Banka. Era accusato di aver preso 100 milioni di lire.

Cantoni Giampiero (senatore): ha patteggiato 2 anni per corruzione e poi per concorso in bancarotta fraudolenta.

Ciarrapico Giuseppe (senatore): 5 condanne definitive fin dagli anni ‘70 per falso e truffa.

Comincioli Romano (senatore): imputato per false fatture e bilanci truccati di Publitalia, poi prescritto. Nel 2008 la giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato respinge la richiesta di usare le intercettazioni delle sue telefonate con Stefano Ricucci per la scalata al Corriere della Sera.

Cosentino Nicola (deputato ed ex sottosegretario): accusato di legami con il clan dei Casalesi, il Parlamento ha negato la richiesta d’arresto. Indagato anche nell’inchiesta sulla P3.

De Angelis Marcello (deputato): condannato a 5 anni per banda armata e associazione sovversiva come dirigente del gruppo neofascista Terza Posizione.

De Gregorio Sergio (senatore): è stato indagato a Napoli per riciclaggio e favoreggiamento della camorra e corruzione.

Dell’Utri Marcello (senatore): sette anni in appello per concorso in associazione mafiosa per le contestazioni precedenti il 1992. È indagato a Roma nell’inchiesta sulla P3. È accusato di calunnia per aver ordito un piano per screditare alcuni pentiti palermitani che l’avevano accusato nel processo per associazione mafiosa. Deve anche riaffrontare il processo per tentata estorsione ai danni dell’imprenditore siciliano Vincenzo Garaffa.

De Luca Francesco (deputato): è stato indagato per tentata corruzione in atti giudiziari: il clan camorristico dei Guida si sarebbe rivolto a lui per un processo in Cassazione.

Farina Renato (deputato): ha patteggiato 6 mesi (pena commutata in una multa di 6.480 euro) per favoreggiamento nel processo per il sequestro di Abu Omar.

Fasano Vincenzo (senatore): condannato a 2 anni per concussione nel 2007, pena indultata.

Firrarello Giuseppe (senatore): arrestato e condannato in primo grado a Catania a 2 anni e 6 mesi per turbativa d’asta per le tangenti sulla costruzione dell’ospedale Garibaldi. Poi prescritto.

Fitto Raffaele (deputato e ministro): rinviato a giudizio per sei reati, prosciolto per altri cinque. Ancora aperti 2 casi di corruzione, un illecito nei finanziamenti ai partiti, 1 peculato da 190 mila euro e 2 abusi d’ufficio.

Grillo Luigi (senatore): L’assemblea del Senato ha negato l’uso delle intercettazioni nell’ambito della Banca popolare di Lodi. Prescritto a Genova per truffa per la Tav.

Landolfi Mario (deputato): è stato indagato per corruzione e truffa. Nella stessa inchiesta 5 pentiti chiamano in causa Nicola Cosentino.

Matteoli Altero (senatore e ministro): rinviato a giudizio per favoreggiamento riguardo un abuso edilizio all’isola d’Elba. La giunta della Camera ha negato l’autorizzazione a suo carico.

Messina Alfredo (senatore): è stato indagato per favoreggiamento nella bancarotta di HDC.

Nania Domenico (senatore): condannato nel 1980 a 7 mesi per lesioni quando militava neigruppi di estrema destra. Condannato in primo grado per abusi edilizi. Poi prescritto.

Nespoli Vincenzo (senatore): accusato di bancarotta fraudolenta e riciclaggio. L’aula del Senato ha negato l’arresto.

Nessa Pasquale (senatore): accusato di concussione, il pm aveva chiesto l’autorizzazione all’arresto.

Paravia Antonio (senatore): arrestato per corruzione nel 1995, prescritto nel 2004.

Proietti Cosimi Francesco (deputato): è stato indagato a Potenza con Vittorio Emanuele per la truffa ai Monopoli. Roma ha archiviato. È stato indagato anche nella Capitale per il filone legato agli ambulatorie alla ex signora Fini Daniela Di Sotto.

Russo Paolo (deputato): archiviato per l’ipotesi di reato di concorso esterno in associazione mafiosa quando era Presidente della Commissione parlamentare rifiuti. È stato indagato anche per violazione della legge elettorale.

Scapagnini Umberto (deputato): è stato indagato per abuso di ufficio aggravato per i parcheggi sotterranei a Catania.

Sciascia Salvatore (senatore): condannato a 2 anni e 6 mesi per aver corrotto, quando era capo dei servizi fiscali gruppo Berlusconi, alcuni ufficiali della Gdf.

Simeoni Giorgio (deputato): è stato indagato per associazione a delinquere e corruzione per le tangenti sanità nel Lazio.

Speciale Roberto (deputato): condannato in appello a 18 mesi per peculato da parte della Procura militare perché da comandante della Gdf ha utilizzato per scopi personali aerei della Fiamme Gialle.

Tomassini Antonio (senatore): medico, condannato a 3 anni per falso: durante un parto una bambina nacque cerebrolesa ma lui contraffece il partogramma.

Valentino Giuseppe (senatore): è stato indagato per favoreggiamento, si sospetta che abbia rivelato a Ricucci che era intercettato quando era sottosegretario alla giustizia. Il Senato ha negato l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni.

Verdini Denis (deputato e coordinatore): indagato per l’inchiesta sulle Grandi opere, ora anche per la P3.

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Ora tocca a voi

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Lo scorso primo maggio l'Italia dei Valori ha avviato la raccolta firme per tre referendum. Tre iniziative per abrogare il legittimo impedimento, la privatizzazione dell'acqua e il pericolo nucleare. 
Lo abbiamo fatto per dare una chance ai cittadini, presi in giro da un Governo che aveva promesso altro. Il centrodestra non ha vinto le elezioni promettendo agli elettori una serie di leggi scansa-processi, oppure la privatizzazione dell'acqua pubblica o, peggio ancora, di voler fare dell'Italia un Paese nuclearizzato.
Ma dal giorno successivo alla vittoria elettorale, questo Governo ha ingessato il Paese con questioni personali. Ha bloccato la macchina amministrativa per tutelare gli interessi di una stretta cerchia di persone, infischiandosene dei veri problemi.
Questo Governo sta legiferando in modo improprio, poiché sta disponendo del potere esecutivo per portare a termine un mandato diverso da quello ricevuto dai suoi elettori.
Con i tre referendum, l'Italia dei Valori ha voluto dare un'opportunità al Paese, affinché la volontà di milioni di persone torni ad essere più importante di quella di una decina di persone. 
Questi tre referendum rimettono nelle mani dei cittadini la volontà di abrogare tre leggi che hanno un obiettivo molto chiaro: arricchire la cricca e annichilire la democrazia e lo sviluppo del Paese. 
Domani mattina, alle 10:30, depositeremo in Cassazione le firme raccolte e possiamo rassicurare i cittadini di aver raggiunto e superato il quorum delle 500 mila firme (oltre 2 milioni complessivamente), per ciascun quesito referendario con uno sforzo organizzativo e logistico senza eguali nella storia referendaria italiana. 

Dopodiché, la responsabilità potrà essere nelle mani di ogni singolo cittadino. Ognuno sarà chiamato a decidere per il futuro del Paese. Ognuno potrà promuovere o bocciare una legge che mette al riparo dalla giustizia le più alte cariche dello Stato, una legge che mira a privatizzare l'acqua pubblica e una legge che prevede l'installazione di centrali nucleari in Italia. 

Che ognuno faccia la sua parte, allora, smentendo tutte le statistiche e i dati che bollano i referendum come strumenti vecchi, inutili e morti.
Negli ultimi 15 anni, in Italia, lo strumento referendario è sempre caduto nel nulla per non aver raggiunto il quorum. Ne siamo coscienti e siamo a conoscenza delle difficoltà di questa sfida. Ma provarci è un dovere e gettare la spugna sarebbe da codardi.
Nessun altro partito ci ha aiutato nella raccolta firme. In ogni caso non abbiamo mollato. Il futuro del Paese non può passare dalle decisioni di un gruppo di ultrasessantenni che pensano solo ad arricchirsi. Non possono essere questi signori a decidere sull'installazione di una centrale nucleare che sarà un pericolo per le generazioni future che oggi non hanno neanche il diritto al voto. 
L'Italia dei Valori è al fianco dei cittadini. Come sempre. Ringraziamo tutti coloro che hanno sottoscritto la raccolta firme. 

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27 Luglio 2010

Verdini di vergogna

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Condividi la Vir@l Card Idv

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Denis Verdini ha lasciato la presidenza del Credito cooperativo fiorentino. Il coordinatore nazionale del Pdl è indagato, con Marcello Dell'Utri, Nicola Cosentino, Flavio Carboni e Massimo Lombardi, per violazione della legge sulla costituzione di società segrete nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta P3.
Si è dimesso dal suo incarico bancario e non dal partito."Non avrei alcun motivo per dimettermi dal Pdl", ha affermato, uscendo dalla Procura di Roma dopo nove ore di interrogatorio.

Sono rare le occasioni in cui mi trovo d’accordo con le dichiarazioni di uomini come Verdini e stavolta posso dire di esserlo.
Non reputo opportuno, infatti, a differenza del presidente della Camera, che Verdini debba lasciare il Pdl. Anzi, mi auguro che tutti gli indagati del Pdl restino con Verdini e nel Pdl, per fare un unico e grande partito dei disonesti, piuttosto che vederli riciclarsi da una bottega all'altra pur di far perdere tracce agli elettori e la memoria storica al Paese.
Non è Verdini a dover lasciare il Pdl. Non lo ha fatto Cosentino, non lo ha fatto Matteoli. E soprattutto non lo ha fatto Berlusconi, uno che di logge, corruzione e tangenti se ne intende. Sono gli italiani che devono lasciare il Pdl.
Per me l’importante è che questi signori abbandonino le istituzioni al più presto, e qualsiasi carica o responsabilità di pubblico interesse. E, se da un canto certi individui devono rimanere nel partito che meglio li rappresenta, altri dovrebbero prenderne rapidamente le distanze.
Il presidente Fini e i suoi sostenitori, che sotto attacco di alcuni giornali e vengono accusati di essere “manettari come Di Pietro”, devono al più presto abbandonare gli impresentabili compagni di viaggio che hanno ordito le leggi “salva cricca”, dal legittimo impedimento al disegno di legge sulle intercettazioni. Con la prima, si mettono le alte cariche dello Stato al riparo dalla legge. Con il secondo si tutelano i partiti e i loro affari dalle inchieste più scomode. Il legittimo impedimento protegge i Vip, il ddl sulle intercettazioni protegge i galoppini.
Votare la sfiducia al governo da parte dei finiani, appello che ho loro rivolto in queste ore, potrebbe essere l’inizio di questo necessario distinguo tra chi vuol fare politica in modo etico e chi, nella moralità, vede solo una vuota demagogia.
Condotta quest’opera di separazione della gramigna dal grano sarà più facile, per i cittadini, nonostante una legge elettorale che non consente di esprimere la preferenza diretta, sapere quale partito sia ricettacolo di corrotti e quali altri possano offrire, se non la certezza, almeno la speranza, di votare facce pulite.

E' proprio per protestare contro l’iniqua manovra varata dal governo e per contrastare la legge sull’eliminazione delle intercettazioni, a cui il bluff degli emendamenti dell'ultima ora non ha cambiato veste, che domani con la Cgil e dopodomani con il popolo viola e la Fnsi, l’Italia dei Valori manifesterà in piazza Montecitorio. Manifestare per la legalità, in questo caso, oltre ad essere un diritto, è anche un dovere.

Dopodomani, inoltre, depositeremo presso la Cassazione le firme raccolte per i tre referendum abrogativi: sul legittimo impedimento, sulla privatizzazione dell’acqua e sul nucleare.

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26 Luglio 2010

Vogliono spegnere la rete

28 e 29 luglio
In piazza contro il bavaglio

L’Italia dei Valori parteciperà il 28 e 29 luglio alla manifestazione organizzata in piazza Montecitorio dal Popolo Viola, insieme alla Cgil e alla Fnsi, contro la manovra finanziaria e il disegno di legge sulle intercettazioni. Continueremo a batterci dentro e fuori il Parlamento per ribadire il nostro ‘no’ convinto ad una manovra che premia gli evasori e i furbetti del quartierino e pesa sulle spalle dei cittadini e delle fasce più deboli della popolazione. Siamo pronti a mettere in campo tutte le iniziative necessarie per bloccare il ddl intercettazioni che lede lo Stato di diritto, aiuta la criminalità e le mafie e imbavaglia la libera informazione e la libera circolazione delle idee sulla Rete.

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Il Governo Berlusconi sta cercando di chiudere il web con una legge nata male e finita peggio, perché nel tentativo di rammendarla l’hanno storpiata e resa inattuabile. Di seguito pubblico un'intervista che ho rilasciato al quotidiano La Repubblica.

“Non bastava il bavaglio alla stampa, che rimane tutto, ora vogliono pure chiudere Google”. Non ha dubbi Antonio Di Pietro e sulla legge annuncia un ostruzionismo durissimo.

LA REPUBBLICA: Rettifiche sul web entro 48 ore. Che ne pensa?

ANTONIO DI PIETRO: “Solo in apparenza si vuol far credere che la norma serve per garantire la privacy, ma in realtà è un modo per spegnere la rete, la cui forza sta nella capacità di autoregolarsi lasciando che ognuno immetta le proprie osservazioni. Un esempio? Il web si è riempito della notizia che ero stato messo sotto indagine. Ma se avessi preteso che, non avendo ricevuto alcun avviso di garanzia, dovesse essere cancellata, l’unica soluzione era chiudere la rete, perché ormai la notizia si era diffusa a macchia d’olio”.

LA REPUBBLICA: Non è giusto che la vittima di un’informazione falsa pretenda la correzione visto che viene danneggiato?

ANTONIO DI PIETRO: “Ora che è stata chiesta l’archiviazione, ho subito inserito la mia replica. La democrazia della rete sta nel fatto che ognuno fornisce la sua versione perché tutti se ne facciano un’idea. Ma la pretesa di togliere una notizia in 48 ore non solo è impossibile, perché si dovrebbe chiudere Google, ma la conseguenza è che nessuno pubblicherà più nulla nel timore di sanzioni”.

LA REPUBBLICA: Non è troppo agitare lo spauracchio del bavaglio su Google?

ANTONIO DI PIETRO: “La rete è un’autostrada in cui viaggiano tante auto, anche quelle dei rapinatori, ma per prenderli non si può chiudere l’autostrada, ma dare loro la caccia e arrestarli. L’obiettivo di Berlusconi è imbavagliare la rete, obiettivo impossibile”.

LA REPUBBLICA: Altre vie?

ANTONIO DI PIETRO: “Una sola, chiudere l’autostrada di Google. È una censura a 360 gradi, di fatto irrealizzabile. Io pubblico una notizia, seguono i post, che vengono linkati e trasmessi in mille mailing list. Non posso rimuovere la prima notizia, ma risponderne civilmente e penalmente. Non posso correre dietro l’etere della comunicazione, l’iperspazio di cui non ho più alcuna titolarità. Ma la libertà della rete mi consente di diffondere la mia versione nell’immediatezza del fatto”.

LA REPUBBLICA: Cos’è inaccettabile nel ddl?

ANTONIO DI PIETRO: “E’ una legge nata male e finita peggio perché nel tentativo di rammendarla l’hanno storpiata e resa inattuabile. Le perle. La prima: la richiesta dell’ascolto a tre giudici. Con tribunali sotto organico e per l’incompatibilità di chi ha già trattato un caso tutto si bloccherà. La seconda: aver soppresso la norma Falcone che permetteva di intercettare i reati satellite. Ora restano quelli di mafia che sono l’atto finale di una progressione di indagini che parte da un reato non di mafia. La terza: le ambientali possibili nei luoghi di privata dimora solo se si sta commettendo un reato. Un assurdo logico e giuridico perché in caso di flagranza io arresto e non intercetto”.

LA REPUBBLICA: E Fini soddisfatto del compromesso?

ANTONIO DI PIETRO: “Non è una conclusione nobile, resta un ddl che blocca le indagini e imbavaglia l’informazione, perché pure con l’udienza-filtro le notizie non potranno arrivare in tempo reale e in modo completo. Posto che è una legge schifezza, quella di Fini è solo una resa cui l’IdV non vuole sottostare”.

LA REPUBBLICA: Che farete?

ANTONIO DI PIETRO: “Attueremo ogni tipo di protesta, referendum compreso augurandoci che il Pd ci venga incontro. Ma non lasceremo l’aula perché vogliamo gridare la nostra indignazione fino all’ultimo”.

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Passaparola di lunedì 26 luglio

Buongiorno a tutti, oggi iniziamo una serie di puntate estive, quindi per vostra e per mia fortuna molto più brevi di quelle ordinarie, che vengono registrate perché parto in vacanza.

La cricca e il nuovo CSM (espandi | comprimi)
Questo lunedì parliamo del Csm che sta per essere totalmente rinnovato dopo che i magistrati hanno eletto i loro 16 consiglieri, cosiddetti togati.


Un CSM pulito nell'interesse di tutti (espandi | comprimi)
Quindi sarebbe opportuno che i partiti facessero non uno, ma 10 passi indietro, sarebbe opportuno che il Capo dello Stato li invitasse nel momento in cui dice: eleggete i membri laici, perché i membri laici devono essere votati dal Parlamento con maggioranza qualificata, non con il 50% e quindi il rischio è che avvenga una spartizione, che il centro-destra dica al centro-sinistra: noi certa gente ve la votiamo e certa gente non ve la votiamo, ma anche che il centro-sinistra dica al centro-destra: certa gente non ve la votiamo, ne votiamo degli altri.

L’unico modo per farglielo sapere è scrivere, telefonare, firmare l’appello, mandare fax, e-mail a questi signori con la minaccia di non votarli mai più, se non ci daranno finalmente un Csm dal quale scompaiano le zampe dei partiti, almeno di alcuni partiti che dicono, sostengono e sperano che la gente ci creda di essere diversi da Berlusconi, passate parola!

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25 Luglio 2010

A proposito di me

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Oggi vi parlo di me. Lo faccio perché ritengo doveroso informare l’opinione pubblica di un fatto che mi riguarda e di cui, lo scorso mese di giugno, tutti gli organi di informazione avevano dato notizia con ampie aperture in prima pagina. Ora, invece, a vicenda conclusa, in molti fanno finta di non sapere.
Ricordate? Il mese scorso tutti gli organi di informazione dettero la notizia che la Procura della Repubblica di Roma aveva aperto un’indagine nei miei confronti per truffa e falso. Questo a seguito di una denuncia in cui si sosteneva che io avrei truccato le carte per intascare i rimborsi elettorali che il partito “Italia dei Valori – Lista Di Pietro” aveva ricevuto a titolo di rimborso elettorale.
La notizia dell’iscrizione del mio nome nel registro degli indagati era vera e, pertanto, hanno fatto bene i giornali e le TV ad informare l’opinione pubblica. Altrettanto bene hanno fatto i magistrati a mettermi sotto inchiesta: ero stato denunciato ed era – per loro – doveroso accertare come stavano in realtà i fatti. Meno bene hanno fatto alcuni specifici organi di informazione (mi riferisco soprattutto ai giornali berlusconiani) che hanno “sparato” la notizia in prima pagina dando per scontato che io avessi davvero commesso le cose per cui ero accusato. Tutto questo senza riferire che si trattava di una denuncia sul cui contenuto già altre volte, ben tre volte, il giudice penale aveva disposto l’archiviazione per totale insussistenza dei fatti.
Ma, ripeto, ad un uomo politico e ad un personaggio pubblico - quale io sono - può capitare sia di finire sui giornali che di dover rendere conto alla magistratura ed all’opinione pubblica del suo operato e ciò è capitato anche a me (in questa come in molte altre occasioni). Non me ne sono fatto un cruccio, quindi, né mi sono messo ad imprecare contro i magistrati che mi avevano messo sotto inchiesta né ho sparato al vento accuse di complotti o ritorsioni. Anzi, dissi subito – e lo ribadisco anche ora – che sono ancora pronto a stringere la mano ai miei accusatori di ieri e di oggi qualora essi – almeno ora, alla luce degli accertamenti svolti dalla magistratura - ne accettino le conclusioni.
Ma quali sono le conclusioni a cui è pervenuta la Procura di Roma? Nessuno lo sa perché nessun organo di informazione, ad eccezione de ‘Il Fatto Quotidiano’, ne ha dato notizia. Lo faccio io, allora: l’inchiesta si è conclusa ed il Pubblico Ministero ha richiesto l’archiviazione del procedimento penale, anche questa volta per totale insussistenza dei fatti.
Le accuse erano due ed a questo punto – per capire bene di cosa stiamo parlando - è doveroso riepilogarle:

- a dire dei denuncianti, io avrei dichiarato il falso (in violazione dell’art. 479 del codice penale) davanti al notaio di Roma il 1.12.2003, affermando che il codice fiscale n. 900245590128 fosse riferibile al partito dell’Italia dei Valori mentre esso farebbe capo ad una associazione privata avente lo stesso nome del partito ma del tutto diverso da esso;
- sempre a dire dei denuncianti, io avrei dirottato (in violazione dell’art. 640 del codice penale) a questa asserita associazione privata i contributi elettorali ricevuti nel periodo 2004 – 2007 dal partito IDV a titolo di rimborso elettorale per le elezioni al Parlamento europeo del 2004.

Trascrivo qui di seguito cosa ha riscontrato al riguardo la Procura della Repubblica di Roma, rinviando alla lettura integrale della richiesta di archiviazione qui allegata, per un migliore approfondimento (scarica e leggi il pdf - 1 Mb):

“dalla informativa della Guardia di Finanza e dalla documentazione acquisita è emerso che le quote elettorali maturate dall’anno 2004 all’anno 2007 sono state regolarmente versate sul c/c bancario acceso presso la Banca di Credito Bergamasco sito in Bergamo ed intestato al partito Italia dei Valori-Lista Di Pietro. Non appare configurabile, di conseguenza, una non trasparente gestione di tali fondi, atteso che gli stessi risultano depositati presso il conto corrente bancario intestato al partito, circostanza questa che non consente di ritenere ipotizzabile il delitto di cui all’art. 640 c.p. per assoluto difetto degli elementi oggettivi e soggettivi”. Il P.M. dice anche di più: “dalla documentazione acquisita emerge che i fondi erogati e depositati sul conto corrente di IDV non risultano poi essere transitati su altri conti intestati a diverse persone giuridiche”;
“dalla documentazione acquisita risulta che il codice fiscale è stato attribuito con provvedimento del Ministero delle Finanze al partito IDV: non può pertanto ritenersi falsa l’affermazione resa davanti al notaio di Roma in data 1.12.09 in quanto realmente quel numero di codice fiscale è stato attribuito al partito Italia dei Valori con provvedimento del Ministero delle Finanze fin dall’anno 2003. Si deve pertanto escludere l’esistenza di quelle condotte censurabili che si evidenziano nell’esposto, con conseguente insussistenza del reato di cui all’art. 479 c.p.”.

Questi sono i fatti, così come riscontrati dall’Autorità giudiziaria. Le conclusioni a cui essa è giunta mettono una pietra tombale sulle mille illazioni che sono state fatte circolare a proposito della gestione finanziaria dell’Italia dei Valori.
Invito tutti ad avere fiducia nella magistratura e ad affidarsi ad essa per far valere le proprie ragioni. Ah, dimenticavo: questa strada possono sceglierla solo coloro che sanno di non aver commesso nulla di male. Gli altri preferiscono la scorciatoia della denigrazione dei giudici e delle leggi ad personam! Ma questo dimostra che, appunto, non tutti i politici sono uguali.

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24 Luglio 2010

Anticorpi? Non ne sarei così sicuro

Stamattina sono stato ospite di SkyTg24. In video, e col testo che segue, ripropongo uno stralcio dell'intervista che ho rilasciato a Diletta Giuffrida.

Ha fatto bene il Presidente della Repubblica a lanciare l'allarme sulle squallide consorterie, ma che l'Italia abbia gli anticorpi è ancora tutto da dimostrare
Già all'inizio degli anni Novanta, era stato scoperto il sistema gelatinoso inerente l'intreccio fra affari-politica e affari-politica-mafia.
Ma le persone coinvolte in quel sistema sono ancora lì. Anzi. Si sono appropriate delle istituzioni e le utilizzano per fare leggi, provvedimenti, e prendere decisioni proprio per rafforzare il loro potere. Dunque, prima di dire che nel nostro Paese ci sono gli anticorpi, bisogna avere il coraggio di scovarli e dargli spazio per abbattere il male. Sono convinto che ci sia bisogno di un partito della legalità che metta insieme persone perbene contro le persone "permale". Prima che sia troppo tardi.
Perché il vero rischio non è la corruzione di pochi politici, ma quella di molti italiani. Dobbiamo preoccuparci del modello piduista che ha conquistato le coscienze.

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