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2 Settembre 2010

Che film ha visto la Gelmini?

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Oggi il ministro della Pubblica distruzione, Maria Stella Gelmini, davanti alle telecamere del Tg della Rai, ha affermato che non parla con i precari della scuola che stanno protestando da giorni contro la sua riforma e che sono arrivati a fare lo sciopero della fame, perché alcuni di essi appartengono all’Italia dei Valori. Insomma ha deciso che il precario ha diritto alla parola solo se fa parte della sua fazione politica, quindi del Pdl.
E’ un atteggiamento palesemente antidemocratico, tipico dei sistemi totalitari, dove il cittadino viene discriminato sulla base delle sue convinzioni politiche. La colpa dei precari in questione è quella di simpatizzare per IdV. Maria Stella Gelmini dimentica che anche questi docenti sono italiani ed hanno diritto di parlare, pensare e protestare, e un ministro di un Paese democratico ha il dovere di ascoltarli. Lei vuole scegliersi gli interlocutori, o meglio credo che voglia selezionarsi qualche utile pedina che possa avallare la sua disastrosa riforma che produce solo tagli e danni irreversibili. E’ la solita propaganda di regime che vuole nascondere la verità ai cittadini, negando ciò che è evidente a tutti.
E’ un comportamento gravissimo, degno di questo governo ormai al tramonto. Infatti, solo nelle dittature le proteste della società civile vengono bollate come opposizione politica proprio per nascondere la verità. Il ministro della distruzione Gelmini ha lasciato per strada milioni di precari che, dopo tantissimi anni di insegnamento, si ritrovano senza lavoro, senza speranza, senza futuro. Ha effettuato tagli di otto miliardi sul settore dell’istruzione pubblica che peseranno sul nostro Paese come un macigno. Ha tarpato le ali ai nostri figli che si ritroveranno senza un’adeguata formazione. Quando penso alle sue dichiarazioni rilasciate ai tg, mi chiedo: ma quale film ha visto? Ma nessuno l’ha informata di tutte le proteste degli insegnanti in giro per l’Italia, sui tetti delle scuole e in sciopero della fame? Questi docenti hanno dato la vita per un progetto che è alla base di uno Stato democratico, ossia l’istruzione.
Per anni e anni questi precari, ormai arrivati a trenta quaranta e anche cinquant’anni, hanno contribuito alla crescita culturale e sociale di questo Paese e adesso questo Governo, invece di ringraziarli, li manda a casa. Noi dell’Italia dei Valori continueremo a batterci per portare dentro il Parlamento le istanze di chi è in piazza a protestare, anche se i nostri interlocutori sono sordi e in malafede. Promuoviamo una mobilitazione nazionale sulla scuola insieme agli insegnanti.
Gelmini vuole lasciare a casa i precari? Noi manderemo a casa lei e il suo Governo.

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Il Paese deve liberarsi di Berlusconi

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Ieri sono stato a Torino alla Festa Nazionale del Partito Democratico. Ecco una parte del mio discorso:

Innanzitutto devo dire che mi sento a casa mia con il popolo del partito democratico a Torino, alla Festa del Pd di Torino.
Noi dell’Italia dei Valori non abbiamo mai messo in discussione il sistema bipolare, ovvero: prima delle elezioni si scelgono e si indicano ai cittadini quale coalizione, quale programma e quale candidato leader. E in questo sistema non abbiamo mai messo in discussione la necessità di creare un polo riformista di centro sinistra di cui essere cofondatori, membri a tutti gli effetti e facenti parte della stessa famiglia.
Dal 17 al 19 settembre a Vasto terremo la nostra assemblea programmatica in cui saranno presenti anche gli amici del Partito Democratico: anche lì come a Torino rilanceremo una coalizione che offra un’alternativa al periodo buio di Berlusconi.
L’Italia dei Valori si è distinta in questi anni nel denunciare agli Italiani la grave anomalia e il grave pericolo, il pericolo pubblico n.1 che rappresentano Berlusconi e la sua cricca. Noi siamo convinti, a differenza di altri che, a parte la presa della Bastiglia con i forconi, che non va bene, c’è un solo modo per liberare il paese dalla cricca berlusconiana: quello di convincere il 51 per cento dei cittadini che è meglio non votarlo, perché votando lui non stanno meglio loro, ma sta meglio lui e qualche amico suo.
Per questa ragione, per convincere i cittadini siamo convinti che bisogna fargli sapere chi è , cosa ha fatto e cosa sta facendo. Noi con questo signore non abbiamo mai voluto aprire un dialogo, abbiamo sempre fatto opposizione dura e determinata. Se anche il Partito Democratico lo farà, la strada sarà sempre più spianata. Ma non ci si mette insieme se non c'e' una condivisione di programma.
Fini e Casini stanno costruendo qualcosa contro il centrosinistra, non dobbiamo dare spazio a chi ci frega.
Di questo passo, ci si prende in casa un nuovo Mastella. Invece, lo ripeterò finchè potrò: il Paese deve liberarsi di Berlusconi, e lo possiamo fare con un’alleanza di un secondo, che lo sfiduci.
Poi, si vada alle elezioni con un programma definito, lasciando fuori chi con quel programma non ha niente a chè spartire, chi lavora da sempre per costruire il centrodestra, chi fa le coalizione seguendo il vento politico e alla prima sterzata è pronto a tradire, o ad offrirsi a chi paga di più. In questo periodo di crisi, bisogna andare oltre noi stessi e pensare agli elettori e al paese.

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1 Settembre 2010

Serve una rivoluzione politica

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"La politica si concentri sull'economia", non sono io a dirlo, nonostante sia un concetto che ribadisco da tempo, è il Presidente della Repubblica a lanciare un appello per salvare il Paese. Forse anche Napolitano ha letto il Financial Times, proprio come ho fatto io. Le previsioni di uno dei più autorevoli quotidiani al mondo non sono buone: l’economia italiana è attesa da un autunno molto caldo. Il giornale britannico lo scrive nella sua "Lex Column", in un editoriale intitolato "Italy's fading bella figura" dedicato alle sventure finanziare del nostro Paese. (scarica l'articolo in Pdf - 172 kb)
Negli ultimi dieci anni, dal 1999 al 2009, Berlusconi è sempre stato al Governo, tranne che nelle brevi parentesi D'Alema-Amato-Prodi. In questo periodo, il prodotto interno lordo in Italia è cresciuto di 10 punti percentuali in meno rispetto alla media della zona Euro. Nello stesso tempo le azioni di Piazza Affari hanno reso in media undici punti in meno rispetto all'FTSE Eurofirst 300, l'indice che misura l'andamento dei 30 titoli più importanti. I dati a cui fa riferimento il Financial Times sono quelli di Capital Economics.
Ma c'è di più: il vero problema italiano è l'economia reale con un livello di competitività per costo dell’unità del lavoro che, rispetto alla Germania, è sceso del 26% dal 1999, e con una produttività che è calata del 6%, al cospetto di una crescita del 7% nella zona Euro. Tutto ciò mentre le aziende di casa Berlusconi godono di ottima salute grazie ai provvedimenti e alle mosse di un Governo ad aziendam.
Il quotidiano britannico parla anche di una coalizione, quella al governo, che si sta auto-distruggendo, di una crisi interna al centrodestra che porterà solo stagnazione economica e del modello economico italiano che sopravvive nonostante le catastrofiche scelte governative.
L'editoriale del Financial Times è la fotografia di come gli investitori esteri guardino al nostro Paese. Un Paese dove il debito pubblico è ormai oltre il 120% del Pil, dove il default finanziario potrebbe essere questione di mesi, se non di settimane. In questo contesto si inserisce un Governo di figurine, gestite dal rais Berlusconi che ha tenuto per sé il Ministero dello Sviluppo Economico e che per tutelare le sue aziende e finire sui passaporti libici ha svenduto la dignità del Paese a un dittatore come Gheddafi. Oggi voglio dirlo con le parole del Financial Times: per riscoprire la crescita economica all'Italia serve una rivoluzione politica, non una politica per superare la crisi.

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31 Agosto 2010

Fischiamoli tutti

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Marcello Dell'Utri, condannato in appello a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, è un senatore del Pdl. E' soprattutto il co-fondatore (insieme a Silvio Berlusconi) di Forza Italia.
Ieri Dell'Utri, invitato a Como per parlare dei presunti diari di Mussolini durante la rassegna ‘ParoLario’, è stato costretto ad abbandonare il palco. Un gruppo di cittadini ha contestato il fatto che un condannato per mafia potesse intervenire durante un evento culturale.
Cosa deve dire alla gente un uomo che ha avuto rapporti con le cosche mafiose, che ha patteggiato la pena di due anni e tre mesi di reclusione per false fatture e frode fiscale nell'ambito della gestione di Publitalia '80 e che risulta indagato nell'inchiesta sulla P3, l’associazione segreta che ha tentato condizionare le decisioni dei giudici della Consulta sulla costituzionalità del Lodo Alfano? O meglio, cosa deve imparare un cittadino onesto, un precario, un impiegato, da un soggetto del genere?
Le proteste nei confronti di Dell'Utri sono un segnale positivo, nonostante si cerchi di sminuire l'accaduto con le solite analisi all'italiana. La presa di coscienza della popolazione è sempre più forte. E se personaggi come Dell'Utri vengono cacciati a suon di fischi dalle piazze, forse il risveglio sociale non è poi così lontano. C'è ancora un'Italia capace di indignarsi. Ed è proprio da qui che si deve ripartire. Iniziamo a zittire quelli come Dell'Utri in tutte le piazze d'Italia, perché non è lì che dovrebbero stare, ma in galera.
Sono convinto, oggi più che mai, che se tutti i cittadini potessero seguire quotidianamente in Aula le sedute parlamentari, dai banchi del Pdl non si alzerebbe più nessuno. Dell'Utri non può pretendere stima e apprezzamento dai cittadini, considerato che quelli come lui siedono in Parlamento grazie a una legge elettorale che il Paese non vuole, e grazie alla quale hanno evitato di finire in galera. Per questo, non mostrino le piume in pubblico. E' un fatto di decenza.

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30 Agosto 2010

Il cavaliere e la rockstar Gheddafi

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Il weekend appena trascorso verrà ricordato, in Italia, per la visita a Roma di Muammar Gheddafi. Il leader libico è stato accolto come una rockstar. Un'agenzia ha reclutato 500 hostess. Fotografi e cronisti hanno seguito, attimo dopo attimo, ogni spostamento del colonnello di Tripoli. Non c'è giornale che non riporti una sua foto in prima pagina. Lui, il dittatore libico, ha voluto lanciare un appello all'Europa affinché l'Islam diventi la religione dominante.
Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha parlato di folklore e ha "chiesto", come sa fare lui, di non gonfiare il caso.
Ma come è possibile siglare trattati con Gheddafi? Com'è possibile svendere la dignità dell'Italia? Come è possibile che, mentre gli altri Paesi ospitano leader democratici, in Italia arrivi un dittatore, venga accolto come una star in aeroporto con 500 ragazze reclutate apposta per lui?
Ci dicono che c'è un trattato di "amicizia" fra Italia e Libia, siglato nell'ottobre 2008. Dunque Berlusconi svenderebbe e umilierebbe l'Italia, trasformandola nel palcoscenico di un dittatore, in cambio di un trattato che prevede un esborso di cinque miliardi di euro in 25 anni per risarcire la Libia dai danni coloniali. In cambio, una strada prioritaria per le aziende italiane.
In realtà, però, dietro a questa storia c'è un grosso giro di affari che coinvolge direttamente il Presidente del Consiglio. Gheddafi fa la star in casa nostra perché Berlusconi tutela l'ennesimo conflitto d'interessi. Come scriveva il 'Guardian', qualche giorno fa, c'è un legame d'affari fra Gheddafi e Berlusconi. Una società libica chiamata Lafitrade ha acquisito il dieci per cento della Quinta Comunication, una compagnia di produzione cinematografica fondata da Tarak Ben Ammar, storico socio di Berlusconi. Lafitrade è controllata da Lafico, il braccio d'investimenti della famiglia Gheddafi. E l'altro partner di Ben Ammar nella Quinta Comunication è, "con circa il ventidue per cento del capitale", scrive il 'Guardian', una società registrata in Lussemburgo di proprietà della Fininvest, la finanziaria di Berlusconi. Sempre il 'Guardian' faceva notare il fatto che Quinta Comunication e Mediaset, ossia l'impero televisivo di Berlusconi, possiedono ciascuna il venticinque per cento di una nuova televisione via satellite, Arabala Nessma Tv, che opera anche in Libia, sulla quale il colonnello potrebbe esercitare influenza attraverso la quota che ha rilevato nella Quinta Comunication.
Il premier, quindi, svende la dignità del Paese per tutelare le sue aziende.
In compenso, però, fra qualche mese la foto di Berlusconi comparirà sui passaporti libici. Forse il Presidente del Consiglio, conscio della prossima sconfitta elettorale, ha deciso di scappare a Tripoli, che non è come la tunisina Hammamet, ma si sta bene anche lì.

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Passaparola di lunedì 30 agosto

Testo:

Buongiorno a tutti, torniamo in diretta dopo le vacanze, spero che siano andate bene per tutti quanti voi.
Torniamo a parlare di attualità, in particolare della seconda e terza carica dello Stato, la quarta, il Cavaliere, lasciamola un attimo da parte, perché è interessante vedere le novità che sono emerse sul presidente del Senato e sul presidente della Camera in questo mese in cui non ci siamo parlati in diretta e l'eco che le novità sui presidenti dei due rami del Parlamento hanno avuto presso la pubblica opinione. Cosa è emerso, quanto è grave e quanto se ne è saputo: c'è un'asimmetria totale sulle informazioni a proposito della seconda carica dello Stato, Schifani, e della terza Fini.

Il "caso" Fini (espandi | comprimi)
Fini, alla fine di luglio, è stato di fatto messo alla porta dal partito che aveva cofondato insieme a Berlusconi, è stato di fatto cacciato con una segnalazione ai probi viri del PDL – pare che il PDL abbia addirittura trovato dei viri probi, non si sa bene dove li abbia trovati – questi probi viri rimasti inattivi tutti questi anni, del resto non c'era materia per coinvolgere i probi viri, c'erano solo casi come quelli di Dell'Utri, Verdini, Cosentino, Brancher, Berlusconi quindi a che servono i probi viri?


Schifani e l'ombrello del Cavaliere (espandi | comprimi)
Vediamo ora che cosa succede a chi rimane sotto l'ombrello protettivo del Cavaliere, per esempio la seconda carica dello Stato, Renato Schifani.

Schifani e i fratelli Graviano (espandi | comprimi)
Altri due anni di indagine, una parte degli indagati assieme a Schifani viene poi arrestata per bancarotta aggravata dal favoreggiamento alla mafia, mentre viene archiviata sempre per insufficienza di elementi utili a ottenere il rinvio a giudizio, la posizione di Schifani e il filone principale.

Schifani e il palazzo dei mafiosi (espandi | comprimi)
La quarta e ultima novità su Schifani la racconta Marco Lillo sul Fatto Quotidiano e cioè che tra i vari clienti di Schifani c'era un certo Lo Sicco, un costruttore anche lui arrestato per mafia e condannato con sentenza definitiva nel 2008, che aveva costruito un enorme e mostruoso palazzo in piazza Leoni a Palermo, a due passi dal parco della Favorita; in quel palazzo abitavano fior di mafiosi, anche latitanti per un certo periodo.


Questo è in fondo la migliore prova su strada del conflitto di interessi, ed è anche la migliore spiegazione del perché nessuno, a destra come a sinistra, ha mai pensato a risolverlo.
Buona settimana, passate parola.

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29 Agosto 2010

La cacciata del Re Sola

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L'Italia va a rotoli, la situazione della scuola pubblica è disperata, i cittadini dell'Aquila sono sul piede di guerra è Berlusconi che fa? Tramite il suo prestanome Alfano, ripropone la legge che gli assicurerà la prescrizione nei suoi processi.
Mandiamoli via con un calcio nel sedere!
I nostri eroi sono i cittadini aquilani che hanno fischiato il rappresentante del Governo che voleva fare passerella accanto alle macerie del terremoto. Macerie che stanno lì a dimostrare le bugie della ricostruzione. 
I nostri eroi sono precari della scuola che in questi giorni a Palermo, finiscono in ospedale a causa del loro sciopero della fame. Perchè contestano la distruzione della scuola pubblica. A settembre vivremo sulla pelle dei nostri figli che vanno a scuola la truffa del “fare” berlusconiano. Tremonti e il suo braccio armato, il ministro Gelmini hanno tagliato 8 miliardi di euro. Ma sapete cosa sono 8 miliardi di tagli? Significa tagliare sul personale, 64mila precari che non solo non verranno normalizzati, ma perderanno anni di graduatorie e professionalità. Ma a farne le spese non saranno soltanto i lavoratori della scuola. Infatti questo governo ha cancellato anche tantissime classi della scuola dell’infanzia, in tutti gli asili nido. Lo ha fatto velocemente e impunemente, senza preoccuparsi di rendere la vita impossibile alle famiglie con bambini piccoli. E leveranno il tempo pieno: davanti alle scuole ci sono le file di genitori disperati che cercano di ottenere i pochi posti disponibili. Infine, hanno ridotto le ore delle superiori. Con una ciliegina marcia e indigesta sulla torta: ci saranno aule con 35 alunni, mentre il numero legale è di 26. Così il governo di centrodestra infrangerà sistematicamente le norme di sicurezza, anti incendio e sanitarie. Preparano il più grande licenziamento in massa della storia della Repubblica.
Per questo non staremo con le mani in mano: saremo al fianco dei lavoratori allargando a tutta Italia la protesta contro i tagli alla scuola pubblica già partita in Sicilia, saremo vicini ai cittadini aquilani, appoggiando le loro vertenze e chiedendo in Parlamento che la ricostruzione parti immediatamente, e – a costo di occuparlo, il Parlamento - impediremo l'ultimo colpo di coda del Caimano che presenterà l'ennesima legge ad personam, sul cosiddetto processo breve, che di breve ha soltanto il raggiungimento dell'impunità e non certo della verità processuale.
Sarà la nostra rivoluzione d'autunno per la cacciata del Re Sola.

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Due Paesi agli antipodi

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Il consiglio dei ministri tedesco ha approvato un disegno di legge volto a proteggere maggiormente i giornalisti dall'azione giudiziaria e quindi a rafforzare la libertà di stampa. In sostanza i giornalisti non saranno più perseguibili in caso di concorso nella pubblicazione di materiale riservato ottenuto da terzi.
Il consiglio dei ministri italiano, invece, cerca ormai da mesi di imbavagliare l'informazione del Paese con un Disegno di legge che anche l'ONU ha bocciato senza appello.
In fatto di libertà di stampa, oggi, la Germania si posiziona al 17° posto ed è indicata come nazione "libera". Con questo nuovo Disegno di legge scalerà ancora la classifica.
L'Italia, invece, è al 72° posto (penultima in Europa, peggio della Corea del Sud e ad ex aequo con l'India) ed è ritenuta "parzialmente libera". Se la legge bavaglio dovesse diventare realtà, sprofonderebbe ancora più in basso. (clicca e scarica il rapporto "Freedom of the presse 2010")
Sempre in Germania l'andamento del Pil ha fatto segnare una crescita record: un +2,2% nel secondo trimestre del 2010. Una crescita che trascina la ripresa dell'Ue. Oggi, quello tedesco è uno sviluppo in grado di autosostenersi.
Sempre in Italia, invece, il dato per lo stesso periodo si ferma ad un modesto +0,4%, che la posiziona come fanalino di coda fra i maggiori paesi europei. Il presidente del Consiglio, dopo mesi di finto ottimismo, si è svegliato e ora confida a Bossi di un pericolo Grecia per l'Italia.
Mi viene da dire che Italia e Germania sono due nazioni agli antipodi. Peccato che l'Italia si trovi sempre all'antipode sbagliato. L'unica soluzione è un'alternativa di governo valida e credibile. Un centrosinistra unito che non ha bisogno né dei finti moralisti finiani, né del partito di Cuffaro. Perché di Mastella ne abbiamo già
avuto uno
, e ha consegnato l'Italia nelle mani di Berlusconi.
Altra soluzione, utopistica, è un interscambio di governi, con la Merkel in Italia e Berlusconi in Germania. Giusto il tempo di portarli a crescita zero. E sempre che lo vogliano.

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