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Vogliamo la verità sulla trattativa

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Vogliamo sapere tutta la verità sulla trattativa fra Stato e mafia. Noi di IdV lo abbiamo gridato nelle piazze, lo abbiamo chiesto più volte in Parlamento e non ci stancheremo mai di ripeterlo e denunciarlo:  un Paese non può definirsi civile e democratico se non fa piena luce su una delle pagine più controverse e buie della sua storia e se non consegna alla giustizia coloro che hanno barbaramente ucciso chi lo ha servito con onestà e sacrifico anche a costo della propria vita. A distanza di 20 anni dalla stagione torbida della trattativa fra Stato e mafia continuano ad emergere frammenti di verità, come l’inedito filmato dei vigili del Fuoco, nel giorno della strage di via D’Amelio, in cui si vede un losco individuo armeggiare vicino all’agenda rossa del valoroso magistrato Paolo Borsellino. Chi era quell’uomo e per conto di chi lavorava? Non è più tempo di omissioni, depistaggi, strani suicidi e colpevoli silenzi. La procura di Palermo, nel processo sulla trattativa che inizierà a maggio,  ha chiamato a testimoniare personaggi eccellenti, fra cui il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.  Quella frase sugli ‘accordi indicibili’ contenuta nella lettera inviatagli dal suo consigliere giuridico, Loris D’Ambrosio, lo scorso 18 giugno, è inquietante. Tutti gli italiani hanno il diritto di sapere di quali accordi si parla e perché D’Ambrosio si dice preoccupato su episodi compresi fra il 1989 e il 1993. Al processo sfileranno tanti uomini delle istituzioni ai quali ci rivolgiamo: “Chi sa parli, non sia reticente, altrimenti si renderà complice degli assassini di tutti quei fedeli servitori dello Stato lasciati sull’asfalto e strappati all’affetto delle loro famiglie. Lo stesso Paolo Borsellino, poco prima di morire, disse: “Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”. E’ il più grande atto d’accusa del magistrato siciliano che ancora scuote molte coscienze e che dimostra quanto fosse arrivato vicino a dipanare la matassa di quegli ‘indicibili accordi’ di cui parlava il consigliere giuridico di Napolitano. Basta omertà, chi sa parli!

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Nuova legge elettorale, subito!

Occorre subito cambiare questa vergognosa legge elettorale. E’ di oggi la notizia che il Porcellum è all’esame della Consulta che, nei prossimi mesi, dovrà esprimere il parere di costituzionalità. Noi lo abbiamo sempre detto, in tutte le sedi, che questo sistema ha usurpato gli italiani di un loro diritto e non ha rappresentato realmente il loro voto, la loro volontà. Per questo, abbiamo raccolto un milione e duecentomila firme insieme ad un comitato promotore, composto da associazioni, cittadini e altre forze politiche, per chiederne la soppressione e il ripristino del Mattarellum, in modo che siano i cittadini, e non le segreterie di partito, a scegliere i propri parlamentari. Adesso questa pseudo maggioranza che governa, invece di pensare a come salvare Berlusconi dai suoi guai giudiziari, dovrebbe subito modificare la legge elettorale senza attendere il responso della Corte Costituzionale. Occorre ripristinare un sistema che garantisca realmente la democrazia e dia la giusta rappresentanza ai cittadini. Fino ad oggi, a nulla sono valse le nostre urla, né quelle delle associazioni e di tanti cittadini. La smettano di prenderci in giro e si attivino: gli italiani hanno diritto di scegliere, è un diritto sancito dalla Costituzione. E noi lo abbiamo ribadito dando voce alla richiesta di un milione e duecentomila cittadini.

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Ci vorrebbero i caschi blu dell’ O.N.U. il paese non ha più regole

image Mentre il Paese crolla economicamente e socialmente, il Cavaliere mette in campo le sue proposte oscene: disposizioni bavaglio per magistrati e giornalisti e norme volte a punire quei giudici che obbediscono al principio costituzionale de: “tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge”. E’ una vergogna. Siamo alle solite, da vent’anni a questa parte, l’Italia è bloccata dai guai giudiziari di Silvio Berlusconi. E i palazzi del potere, invece di affrontare la questione principe, ossia la crisi economica, sono obbligati a concentrarsi sull’imperatore e su come garantirgli l’impunità. Ai tempi di Mani Pulite, gli imprenditori che venivano presi con le mani nella marmellata avevano due strade: scappare all’estero o collaborare con la giustizia. Mentre il Cavaliere ha sperimentato la terza via: fare politica al fine di utilizzare le istituzioni a proprio uso e consumo. Quindi, da quel momento, è iniziato il percorso delle norme ad personam, volte a tutelare le sue aziende e a sbianchettare la sua fedina penale. Così abbiamo avuto: la depenalizzazione del reato di falso in bilancio, le nuove norme per ridurre i tempi della prescrizione, il condono fiscale, il salva – Rete4, il lodo Alfano, il legittimo impedimento, il lodo Schifani, la legge Pecorella, l’abolizione del reato di concussione per induzione, e così via…Ieri l’ultimo déjà vu: le norme bavaglio, il ‘de profundis’ della democrazia. Ma per raggiungere l’obiettivo, Berlusconi ha bisogno del consenso popolare, ed ecco che entra in campo quel clamoroso conflitto d’interessi che pende sulla sua persona. Da giorni le sue tv propinano una realtà falsata, primo lo speciale in prima serata, poi quelle perle dei suoi tg che hanno bloccato l’informazione concentrandosi sulla messa in onda della pessima satira di Ferrara contro Ilda Boccassini e poi gli attacchi mirati ai magistrati. Piuttosto, apro una breve parentesi, mi chiedo: può un direttore di un giornale fare satira contro uno dei tre poteri che stanno alla base della nostra Carta? La risposta in un Paese normale è no, ma in Italia questo accade e nel silenzio generale, perché lo fa il Ministro dell’interno, nonché vicepremier, che ... Leggi tutto ...

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Un Governo in ostaggio

Questo governo è  ostaggio dei problemi giudiziari di Silvio Berlusconi. L’esecutivo Letta, infatti, è nato da un accordo di non belligeranza fra Pd e Pdl, volto a garantire un salvacondotto all’ex premier e sarà tenuto in piedi fino a quando l’inquilino di Palazzo Grazioli lo riterrà utile ai suoi indegni disegni. Sull’esistenza dell’esecutivo, infatti, incombe  un macigno:  la sentenza della Cassazione sul processo Mediaset nel quale il sultano di Arcore è stato già condannato, in secondo grado, a quattro anni per frode fiscale con l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. E’ questo, secondo l’attuale esecutivo, il più grosso problema per l’Italia e non la grave crisi economica che attanaglia il Paese, la disoccupazione giovanile crescente, la chiusura delle aziende, l’aumento dei casi di suicidio a causa della perdita dei posti di lavoro. L’unica preoccupazione che sta a cuore a coloro che sono al governo, è quella di mantenere la poltrona e di garantire l’impunità a Silvio Berlusconi. Infatti, se la Suprema Corte dovesse confermare la sentenza dei giudici di Milano e, di fatto, l’espulsione di Berlusconi dalla vita politica italiana, nonché la perdita dell’immunità parlamentare, quest’uomo non esiterebbe un istante nel far cadere l’esecutivo e far tornare il Paese alle urne. Ciò con l’obiettivo di ottenere  quella maggioranza che oggi non ha al Senato, al quale spetterebbe  la votazione sul suo futuro politico,  e che gli servirebbe per far votare al nuovo Parlamento il rigetto della sentenza dei giudici sulla sua decadenza da parlamentare e sulla fine della sua attività politica. A tutto ciò aggiungiamo il fatto che, naturalmente, si andrebbe a votare con questa indegna legge elettorale che fa comodo a tutti i partiti che possono così scegliere liberamente i loro accoliti, truffando ancora una volta i cittadini. Chi in Parlamento e nelle istituzioni permetterà tutto questo sarà complice e avrà di fronte agli occhi del Paese un’enorme responsabilità. Spero che coloro che, fino ad ora, per interesse o per attaccamento al potere, hanno messo la testa sotto la sabbia come gli struzzi, rimanendo in silenzio, si diano ... Leggi tutto ...

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Su politiche industriali cambiare rotta

I dati sulla produzione industriale nel nostro Paese, che oggi registrano un crollo del 5,2 rispetto allo stesso mese del 2012, fanno comprendere la gravità della situazione economica ed evidenziano la mancata possibilità di ripresa in queste condizioni. E’ chiaro a tutti: prima le politiche berlusconiane, poi quelle di Monti hanno aggravato la crisi, non avendo messo in campo misure economiche strutturali, ma soltanto provvedimenti recessivi, volti a destrutturare l’economia reale, a penalizzare la forza lavoro e le imprese che investono. E si sa che se non si punta sulla produzione, se non si rimette in moto la macchina, se non si creano nuove tutele e nuova occupazione, l’economia rimane ferma. Certo la produzione è in calo in tutta Europa, al contrario delle altre economie, e mi riferisco agli Stati Uniti e al Giappone, ma nel vecchio Continente, penalizzato dalle politiche del rigore, noi abbiamo il primato di un crollo della produzione industriale che annuncia il baratro definitivo se non si cambia registro. Ma chi può farlo? Il Governo Letta-Alfano? La risposta è no, inutile prendersi in giro. Sappiamo bene che queste larghe intese nascono sul ricatto del solo uomo al comando che ha a cuore solo gli interessi personali e non quelli del Paese. E quanto sta accadendo in questi giorni con i suoi reiterati attacchi alla magistratura è la dimostrazione dell’inciucio in cambio dell’impunità a Berlusconi, altro che rilancio dell’economia. La lingua batte dove  il dente duole, e l’unico problema del Pdl è quello di garantire a Berlusconi una vecchiaia tranquilla. Noi non ci arrendiamo e continuiamo a stare dalla parte degli onesti cittadini, combattendo nelle piazze e chiedendo che si cambi pagina. Il Governo se realmente vuole fare qualcosa può farlo agendo in discontinuità con le politiche dei precedenti esecutivi, obbligando la pubblica amministrazione a pagare i debiti contratti con le imprese, dando denaro a quelle piccole e medie allo stesso tasso di interessi che la Bce dà alle banche, cioè allo 0,5 per cento. Infine vanno ripristinati i diritti dei lavoratori italiani e i loro salari vanno ... Leggi tutto ...

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