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La politica che si gira dall’altra parte

Oggi più che mai voglio esprimere tutta la mia solidarietà nei confronti del pm di Palermo, Nino Di Matteo, minacciato di morte dagli uomini di Cosa Nostra. Il silenzio su questa vicenda è inquietante e vergognoso. Ancora una volta, la politica ha preferito voltarsi dall’altra parte, fare finta di non vedere, piuttosto che schierarsi al fianco di quei magistrati impegnati in prima linea nella lotta alla mafia e nella ricerca della verità. È una storia che si ripete: prima ti screditano, poi ti isolano e dopo ti uccidono. Proprio per questo, noi dell’Italia dei Valori abbiamo presentato, la scorsa legislatura, in Parlamento, un’interrogazione al ministro Severino. Un atto doveroso per non lasciare soli quei giudici che, rispettando il dettato costituzionale, hanno fatto e continuano a fare il loro dovere, cercando di fare luce sulla trattativa che c’è stata tra la mafia e parti dello Stato. In particolare, abbiamo chiesto al ministro della Giustizia se, in relazione alla vicenda, potesse chiarire se il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, Gianfranco Ciani, avesse effettivamente chiesto all’allora Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, di dare un indirizzo alle investigazioni sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, avocando a sé le indagini. Inoltre, nell’atto ispettivo, abbiamo chiesto se sussistessero profili di responsabilità disciplinare di chi ha ricoperto e di chi ricopre l’alto incarico di Procuratore Generale presso la Suprema Corte. Domande che, come ribadisce oggi Marco Travaglio, nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano, sono state disattese dal ministro Severino, in parte, con bugie belle e buone. Di fronte a servitori dello Stato che hanno perso la vita per difendere la legalità e la giustizia non ci sono ragion di Stato che tengano né silenzi da giustificare. Non ci arrendiamo e continuiamo a sostenere l’operato dei magistrati impegnati nella lotta alla mafia. Proseguiremo ad essere i partigiani di questa Repubblica e porteremo nelle istituzioni e nelle piazze il grido di dolore dei familiari delle vittime che si sono sacrificate per l’Italia e che  ancora aspettano giustizia.

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Vogliamo solo sapere la verità

Oggi ho rivolto una interrogazione urgente al ministro della Giustizia Paola Severino in merito alle pressioni esercitate sui magistrati che stanno indagando sulle stragi di mafia del 1992, in cui persero la vita Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli agenti che facevano loro da scorta. Una ragnatela di reticenze, omissioni, complicità silenti e comportamenti omertosi fa sì che ancora oggi non sia possibile affermare con certezza per quale ragione vennero decise quelle stragi e se furono una conseguenza della presunta trattativa in corso in quei mese fra Stato e mafia, della quale Paolo Borsellino aveva quasi certamente avuto sentore. Sull'esistenza o meno di quella trattativa stanno indagando, tra mille difficoltà, magistrati di diverse procure. Si tratta evidentemente di una indagine di eccezionale importanza non solo dal punto di vista giudiziario ma anche da quelli storico e politico. In questi ultimi giorni sono emerse notizie, a mio parere gravissime, che rivelano l'esistenza di precisi intervento  sui magistrati che indagano su quegli episodi, richiesti dall'ex presidente del Senato Nicola Mancino, uno degli indagati, e attuati addirittura dal Quirinale. Allo stesso tempo, è trapelata la notizia di un rifiuto del procuratore di Palermo, dottor Messineo, a sostenere gli atti disposti dai suoi sostituti nel quadro di quell'inchiesta. E' una scelta molto grave, che “lascia soli” quei magistrati oggi in prima linea. Credo che lo Stato debba a tutti i suoi cittadini e in particolare ai suoi servitori uccisi in quelle stragi una risposta sul perché di quelle pressioni, sui risultati che hanno eventualmente sortito, sulle motivazioni che hanno spinto il procuratore Messineo a negare il proprio assenso e sulle eventuali relazioni tra questa scelta e l'intervento del Quirinale sul Procuratore generale della Cassazione. Il ministro Severino ha risposto senza dire assolutamente niente. Ha scelto anche lei di trincerarsi dietro il silenzio e la reticenza. Ha affermato che bisogna ricercare “l'integrale verità”, tacendo però sui comportamenti che impediscono la ricerca di quella verità. Per noi dell'Italia dei Valori s'impone di conseguenza l'istituzione di una commissione d'inchiesta che indaghi sugli eventuali condizionamenti politici sulle indagini e, nel caso, ne verifichi le motivazioni. Abbiamo già inoltrato la richiesta formale al presidente della Camera ... Leggi tutto ...

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