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Bersani non affidi l’anima al diavolo

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A Bersani abbiamo chiesto sia a voce che per iscritto di fare un’alleanza con noi, in base ad un preciso programma che mettesse al centro i temi del lavoro e della giustizia sociale. Ma il segretario del Pd non ha accettato, anzi oggi ha ribadito che, il giorno dopo il voto, dialogherà con Monti.

Lo stesso Monti che ha proseguito le politiche di Berlusconi facendo pagare la crisi al ceto medio basso,  graziando gli evasori e i corruttori. Proprio per questo il vero voto utile è quello per Rivoluzione civile, perché solo se questa lista diventerà forte potrà convincere Bersani ad un atto di ravvedimento operoso, al fine di creare quell’alleanza di programma che non ha avuto il coraggio di fare prima per paura della propria nomenclatura interna.

A Rivoluzione civile deve essere chiesta resistenza, non una desistenza,  per fare in modo che il Pd si allontani dalle sue posizioni suicide. Vogliamo che il Partito democratico non cada in una trappola, nello scherzo da prete spretato che Monti ha fatto a Bersani passando dal ruolo di arbitro a quello di giocatore. Noi ci siamo sempre opposti alle politiche di Monti che sono classiste e di modello massonico, che hanno sempre tutelato gli interessi delle lobby  e delle banche e non quelli degli onesti cittadini.

Il Pd ha votato oltre 52 fiducie al Governo Monti, ci auguriamo che il giorno dopo il voto voglia realmente voltare pagina e non continuare a sostenere le politiche inique che hanno portato all’acquisto degli F-35, all’aumento dell’età pensionabile, alla modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, nonché quella legge che si ostinano a chiamare anticorruzione ma che, in realtà, favorisce i corruttori.  Insomma, ci appelliamo a Bersani affinché non affidi l’anima al diavolo, altrimenti l’Italia conoscerà nuove diseguaglianze sociali.

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Bologna, dai lavoratori il primo si ai referendum

Stamattina a Bologna è iniziata di fatto la campagna per i 2 referendum sul lavoro promossi da noi dell’Italia dei Valori e da un ampio fronte composto da partiti, associazioni, intellettuali, singoli e volenterosi cittadini. Sono stati gli stessi lavoratori a mettere al centro della loro mobilitazione il tema dei referendum. Siamo andati a Bologna per portare la nostra attiva e operosa solidarietà ai 290 lavoratori della BredaMenarinibus, messi in cassa integrazione senza che a Roma sia stato neppure aperto un confronto per affrontare il loro caso. Invece quel tavolo non solo deve essere convocato subito, ma deve anche servire a qualcosa. Per ora di tavoli di crisi ce ne sono 150, ma il ministro Passera resta sordo a tutte le istanze dei lavoratori, degli imprenditori, dei cittadini, dei territori. Siamo andati a Bologna anche per dire al ministro che la Menarinbus non deve chiudere e può non chiudere se il governo si deciderà a fare la sua parte. Si tratta dell’ultima azienda rimasta in Italia che costruisce autobus dopo la chiusura di Irisbus. Se il governo metterà a punto un Piano nazionale trasporti, sul modello di quello che c’è in Francia, tale cioè da coinvolgere sia i trasporti su rotaie che su ruote, restituirà alla Menarinibus un ruolo industriale importante. Ciò servirà non solo a salvare quasi 300 posti di lavoro, ma anche a rilanciare un settore centrale del sistema industriale italiano. I lavoratori bolognesi hanno spontaneamente messo all’odg i referendum. Non poteva che essere così, in realtà, perché tra la difesa dei diritti dei lavoratori, quella dei posti di lavoro e il rilancio dello sviluppo non c’è differenza. Si tratta di un’unica e omogenea battaglia: non a caso questo governo con le sue politiche sbagliate la sta perdendo su tutti i fronti. Firmare per il ripristino dell’art.18 o per la cancellazione di quell’art.8 che annienta il contratto nazionale vuol dunque dire anche fare qualcosa di importantissimo per l’occupazione e per la ripresa economica. (video realizzato da Italia dei Valori Emilia Romagna)

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4 referendum, per restituire ai cittadini i diritti negati

Domani il comitato referendario ripresenterà in Cassazione i quesiti che noi dell’Italia dei Valori avevamo già presentato, da soli, in agosto. I quesiti sono gli stessi. Il fronte che li sostiene è diventato molto più ampio, con la presenza di diverse forze politiche e sociali, di intellettuali e giuristi a cui si aggiungeranno nei prossimi giorni altre firme e altre adesioni Quella che verrà messa in campo domani non è solo un’alternativa alla politica economica e del lavoro del governo Monti, che su questo fronte ha proseguito quelle di Berlusconi, ma anche all’assassinio della democrazia che si sta perpetrando in questo Paese. Si può parlare ancora di democrazia quando, senza chiedere agli elettori che cosa ne pensano, si afferma che sulle questioni più importanti e che toccano più da vicino la vita delle persone i giochi sono già fatti e le decisioni già prese? A che serve votare se la politica per i prossimi cinque anni deve restare quella del governo Monti, che ha prodotto solo povertà, disoccupazione e recessione? Non parliamo poi di che fine fanno anche le ultime parvenze di democrazia di fronte al tentativo oggettivamente eversivo di prefigurare una presidenza del Consiglio Monti anche per la prossima legislatura. Il tutto senza chiedere ai cittadini elettori se sono d’accordo o no, ma solo in base a un patto inconfessabile e a uno scambio di favori tra poteri forti. La raccolta firme per i referendum rappresenta l’esatto contrario di questa democrazia da burletta. Infatti, permette ai cittadini di prendere la parola e di decidere su ciò che li riguarda, come la possibilità di essere reintegrati quando vengono licenziati senza giusta causa o di firmare contratti nazionali invece che accordi dettati dal diritto del più forte e dalla legge delle giungla. Restituisce al popolo quello che gli è stato sottratto. Questo è quello per il quale noi dell’Italia dei Valori ci battiamo da sempre

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Il ministro Fornero e la Giornata della lentezza (di comprendonio)

Il presidente del consiglio ha detto stamattina che il suo governo “ha cercato di essere equo nella distribuzione dei sacrifici”.  Vuol dire che  l’equità non sa nemmeno dove stia di casa. Gli pare “equo” il fatto che gli scudati potranno tenersi praticamente tutti i soldi di cui hanno defraudato lo Stato italiano, mentre i cittadini onesti, oltre a tutte le tasse di cui già sono caricati, adesso devono pagare  le addizionali regionali e comunali, che possono arrivare addirittura a 130 euro per redditi lordi di 1700 euro al mese? Come si fa a parlare di equità quando la casta non è stata nemmeno sfiorata mentre i cittadini che possiedono solo la loro casa dovranno d’ora in poi pagarci sopra una tassa altissima? Il discorso secondo cui "non c’erano alternative" non sta in piedi, e ci vuole poco a dimostrarlo. Di strade alternative, di interventi davvero equi che avrebbero garantito gli stessi risultati al fine di risanare il bilancio, noi dell’Italia dei Valori ne abbiamo individuati e proposti talmente tanti che abbiamo dovuto creare un motore di ricerca apposito, Equoogle, per contenerli tutti. Non dovete credere a me sulla parola: andate a vedere, poi mi direte se il governo ha fatto davvero tutto quel che poteva per distribuire equamente i sacrifici, o se ha fatto il contrario. La cosa più iniqua di tutte è questo tentativo di cancellare l’art. 18 e di introdurre i licenziamenti facili, togliendo un diritto fondamentale ai lavoratori senza portare nessun vantaggio per l’economia italiana. Il ministro Fornero continua a ripetere che la sua riforma si può tutt’alpiù ritoccare, "ma non modificare". Vorrei ricordarle che qualche giorno fa diceva che la riforma andava bene, dato che tutti erano d’accordo tranne la Cgil. Tanto per cambiare la verità è opposta. Questo intervento sull’art. 18 non lo vuole proprio nessuno: non lo vuole la Cgil, ma neanche la Cisl, la Uil e l’Ugl. Non lo vogliono gli stessi sostenitori di Monti, come il fondatore di Repubblica. Diciamoci la verità: non lo vogliono nemmeno le aziende, perché sanno che non serve a ... Leggi tutto ...

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“Professori” bocciati

Gli operai che in queste ore stanno manifestando spontaneamente e occupando le fabbriche contro la riforma del mercato del lavoro hanno ragione. Noi dell’Italia dei Valori siamo e resteremo al loro fianco, non solo perché introdurre i licenziamenti facili è una bestemmia, ma anche perché questo governo sta rendendo la vita della povera gente molto più difficile senza ottenere in cambio assolutamente niente sul piano della ripresa economica. Negli ultimi anni i cittadini che si sono rivolti alla Caritas, perché non ce la fanno a tirare avanti da soli, sono aumentati del 14%. Ci sono i poveri che sono diventati poverissimi, ma ci sono anche molti che dal ceto medio sono precipitati nella miseria. Possiamo essere bugiardi e dire che grazie alle riforme di Monti la situazione presto migliorerà. Ma se vogliamo essere sinceri dobbiamo dire che invece peggiorerà e quella percentuale crescerà ancora. I disoccupati aumenteranno. Solo tra gennaio e febbraio i cassintegrati sono saliti addirittura del 49%. Gli ammortizzatori sociali , grazie alla badessa Fornero, saranno meno efficaci e comunque milioni di precari non ne usufruiranno domani come non ne usufruiscono oggi Le tasse a carico della povera gente hanno già dato la mazzata ai consumi perché nessuno ha più in tasca mezzo euro da spendere senza pensarci sopra 10 volte. Senza consumi non c’è crescita e senza crescita non c’è occupazione. Infatti l’Istat ci ha già detto che in questo primo trimestre il Pil sta a -0,5% e siamo ormai ufficialmente e tecnicamente in recessione. Il solo dato positivo è la discesa dello spread che dipende non da fattori concreti ma dal fatto che i mercati considerano comunque Monti più affidabile di Berlusconi (e vorrei anche vedere!). Non è che ci volesse molto e infatti anche lo spread ha ricominciato a salire. Però, signori professori che adesso fate i ministri, un governo che tartassa la povera gente, introduce i licenziamenti facili, non è capace di muovere un dito per migliorare la condizione dei giovani e dei precari e in compenso nemmeno riesce a far ... Leggi tutto ...

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Corruzione all’italiana

Al primo posto del vertice di maggioranza di stasera, secondo Alfano, deve esserci ancora l’economia. Lui lo dice solo pro domo sua, cioè per non parlare della Rai e della giustizia, ma se il presidente del consiglio gli darà retta seriamente, sarà come cadere dalla padella nella brace. Perché oggi il problema numero uno dell’economia nel nostro Paese si chiama corruzione. Un altro di quei temi di cui il Popolo della libertà vuole parlare solo nell’anno del mai. Non lo dico io. Lo hanno detto ieri l’Ocse e l’altro ieri la Corte dei Conti. L’ “elevata corruzione” è una delle principali cause che spiegano perché l’Italia non riparte e anzi è ormai anche tecnicamente in recessione. Idem per quanto riguarda i famosi investimenti delle aziende estere, quelli che il governo cita come scusa per togliere ai lavoratori l’art. 18. Tra le molte aziende estere che noi dell’Italia dei Valori abbiamo incontrato nei mesi scorsi, nemmeno una ha nominato l’art. 18 come impedimento per eventuali investimenti in Italia. Ma tutte, nessuna esclusa, hanno citato al primo posto la corruzione. Ieri, solo grazie alla nostra determinazione, il Senato ha deciso, dopo ben 13 anni, di approvare la Convenzione di Strasburgo contro la corruzione. Abbiamo puntato i piedi e resistito a tentativi di ulteriore rinvio d’ogni sorta ma alla fine ce l’abbiamo fatta. E’ un passo avanti di cui siamo fieri, anche se manca ancora il voto della Camera e bisognerà tenere gli occhi aperti. Ora però, se vuole raggiungere risultati e non solo farsi bello a parole, il governo deve mettersi sotto già dal vertice di stasera e produrre un pacchetto di leggi e misure efficaci contro la corruzione e l’evasione fiscale, molte delle quali l’IdV ha già indicato e proposto. Da oggi è in discussione alla Camera il ddl anticorruzione già approvato al Senato. Con gli emendamenti, molti dei quali firmati dall’IdV, sull’introduzione di nuove fattispecie di reato e sul prolungamento dei termini della prescrizione può diventare uno strumento valido ed efficace. Proprio per questo il Popolo della libertà vuole affossarlo a tutti i costi e per la stessa ragione il governo ha il dovere di non essere neutrale e spingere per la sua approvazione, con tanto di emendamenti. Se l’Italia non si ... Leggi tutto ...

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