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Non possiamo morire con Monti

Per una volta sono d’accordo con la badessa Fornero: il prossimo autunno sarà molto difficile. Grazie in buona misura alle politiche del suo governo che, senza risolvere niente della crisi, hanno addensato altri nuvoloni sull’occupazione, sullo sviluppo, sullo Stato sociale, sulla crescita, sui consumi, sui diritti dei lavoratori e sulla tenuta del ceto medio che è stato massacrato.
Certo, se al posto di Monti ci fosse stato Berlusconi, le cose sarebbero andate pure peggio. Avrebbe fatto le stesse politiche sbagliate di Monti e in più ci avrebbe messo di suo il discredito personale per cui appena arrivava in un consesso internazionale gli altri capi di governo si mettevano a ridere. Ma non è che, siccome con Berlusconi saremmo morti, adesso dobbiamo essere tutti contenti di morire con Monti.
Il discorso sulle alleanze politiche, alla fine della fiera, è tutto qui. Se l’alleanza di centrosinistra non c’è più non è perché Di Pietro ha osato criticare il Capo dello Stato invitandolo a difendere la Costituzione. L’alleanza di centrosinistra non c’è più perché il PD ha deciso di appoggiare senza un solo momento di autonomia le politiche sbagliate, feroci e controproducenti di Monti. E si prepara a sostenerle anche nella prossima legislatura. (altro…)

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Non faremo i servi sciocchi

Ieri, come ogni anno, nella mia masseria, a Montenero di Bisaccia, c'è stata la festa del raccolto. Chi c'è venuto ha visto che il clima tra gli ospiti del paese, che erano migliaia, e quelli dell'Italia dei Valori, era quello di sempre: unito, festoso, cosciente di stare agendo bene e secondo coscienza. Qualcuno ha sgranato tanto d'occhi perché da quello che aveva letto sui giornali si aspettava divisioni, tensioni, lacerazioni varie, un isolamento che ci aveva chiusi all'angolo. Invece si sono ritrovati a vedere un film opposto. Il fatto è che ognuno può raccontare quello che vuole, ma poi la realtà finisce sempre per prendersi la rivincita, e la realtà è che nel Paese noi dell'Italia dei Valori tutto siamo tranne che isolati. Senza vanterie, siamo la maggioranza. Perché le cose che non stanno bene a noi non stanno bene nemmeno ai cittadini. Non ci sta bene dire che bisogna fare una politica diversa da quella di Monti e poi votare le leggi da cui quella politica è lastricata. Non ci stanno bene un governo e una maggioranza che, con tanti problemi gravissimi ai quali bisognerebbe pensare,, si preoccupano di imbavagliare l'informazione con la legge sulle intercettazioni invece che salvare gli esodati. Non ci stanno bene i matrimoni combinati pensando alla dote, perché come dice mia sorella Concetta finiscono sempre in divorzio. Sarà così anche per questo inguacchio con l'Udc in cui si dovrebbero trovare insieme il diavolo e l'acqua santa. Non ci stanno bene le chiacchiere sulle coalizioni fatte senza sapere nemmeno con quale legge elettorale si andrà a votare, come se si potesse studiare un tragitto senza sapere se lo devi percorrere in aereo o a dorso di mulo. Sono chiacchiere e alla fine lasciano il tempo che trovano. Tanto meno ci stanno bene quelli che provano a scaricare su di noi le tensioni accusandoci di offendere il capo dello Stato mentre noi non offendiamo proprio nessuno. Muoviamo critiche pacate, legittime e circostanziate non per provocare ma perché ci sembra che il Presidente della Repubblica e il dettato costituzionale non siano sempre omogenei come dovrebbero. Su ciascuna di queste posizioni non siamo affatto isolati. La pensa ... Leggi tutto ...

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L’editoriale di Marco Travaglio: Svendola

Vi invito a leggere l'editoriale di Marco Travaglio pubblicato da Il Fatto quotidiano di oggi: SVENDOLA di Marco Travaglio    Di Pietro ha una fortuna sfacciata. Se il Pd fosse guidato da persone intelligenti (ipotetica del terzo tipo), lo avrebbero annesso in un bel centrosinistra tradizionale e, all’ultimo istante ci avrebbero infilato l’Udc. Così l’avrebbero definitivamente neutralizzato, sedato, spento. Costretto a far digerire ai suoi il matrimonio morganatico con l’Unione dei Condannati e con l’imputato Vendola, oltreché coi nuovi nemici della Procura di Palermo, avrebbe regalato a Grillo gran parte dei suoi elettori. E, prigioniero di un’alleanza in cui non sarebbe stato determinante, si sarebbe ridotto a ruota di scorta, pelo superfluo, portatore d’acqua di un progetto nefasto per quel che resta della nostra democrazia, e anche per lui: la grande ammucchiata destra-centro-sinistra che il Quirinale, le banche e i partiti hanno già deciso al posto nostro per la prossima legislatura, con la scusa dello spread. B. ci starà perché, non potendo più vincere le elezioni, deve almeno fingere di non perderle, tenendo una zampa nel governo per seguitare a ricattarlo in cambio dei soliti favori penali e aziendali. Anche Casini deve fare la mosca cocchiera di una carovana tanto grande da mascherare l’estinzione dell’Udc. Gli unici che potrebbero fare da soli sono quelli del Pd, ma il vero segretario, Napolitano, non vuole, senza contare il loro sacro terrore di governare divisi su tutto. Vendola avrebbe potuto restare coerente ai valori del suo elettorato, ma ormai è un’anatra zoppa e lessa, tra processi e sgoverno della Puglia di cui il caso dell’Ilva di Taranto è soltanto l’ultima prova: meglio intrupparsi che contarsi. La decisione di escludere Di Pietro era presa da mesi e le sue sacrosante critiche al Quirinale per le interferenze nell’inchiesta Stato-mafia e la guerra ai pm di Palermo sono una pietosa scusa. Di Pietro non è “affidabile” per l’ammucchiata che, con la scusa dell’Europa, dovrà fare ciò che non riuscì a D’Alema e B. con la Bicamerale: ripristinare il “primato della politica” sui poteri di controllo e chiudere violentemente i processi alle classi dirigenti, in primis quello sulla trattativa che coinvolge e spaventa un po’ ... Leggi tutto ...

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Nichi fa solo il furbo, io non scodinzolo al PD

Pubblico qui sotto l'intervista rilasciata oggi a Il Fatto Quotidiano Di Pietro, che è successo? Non lo so, so solo che noi oggi abbiamo fatto qualcosa di concreto e che qualcuno le chiama “derive”. Vendola dice che lei di lavoro fa il polemista. Io la chiamo politica. E il nostro non è un partito ipocrita: ieri Bersani ha presentato 10 punti programmatici. Sono anche i nostri. Ma mi domando come faccia poi a votare la fiducia a provvedimenti di Monti che dicono il contrario. Anche Vendola alla fine ha dovuto frenare i toni. La loro fregatura è la Rete. Nel giro di un quarto d’ora ha dovuto fare retromarcia. Alla fine della fiera SeL non potrà mai accettare di stare con l'Udc. Mi rifiuto di pensare che al mio posto, nella foto di Vasto, ci sia la faccia di Casini. Un mese fa eravate insieme, in conferenza stampa, a dare l'ultimatum al Pd. Quanto è pesata la sua polemica con il Quirinale sulla trattativa nell’allontanamento di Vendola? Ci hanno considerato irrispettosi solo perché informiamo i cittadini su una inopportunità, una bruttura, un comportamento che non ci piace. Abbiamo criticato il Capo dello Stato perché sollevando il conflitto di attribuzione su una vicenda così delicata ci ha delusi. Darci dei reietti, dei populisti, dei demagoghi è una furbata del sistema di potere. Se ci sono soggetti di cui non si può parlare vuol dire che siamo in una democrazia a scartamento ridotto. Dicono che siete voi a mettervi fuori dal gioco democratico quando criticate le istituzioni. Noi siamo l'unica alternativa al compromesso. Io mi appello agli elettori e al fronte dei non allineati: ci sono momenti in cui è necessario unire le forze per sconfiggere un nemico. Oggi il nemico della democrazia è il consociativismo falso e ipocrita che vogliono far proseguire nella prossima legislatura. Ma chi c’è in questo fronte dei non allineati? Se mi rivolgo a qualcuno in particolare poi domani c'è sicuramente qualcuno che dice no, noi non ci stiamo. Io mi rivolgo a tutti quelli che in privato mi dicono che faccio bene a dire basta alle fiducie, e poi in pubblico mi danno del polemico . Il Pd però ... Leggi tutto ...

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I cittadini impediranno il patto scellerato

I 10 punti di programma di cui ha parlato oggi Pierluigi Bersani sono perfettamente condivisibili: tant'è vero che li avevamo già condivisi un anno fa a Vasto. I problemi si creano quando ai programmi non corrispondono i fatti, quando si predica bene e si razzola male, quando si dice una cosa e poi in Parlamento si vota l'opposto. Bersani ha detto di volere politiche alternative a quelle della destra, e ci mancava solo che il segretario del Pd dicesse che vuol fare le politiche della destra. Peccato però che sia uno e trino: si dichiara alternativo alla destra, però poi con la destra sostiene questo governo e vota le sue leggi che sono in piena continuità con quelle di Berlusconi quando non sono peggiori. Quel che il segretario del Pd non ci dice è se vuole fare politiche alternative a quelle di Monti. Forse perchè dovrebbe anche spiegare il motivo per cui continua a votare una dopo l'altra tutte le misure inique, feroci e controproducenti del governo. E’ inutile prendere in giro il Paese dicendo che si intravede la luce in fondo al tunnel. Quella luce è finta e artificiale: con queste politiche possiamo solo finire in un tunnel ancora più buio. Monti è solo un professore saccente che quando le sue leggi si rivelano fallimentari dà la colpa alla politica che non fa i compiti a casa. Come se a mettere lui a palazzo Chigi non fosse stata proprio quella stessa politica con le orecchie d'asino! Bersani predica bene e razzola male anche quando dice di non aver mai offeso nessuno e intanto, in combutta con gli altri segretari di questa falsa maggioranza, prepara un legge elettorale fatta apposta per eliminare i non allineati e i non asserviti al montismo come noi dell'Italia dei Valori. I tre segretari hanno stretto un patto segreto per farci fuori perché sanno che oggi il Paese di noi si fida e di loro non più. Ma sbagliano a illudersi, perché, se il Pd non ritroverà se stesso, noi parleremo al suo elettorato che paga sulla propria pelle le scelte sbagliate votate dai dirigenti e dai parlamentari. Saranno i ... Leggi tutto ...

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La gente muore di fame e noi parliamo di alleanze e massimi sistemi

Ecco quel che ho detto all'incontro di oggi a Bari con i Sindaci del Meridione. Come ha giustamente detto Leoluca Orlando, non si può restare chiusi all'inrterno di un circuito partitico e pensare di poter così rappresentare le esigenze e le aspettative del territorio. Mai come in questo momento i partiti possono e debbono essere un segmento importante nel rilancio della questione sociale ma non possono più pensare di essere i soli interlocutori. Il che spesso significa che devi arrivare con la bustarella per il tuo politico di riferimento o non riesci a ottenere niente. Il guaio di tutto quel che è successo in questi anni, soprattutto nel Mezzogiorno, è che una cattiva politica ha trasformato in favori quelli che erano diritti. Così ogni volta devi chiedere come favore quello che invece bisogna pretendere, perché la Costituzione lo garantisce e senza dare in cambio un voto. Noi oggi non siamo qui per fare ciò di cui siamo solitamente acccusati: populismo e giustizialismo. Queste sono parole piene di niente, proprio come “moderati”. Nel concreto bisogna andare a vedere cosa succede in nome dei “moderati”, perché, come dice mia sorella Concetta, bisogna guardarsi dai preti spretati. Bisogna vedere se di notte fanno quello che dicono di giorno, perché questa ipocrisia politica va sfatata. Difendere a parole i diritti dei lavoratori e poi votare per l'abolizine dell'art. 18 è una bestemmia. Mettere in condizione che possa accedere alle gare pubbliche non l'impresa migliore e che rispetta le regole ma quella che paga di più le mazzette è predicare bene e razzolare male. Quando noi proponiamo la non candidabilità dei condannati e l'impossibilità di svolgere gare con la Pubblica amministrazione per le imprese che si macchiano di reati, non siamo giustizialisti. Siamo persone che rispettano la Costituzione anche nei suoi principi liberali. Vogliamo che vinca il migliore, rispettando le regole del gioco, non truccandole. Non facciamo né giustizialismo né populismo. Indichiamo chiaramente il programma che vogliamo e col quale intendiamo presentarci alle elezioni e in relazione al quale vogliamo costruire l'alleanza. Le alleanze non si costruiscono sui numeri, ma sui programmi, sui progetti, sui valori. C'è un politico che, per ... Leggi tutto ...

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Ma ‘ndo annate?

Sembra che all'interno del Partito democratico sia in corso un'offensiva dei grandi soloni che dicono “Basta con l'Italia dei Valori. Dobbiamo andare senza di loro”. Lo voglio dire in dialetto: Ma 'ndo annate?”. Possibile che un grande partito come il Pd non si renda conto che il problema non è andare o non andare con Di Pietro o con chiunque altro. Il problema è cosa vuoi fare per questo Paese e con chi lo puoi fare perché la sua idea dell'Italia di domani è compatibile con la tua, è simile se non uguale. Il resto sono le somme algebriche che tanto piacciono ai politicanti quanto disgustano i cittadini. Con le somme algebriche non si va da nessuna parte! Il programma con cui andremo alle elezioni deve essere condiviso almeno dal 51% dei cittadini, che ormai non votano più per partito preso ma mettono le crocetta solo se quello che dici di voler fare li convince. Per convincere quel 51% di cittadini è necessario che il programma corrisponda anche a quel che vogliono gli elettori dell'Italia dei Valori, che poi, a conti fatti, è quel che vuole la stragrande maggioranza degli elettori del centrosinistra, anche di quelli che non votano per l'IdV, e secondo me anche di una parte  di quelli del centrodestra. Ma insomma gli dirà pure qualche cosa a questi signori il fatto che il Pdl, che stava al 38% dei consensi, oggi è grasso che cola se arriva al 14% e sta sotto Grillo o che il Pd dal 34% sia arrivato al 24% e lo considera pure un buon risultato mentre l'IdV dal 4% è valutata dai sondaggi intorno all'8%! Guardate quello che è successo a Napoli, o a Palermo, o a Parma, tutte città dove c'erano grandi coalizioni che non sono servite proprio a niente. Ormai non c'è più coalizione che tenga perché  c'è un popolo che non ne può più e solo all'idea di rivedere un'altra volta le stesse facce persone che già stanno in politica o non va a votare o si mette contro. In tutto questo sfacelo, in questa catastrofe ... Leggi tutto ...

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Bersani si decida

L’alleanza con il Pd noi l’abbiamo già fatta, come hanno dimostrato le recenti amministrative, e vogliamo mantenerla. Giacché si è dimostrata l’unica vincente e in grado di offrire un’alternativa di governo sia a livello locale che nazionale. Ma prima di poterla confermare nuovamente per le prossime elezioni politiche, vogliamo capire quale sia il programma reale ed effettivo che intende portare avanti il Pd, perché non intendiamo cadere nel tranello delle ipocrisie e della vendita di fumo. In questi giorni, abbiamo assistito al mercato delle vacche di cui il Pd, purtroppo, si è dimostrato essere uno dei maggiori sensali. Ciò è avvenuto, ad esempio con: le nomine per le Authority; il voto per il diniego all’autorizzazione all’arresto del senatore Sergio De Gregorio; la cancellazione del reato di concussione per induzione che, da una parte salva Berlusconi dal processo Ruby e dall’altra salva Penati dal processo per le aree ex Falck. Ma soprattutto ciò è avvenuto con l’ipocrita voto di fiducia sull’articolo 18 che dimostra come il Pd fuori dai palazzi sostiene di voler difendere i lavoratori, ma dentro vota la fiducia a chi toglie loro i diritti, e potrei continuare all’infinito. A questo punto, non siamo noi che dobbiamo dire se vogliamo fare la coalizione o meno, ma è Bersani che deve dire esplicitamente quale sia il programma che intende portare avanti. Noi da parte nostra, a scatola chiusa, non intendiamo accordarci con nessuno, perché, mai come ora, c’è bisogno di una politica trasparente che ridia fiducia agli italiani. E noi proprio con gli italiani vogliamo ricostruire la coalizione e non con le stantie segreterie di partito. Prima di sposarsi bisogna conoscersi: i matrimoni per corrispondenza non riescono mai bene. Partecipare alle primarie per dire chi deve governare ma senza sapere con quale coalizione e per fare cosa sarebbe come sposarsi per corrispondenza.

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