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Vogliamo ricostruire il Paese

Monti ieri ha confessato di avere aggravato la crisi. Quando facevo il pm la confessione comportava la concessione delle attenuanti. In questo caso, invece, c’è un’aggravante, perché Monti era il professore che diceva che avrebbe risolto i problemi e invece ora ammette di averli resi ancora più gravi.
Sia chiaro, io preferisco questo governo a quello Berlusconi. Almeno non ci dobbiamo più vergognare e all’estero non ci ridono più dietro. Ma lavoro per costruire una coalizione riformista che sia alternativa rispetto a questo governo e al progetto di un Monti-bis senza nemmeno chiederlo ai cittadini. E’ un’idea che va assolutamente contrastata: se Monti, dopo tutto quel che ha combinato, vuole continuare a governare deve presentarsi di fronte agli elettori e vedere se ha i voti. Altrimenti è un commissariamento della democrazia.
Al contrario, io lavoro per ricostruire l’area riformista, partendo da Vasto per mettere insieme solidarietà, legalità e sviluppo. Molti dei nostri temi combaciano con quelli del Pd, di Sel, e soprattutto con le attese dei tantissimi cittadini che non si sentono rappresentati nelle istituzioni. Allora credo che sia necessario avere la responsabilità di trovare un denominatore comune per impedire che al governo tornino Berlusconi e le sue politiche, fatte solo a proprio vantaggio.
In questa coalizione d’alternativa potrebbe benissimo starci anche il Movimento 5 stelle, se fosse più attento ai diritti, alla legalità e a un programma di governo vicino ai lavoratori. Ma l’Italia dei valori e il movimento di Grillo sono molto diversi. Loro protestano e basta. Noi proponiamo anche un’alternativa di governo. Abbiamo un programma preciso, che verrà approvato dalla nostra direzione a Vasto. Il voto per noi non è solo protesta. Vogliamo governare per cambiare e ricostruire il Paese, non solo sfasciare.
Una parte di questo nostro programma di governo è contenuta nei referendum per i quali inizieremo a raccogliere le firme da ottobre. Chiediamo di togliere davvero il finanziamento pubblico ai partiti e di eliminare quel doppio stipendio per i parlamentari che si chiama diaria e che gli viene dato per vivere a Roma. Anche a quelli che a Roma già ci vivono.
Vogliamo ripristinare l’art. 18, perché se un giudice dice che un licenziamento è stato ingiusto deve esserci una riparazione vera, cioè il reintegro. Infine vogliamo che si torni alla sostanza della contrattazione nazionale, perché da 60 anni abbiamo imparato che deve esseri cuna base di stipendio uguale per tutti e che non ci si può affidare solo alla legge del più forte.
Su questa base, con umiltà  e pazienza, vogliamo confrontarci con gli altri partiti per costruire una coalizione. Il nostro obiettivo è sempre stato e resta bipolarista. In queste elezioni ci sarà ancora il mio nome sul simbolo del partito, anche perché, con la legge che stanno preparando, ciascun partito avrà il suo candidato premier e deve essere chiaro per i cittadini qual è il nostro, quello dell’Italia dei Valori. Ma in prospettiva io penso non solo a togliere il mio nome ma anche il simbolo dell’IdV, per dare vita a una formazione riformista unica nell’ottica di un sistema bipolare.

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4 referendum, per restituire ai cittadini i diritti negati

Domani il comitato referendario ripresenterà in Cassazione i quesiti che noi dell’Italia dei Valori avevamo già presentato, da soli, in agosto. I quesiti sono gli stessi. Il fronte che li sostiene è diventato molto più ampio, con la presenza di diverse forze politiche e sociali, di intellettuali e giuristi a cui si aggiungeranno nei prossimi giorni altre firme e altre adesioni Quella che verrà messa in campo domani non è solo un’alternativa alla politica economica e del lavoro del governo Monti, che su questo fronte ha proseguito quelle di Berlusconi, ma anche all’assassinio della democrazia che si sta perpetrando in questo Paese. Si può parlare ancora di democrazia quando, senza chiedere agli elettori che cosa ne pensano, si afferma che sulle questioni più importanti e che toccano più da vicino la vita delle persone i giochi sono già fatti e le decisioni già prese? A che serve votare se la politica per i prossimi cinque anni deve restare quella del governo Monti, che ha prodotto solo povertà, disoccupazione e recessione? Non parliamo poi di che fine fanno anche le ultime parvenze di democrazia di fronte al tentativo oggettivamente eversivo di prefigurare una presidenza del Consiglio Monti anche per la prossima legislatura. Il tutto senza chiedere ai cittadini elettori se sono d’accordo o no, ma solo in base a un patto inconfessabile e a uno scambio di favori tra poteri forti. La raccolta firme per i referendum rappresenta l’esatto contrario di questa democrazia da burletta. Infatti, permette ai cittadini di prendere la parola e di decidere su ciò che li riguarda, come la possibilità di essere reintegrati quando vengono licenziati senza giusta causa o di firmare contratti nazionali invece che accordi dettati dal diritto del più forte e dalla legge delle giungla. Restituisce al popolo quello che gli è stato sottratto. Questo è quello per il quale noi dell’Italia dei Valori ci battiamo da sempre

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L’alleanza vera si fa sui programmi

L'alleanza vera si fa sui programmi. Oggi noi siamo andati in Corte di Cassazione e abbiamo depositato quattro quesiti referendari. Due contro la Casta, per l'abrogazione totale del finanziamento ai partiti e della diaria spettante ai parlamentari. Gli altri riguardano l’art. 18 e l’art. 8, entrambi in difesa dei lavoratori: quelli licenziati ingiustamente e quelli a cui viene tolto il contratto collettivo di lavoro. Credo che sia difficile, direi impossibile, per Sel, il partito di Nichi Vendola, rompere con l'Italia dei Valori, perché vorrebbe dire rompere con le battaglie in difesa del lavoro. Chi pensa di fare a meno dell'IdV nella costruzione di una nuova area riformista, di una coalizione che mette insieme sviluppo e solidarietà, pensa forse di poter fare a meno degli elettori. Anche dei suoi elettori. Mi rifiuto di pensare che Vendola possa rinunciare alle nostre battaglie sui diritti dei lavoratori.

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Digressione

Un po’ di chiarezza sui referendum

Voglio fare un poco di chiarezza sulla questione referendum. Noi dell’Italia dei Valori partiremo con la raccolta di firme per tre referendum dall’inizio di ottobre in poi, per i tre mesi previsti dalla legge, depositando le firme in Cassazione i primi di gennaio 2013. I quesiti riguarderanno l’abrogazione dell'art.8 che indebolisce la rappresentanza e la tutela sindacale, l’abrogazione delle parti della riforma del lavoro del ministro Fornero che cancellano l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori prevedendo di fatto la libertà di licenziamento, ed infine l’abolizione totale del finanziamento pubblico dei partiti. Ricordo che nel maggio di quest’anno abbiamo già presentato alla Camera dei Deputati duecentomila firme di cittadini che promuovevano una legge d'iniziativa popolare contro il finanziamento pubblico ai partiti, cosa diversa da un referendum abrogativo, dal momento che spetta al Parlamento approvarla e non ai cittadini direttamente con il loro voto. L’Italia dei Valori, attualmente non sta raccogliendo firme per nessun referendum, per un semplice ma importante motivo, perché sarebbe inutile. Infatti la legge 352 del 1970 che regola il Referendum all’ Art. 31 dice “Non può essere depositata richiesta di referendum nell'anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l'elezione di una delle Camere medesime.” La medesima legge, precisa nell’art. 28 che “il deposito presso la cancelleria della Corte di cassazione di tutti i fogli contenenti le firme e dei certificati elettorali dei sottoscrittori deve essere effettuato entro tre mesi dalla data del timbro apposto sui fogli medesimi”. Al di la di commi e codicilli, per dirla in dipietrese nella situazione attuale c’è una sola finestra temporale nel quale si possono depositare le firme in maniera valida e assolutamente inattaccabile. Questa finestra va dal primo gennaio 2013 al momento in cui verranno sciolte le Camere e indette le elezioni (ovvero presumibilmente entro febbraio 2013). Poiché dal giorno in cui si raccoglie la prima firma si hanno 90 giorni di tempo per raggiungere e depositare le 500.000 firme necessarie (ma noi contiamo di raccoglierne almeno il doppio), La campagna di raccolta firme ... Leggi tutto ...

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Ecco la ricetta di Monti: tagli a sanità, scuola pubblica, ricerca e più disoccupazione e più armi

Il presidente del Consiglio e il suo coretto di testate obbedienti la chiamano Spending Review, così sembra una cosa buona che non intacca la vita della gente, ma gli sprechi. Purtroppo non è vero, le percentuali che stanno sciorinando corrispondono a tagli che incideranno fortemente sul futuro di questo Paese e sulla pelle dei cittadini. Arriverà una scure anche sulla sanità, settore già messo a dura prova dal precedente governo. Sembra che molte strutture ospedaliere verranno azzerate, con le conseguenze che tutti possono immaginare: i pronto soccorso strapieni, file interminabili agli sportelli, pazienti che rischieranno la vita per raggiungere il centro più vicino, carenza di posti e personale ospedaliero ridotto al lumicino. E’ gravissimo che uno Stato risparmi sulla salute, facendo carta straccia di un diritto sancito dalla Costituzione. Inoltre, se le notizie di questa mattina saranno confermate, il Governo si appresta a tagliare le risorse all'istruzione pubblica, già esigue, per darle a quella privata. Si parla di 200 milioni di euro in meno all'università statale dirottati alle parificate. Cosa ci guadagni lo Stato non si capisce. Però si capisce bene quale sia il disegno di società che Monti e il suo Governo vogliono realizzare: saranno i ricchi ad andare avanti, mentre i poveracci resteranno al palo. I tagli riguardano anche la ricerca, un comparto già pesantemente penalizzato e che dovrebbe rappresentare il fiore all’occhiello del Paese. Purtroppo piano, piano, ci stiamo avviando verso il baratro a causa di provvedimenti che stanno contribuendo allo smantellamento graduale dello stato sociale. Non è un caso che le misure del sobrio professore si traducano soprattutto con una delle parole più brutte e disperate che ci siano: disoccupazione. Infatti, saranno licenziati migliaia e migliaia di dipendenti pubblici senza possibilità di appello. In compenso, in 12 anni, spenderemo 230 miliardi di euro per comprare nuove armi. I soldi per garantire il lavoro alle persone non li trovano, mentre quelli per le armi sì. La scusa che il Governo racconta è sempre la stessa: “Non c'era alternativa”. Ma è una balla. Le alternative ci sono e noi dell'Italia dei Valori le abbiamo indicate una per una, mille volte. Potremmo evitare di comprare quelle decine di ... Leggi tutto ...

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Due riforme possibili, senza prese in giro

Quando si parla di grandi riforme bisogna stare con i piedi per terra e non inventarsi grandi progetti fatti apposta per non concludere niente. La proposta che hanno fatto Berlusconi e Alfano stamattina è proprio questo: l'ennesimo raggiro ai danni dei cittadini italiani e degli elettori. Dicono di voler cambiare la Costituzione per trasformare l'Italia in una Repubblica Presidenziale, col capo dello Stato eletto direttamente. Siamo seri: il Parlamento più delegittimato nella storia della Repubblica, arrivato nella fase finale della più ingloriosa tra le legislature, non è certo in grado di mettere mano alla riscrittura complessiva della Costituzione. Parlarne serve solo a perdere tempo e ad alzare un gran polverone per non fare nemmeno le poche ed essenziali cose che si potrebbero, anzi si dovrebbero fare. Invece di pensare a come eleggere il presidente della Repubblica, il Parlamento si occupasse di cambiare la legge elettorale, restituendo ai cittadini il diritto di scegliersi i loro rappresentanti. Non ci vuole molto: basta che le segreterie dei partiti decidano di rinunciare alla possibilità di scegliersi i deputati uno per uno. Invece di fare finta di voler cambiare tutta la Costituzione, i parlamentari mettano in agenda, stralciandola dal pacchetto complessivo, la sola riforma che tutti i cittadini di questo Paese aspettano e applaudirebbero: il dimezzamento del numero dei senatori e dei deputati. Questo chiediamo noi dell'Italia dei valori e questo è concreto e realistico proporre. Chi oggi dice di voler fare molto di più ha una sola intenzione: non fare proprio niente e lasciare tutto com'è. A partire dai privilegi dei parlamentari.

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Hanno reintrodotto il finanziamento ai partiti

L’Italia dei Valori ha votato no a questo provvedimento perché si tratta di una beffa, di un raggiro compiuto ai danni dei cittadini. Oggi non si è voluto nemmeno dare il titolo giusto a quello che si stava facendo: la reintroduzione dei finanziamenti ai partiti, che gli italiani hanno già chiesto di abrogare. Si fa credere di aver ridotto del 50% la spesa pubblica per lo Stato. Così non è: perché se è vero che il finanziamento diretto è stato dimezzato, è anche vero che nel frattempo è stata aumentata fino al 26% la riduzione delle tasse che devono pagare i privati e le imprese che danno il finanziamento privato ai partiti. Quindi, lo Stato in realtà non risparmia niente. Semplicemente prima dava i soldi direttamente al partito, adesso al partito glieli dà il privato, però poi il privato non li deve dare più allo Stato. Se questo non è un artifizio e raggiro, che cos'è? La questione è ancora più delicata per quanto riguarda l’altra grande corruzione che è quella di chi dà i soldi alla politica per ottenerne un beneficio o per non averne un danno. Finora la politica è stata finanziata da questo patto illecito tra il politico e il sistema delle imprese, per cui non è la migliore impresa che ha avuto successo, ma l'impresa che ha pagato di più il politico di riferimento. E non è il politico più bravo che ha avuto successo, ma quello che è riuscito ad avere più intrallazzi, più soldi e più contiguità con il sistema delle imprese corrotte. Oggi in Aula si è legittimato tutto questo affinché non sia più reato. Ogni volta che si scopre qual è il canale attraverso cui vanno avanti il sistema della politica corrotta e quello delle imprese corrotte, si cerca di fermare le persone e le imprese oneste a favore di quelle disoneste. Per quale ragione poi le società a capitale pubblico, gli enti pubblici, i soggetti pubblici, possono finanziare direttamente o indirettamente la politica? Queste sono le imprese e le attività che maggiormente finanziano i partiti. Possono farlo perché non hanno alcun rischio d'impresa. Vi siete accorti che ... Leggi tutto ...

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L’ennesima beffa-porcata sul finanziamento ai partiti

Ho deciso di girare e diffondere in rete questo video perché quel che è successo stamattina in Parlamento nelle votazioni della legge sul finanziamento dei partiti è gravissimo. Ma state pur certi che leggendo la stragrande maggioranza dei giornali o guardando i tg, quanto sta accadendo nell’aula della Camera non ve lo dirà nessuno. In questo Paese non esiste più un'informazione imparziale e onesta. I media parlano con una voce sola e si preoccupano di nascondere le cose invece di raccontarle: il manovratore non va disturbato. Dunque per dire le cose come stanno possiamo solo ricorrere alla Rete e alla comunicazione diretta con i cittadini. L'Italia dei Valori voterà contro questa legge sul finanziamento dei partiti. E' una legge-beffa, di una casta che pensa all’autoconservazione. Vi elenco alcuni semplici motivi per farvi comprendere la gravità di certe norme. Oggi il Parlamento ha deciso che i controlli sul bilancio dei partiti spetteranno a un comitato composto sì da magistrati, ma nominati dai presidenti delle Camere invece che dall'organo che per Costituzione dovrebbe esercitare questi controlli, ossia la Corte dei Conti. Insomma il controllato si sceglie il controllore, alla faccia di quanto scritto nella Costituzione e della trasparenza nella gestione della res publica. Ma alla casta tutto ciò non interessa. Pensate che addirittura hanno bocciato l’emendamento IdV, a mia prima firma, che stabiliva la decadenza del finanziamento pubblico ai partiti che non presentano liste pulite. E questi signori hanno il coraggio di parlare ancora dell’urgenza della lotta alla corruzione. Hanno scambiato il Parlamento per San Vittore, e ogni volta che c’è una commemorazione per morti di mafia continuano ipocritamente a inondarvi di messaggi e bla, bla, bla sulle battaglie delle istituzioni, mentre lavorano in direzione opposta. L’unica cosa che possono fare dopo la bocciatura di questa norma è nascondersi! Ieri hanno proposto l’eliminazione del reato di concussione per induzione, oggi chiedono la solita impunità. E apriamo anche un altro capitolo della legge che si apprestano a licenziare: i privati e le imprese potranno dedurre dall'imponibile i soldi che versano ai partiti, e questa cifra si sommerà alla metà dell'attuale rimborso elettorale, che continuerà a essere erogato. Insomma, ... Leggi tutto ...

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