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Quando la prepotenza paga

Siamo di fronte a una vera e propria emergenza democratica, ma quasi tutti fanno finta di non accorgersene. Nella migliore delle ipotesi pigolano e bisbigliano, molto più spesso, tanto per cambiare, guardano dall’altra parte e se ne lavano le mani come tanti Ponzio Pilato.
Berlusconi e suoi automi, travestiti da parlamentari, sono arrivati ormai alle minacce aperte e io credo che non si possa fare finta che stia solo raccontando le barzellette sconce che gli piacciono tanto. Gli automi hanno occupato il Tribunale di Milano perché pretenderebbe di considerare il loro capo un cittadino come gli altri e non al di sopra della legge. Molti hanno espresso garbate e sommesse critiche su questo gesto senza precedenti, ma nei fatti, dopo quella sguaiata manifestazione eversiva, Berlusconi è riuscito a far slittare in continuazione le udienze dei processi in cui è imputato. Quando la prepotenza paga, è ovvio che i prepotenti proseguano sulla stessa sciagurata strada.
Lo stanno facendo. Ogni giorno in televisione passa qualche pupazzo di cui Berlusconi è il ventriloquo e ripete le stesse enormità affermate dal capo poche ore prima. Per loro la magistratura è come cancro, i magistrati sono un’associazione a delinquere… Visto che nessuno gli dice niente, e anzi i grandi giornalisti ripetono ogni giorno che con un figuro simile bisognerebbe farci un governo, lui si spinge ancora più avanti. Sino alla minaccia inconcepibile di aizzare la piazza.
In un momento simile, nel cuore di una crisi economica senza precedenti che provoca un immenso disagio sociale e nella situazione politica più difficile della storia repubblicana, solo un incosciente e irresponsabile può soffiare sul fuoco e augurarsi che la situazione precipiti per puri e vergognosi interessi personali.
Noi dell’Italia dei Valori lo diciamo da anni: con chi fa ogni giorno strame dello Stato di diritto, con chi minaccia e intimidisce le istituzioni democratiche, non si fanno accordi di governo. Ci si decide a comportarsi con il dovuto rigore e gli si impone di rispettare la legge: sia andando nei tribunali a farsi processare come gli altri 60 milioni di italiani, sia facendo valere la legge che lo rendeva ineleggibile già nel 1994.
Non è con i cedimenti e con la pavidità che si riporterà questo Paese alla normalità e alla legalità.
Per questa ragione, accogliendo anche l’appello di Micromega, abbiamo presentato ieri un esposto ai Presidenti del Senato e della Giunta delle elezioni di Palazzo Madama in cui chiediamo l’ineleggibilità del senatore Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, secondo quanto stabilisce l’articolo 10 del DPR numero 361 del 1957, è il referente economico di una società concessionaria di frequenze televisive e, pertanto, si trova in condizioni di ineleggibilità al Parlamento italiano. Fate sentire anche voi la vostra voce sollecitando i membri della Giunta per le elezioni del Senato affinché si assumano le loro responsabilità ed abbiano il coraggio di dire pubblicamente quale sarà il loro voto sull’esposto. Chiediamo che si cambi pagina e che si passi dalle parole ai fatti.

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Monti e il ministro al di sopra di ogni sospetto

Lo so io e lo sappiamo tutti: qualsiasi cittadino deve essere considerato innocente fino a sentenza passata in giudicato. Di fronte alle legge è così ed è giusto che sia così, ma di fronte alla politica e ai cittadini le cose stanno diversamente. I politici dovrebbero essere al di sopra di ogni sospetto. Soprattutto in un momento come questo, in cui troppi dimostrano di essere invece al di sotto di ogni sospetto, i partiti e le istituzioni hanno il dovere morale, anche se non legale, di esigere le dimissioni da quei loro rappresentanti su cui grava anche solo l’ombra di un sospetto. Noi dell’Italia dei Valori ci siamo comportati così. Quando ieri il nostro ex capogruppo nel consiglio regionale del Lazio Vincenzo Maruccio è stato indagato per peculato, io non mi sono messo a dire che ero certo della sua innocenza e che quindi poteva restare al suo posto fino all’eventuale rinvio a giudizio e poi fino alla sentenza definitiva della Cassazione. Io, e con me tutta l’IdV, abbiamo preteso e ottenuto dimissioni immediate, nel giro della mattinata stessa. Ora vogliamo sapere se il presidente del Consiglio intende comportarsi allo stesso modo nei confronti del ministro dell’Economia Vittorio Grilli. Su questo ministro pesano alcuni sospetti molto gravi: in primo luogo quello di aver avvantaggiato le fondazioni bancarie che, a differenza di chi ha anche solo la prima casa e addirittura dei ricoverati negli ospizi, non devono pagare l’Imu; e poi c'è la vicenda delle presunte consulenze di Finmecanica a sua moglie, Lisa Lowenstein. Sono dubbi molto pesanti. Grilli è il ministro che con Monti guida la politica economica. I cittadini che affrontano enormi difficoltà per le leggi che proprio lui decide e firma non possono e non devono neppure sospettare che, mentre chiede a loro tanti sacrifici, avvantaggi qualcuno in cambio di qualche favore. Per questo l’Italia dei Valori ha presentato una interrogazione formale rivolta al presidente del Consiglio, e illustrata stamattina in conferenza stampa da me e dal senatore Elio Lanutti, per sapere se palazzo Chigi intende comportarsi come abbiamo fatto noi dell’IdV e chiedere al ministro di dimettersi o se invece preferisce ... Leggi tutto ...

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Cambiate la Gasparri prima del voto

Oggi nel corso del questioni time alla Camera, ho posto al governo una domanda precisa: se intende o meno modificare la legge Gasparri prima delle prossime elezioni. Quella legge, com’è tristemente noto, è stata costruita apposta per fare gli interessi politici e personali di una sola persona: l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Modificarla dovrebbe essere un imperativo, tanto più per un governo tecnico. Infatti, se i tecnici non si occupano nemmeno di risolvere problemi del genere, cosa ci stanno fare? L’urgenza diventa poi massima in prossimità delle elezioni, quando è fondamentale assicurare il pluralismo ai cittadini e la libera concorrenza nell’informazione. Abbiamo segnalato ai signori del governo quali sono i due problemi grossi come una casa della legge Gasparri. Il primo è che è vero che prevede controlli e limiti quando si arriva al 20% di concentrazione dei mezzi di comunicazione nelle mani di una sola persona o azienda, però, in realtà, nel conto per arrivare a quel 20%, sono stati inseriti una serie di strumenti di comunicazione che, con il sistema radiotelevisivo, non c’entrano niente. Insomma, è stato previsto un sistema integrato di comunicazione per non fare apparire ciò che effettivamente è, cioè l'aumento del 20 per cento del sistema di comunicazione in mano alla concentrazione di una sola persona. In secondo luogo, non è stata prevista l’incompatibilità tra la titolarità di reti televisive e di molti mezzi di comunicazione e la possibilità di candidarsi a cariche pubbliche. Invece è proprio questo il solo modo per evitare un gigantesco conflitto d’interessi. Chiedevamo al governo di eliminare tale anomalia o con un decreto legge o con un disegno di legge. L’esecutivo ha risposto facendo finta di non capire la domanda e poi dicendo che, comunque, una legge del genere la può fare anche il Parlamento. Come se non sapesse che questo Parlamento dovrebbe sì cambiare la Gasparri, ma non lo fa perché a molti deputati conviene tenersela così com’è proprio in base a quel conflitto di interessi. Ancora una volta, purtroppo, il governo ha così scelto di comportarsi come Ponzio Pilato e di mostrarsi non tecnico, ma politico e di parte.

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Digressione

Via il conflitto di interessi, via la Gasparri

Chi oggi, accampando scuse ridicole, boicotta la nascita di un vero fronte riformista e impedisce che si formi una coalizione omogenea per ricostruire l’Italia si assume molte e pesantissime responsabilità. Una delle più gravi è il lasciare intatto e a volte addirittura aumentare il potere di ricatto di Silvio Berlusconi. La prova provata di questa colpa è nel fatto che ancora oggi, pur non essendo più al governo, Berlusconi può permettersi di dare al’arrembaggio a una delle poche reti televisive autonome che ancora sfuggono al suo controllo monopolista, sotto gli occhi del governo e di una maggioranza immobili quando non complici. Noi dell’Italia dei Valori non ce ne staremo con  le mani in mano mentre Berlusconi, alla faccia del governo liberale dei tecnici, dà l’assalto a LA7. La settimana prossima chiederemo che il governo risponda in aula alle nostre precise domande. Secondo notizie non smentite, infatti, il gruppo Mediaset avrebbe comunicato con lettera formale al gruppo Telecom Italia spa, il suo interesse all'acquisto di LA7. Anche se il liberale professor Monti sembra non arrivarci da solo, ove queste operazioni di acquisizione andassero in porto, verrebbe azzerato quel poco di pluralismo esistente in Italia, concentrando nelle mani di Silvio Berlusconi il comando della quasi totalità dei canali televisivi nazionali in chiaro. A rendere possibile questo sproposito è la legge Gasparri, varata da un governo presieduto dal principale proprietario di reti televisive private italiano alla faccia del conflitto di interessi. La Gasparri ha riformato il sistema radiotelevisivo tutelando solo gli interessi del gruppo Mediaset. L'art. 43 di questa  legge ha enormemente allentato i vincoli antitrust delle precedenti legislazioni: l'inconsistente limite antitrust del 20% del Sistema Integrato delle Comunicazioni (SIC) consente al gruppo Mediaset di stare abbondantemente al di sotto di tale limite e quindi di acquisire la televisione del gruppo Telecom senza sforare i limiti stabiliti dalla legge stessa. Il limite fissato dalla suddetta legge al numero dei canali irradiabili da un medesimo soggetto, inoltre, è stato vanificato dalle discutibili interpretazioni date dall'Agcom. Mentre  il limite alla raccolta pubblicitaria era già stato stato calcellato dalla Gasparri stessa, che esclude il mercato pubblicitario dall'insieme dei mercati che costituiscono il ... Leggi tutto ...

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