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Le famiglie tagliano le spese alimentari e sanitarie. L’Italia è al punto di non ritorno.

I dati Istat sul crollo dei consumi sottolineano il livello preoccupante della crisi economica in cui versa il nostro Paese. Sei italiani su dieci, infatti, hanno tagliato addirittura le spese alimentari e sanitarie. Si tratta di un segnale allarmante che indica solo una cosa: abbiamo raggiunto il punto di non ritorno. Purtroppo, ogni giorno passato è un giorno perso. Se il Governo non prenderà provvedimenti immediati, il nostro Paese è destinato a fare la stessa fine della Grecia. Certo, se questo Esecutivo fosse stato meno impegnato a correre dietro i ricatti di Berlusconi e meno bloccato dai veti incrociati di Pdl e Pd, forse, si sarebbe accorto della reale situazione in cui versa l’Italia. Ma sappiamo bene che le forze al Governo hanno preferito mettere la testa sotto la sabbia e vivere nell’immobilismo più assoluto, con l’unico scopo di restare nelle stanze del potere. Pazienza per le famiglie che non arrivano neppure più alla terza settimana del mese, pazienza se devono subire una pressione fiscale che ha raggiunto livelli insopportabili. E mentre continua il balletto tra il Pdl e il premier Letta sull’Imu, a cui è legata la tenuta dell’Esecutivo, salta improvvisamente la legge sulle lobby. E’ evidente che, anche in questo caso, ci sono corde che non devono essere neppure sfiorate. Detto fatto: con il rinvio, non si sa bene a quando, si risolve, come al solito, tutto. Ci auguriamo che, almeno sull’abolizione delle Province, che come abbiamo sempre denunciato sono enti inutili e costosi, il Governo vada fino in fondo. Noi, anche se fuori dal Parlamento, continueremo a portare avanti le nostre battaglie in difesa delle fasce sociali più deboli dando voce a chi non ce l’ha.

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Quei 120 miliardi di evasione vadano al lavoro

C’è una crisi economica che va affrontata al più presto. La classe media è destinata a sparire, la nostra gioventù emigra e il Paese ogni giorno che passa diventa più povero. Senza investimenti e senza lavoro il motore non si riaccende, i consumi non ripartono. E quel miliardo che il governo intende assegnare all’occupazione non è certo sufficiente a bloccare l’emorragia in corso. L’esecutivo dice: “la coperta è corta, non sappiamo dove reperire le risorse”, ma questa coperta ha delle parti nascoste, volutamente nascoste, e di cui l’esecutivo non intende avvalersi. E mi riferisco all’economia illegale che è lo zoccolo duro del nostro sistema. Basterebbe attingere da questa grande cassa del malaffare per rilanciare la crescita. Il mio non è un esercizio di retorica, è la realtà dei fatti. Perché l’evasione non viene contrastata adeguatamente? Si è consapevoli che chi ha evaso, ha rubato soldi alla collettività? Le nostre cronache sono piene di scandali che coinvolgono dirigenti e volti noti che evadono o che detengono all’estero i loro patrimoni. E non parliamo di cifre irrisorie, ma di miliardi, secondo la Corte dei Conti siamo intorno ai 120 miliardi annui, quindi 119 miliardi in più rispetto ai fondi assegnati dal Governo Letta al lavoro, se la matematica non è un’opinione. Ciò che ripugna di più è che tra questi evasori vi siano coloro che all’estero spesso rappresentano l’Italia: stilisti, imprenditori che si sono avvalsi di fondi pubblici, dirigenti di Stato e politici della prima e della seconda ora. In un Paese normale, civile e democratico, un governo degno di questo nome avrebbe subito punito chi agisce nell’illegalità, recuperato i fondi che giacciono in Svizzera, come hanno fatto altri partner  europei,  e premiato gli onesti. Purtroppo in Italia non funziona così, anzi, certi personaggi discutibili sono diventate icone della nostra società, esempi da seguire. Insomma in questo ventennio berlusconiano, c’è stata anche una trasformazione  culturale che ha compromesso il nostro Paese e che ha legittimato l’ingiusto operato dei nostri politici. Adesso, ed è bene ricordarlo,  il governo Letta ... Leggi tutto ...

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