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Non basta approvare una Convenzione per lottare contro la corruzione

L’Italia dei Valori è indubbiamente soddisfatta del fatto che finalmente la convenzione penale sulla corruzione, firmata a Strasburgo il 27 gennaio 1999, venga ratificata dal nostro Paese. Come avete visto, questa proposta di legge di ratifica porta proprio la firma dei componenti dell’IdV: non è la prima volta che la presentiamo, e dopo tanti anni finalmente vediamo che l’Italia approva questa convenzione. Permettetemi quindi di esprimere soddisfazione, perché, come si dice, non è mai troppo tardi. Però permettetemi anche di ricordare l’iter di questa vicenda: signor ministro, provi a dare uno sguardo al preambolo della Convenzione. Provi a ripassare tutto quello che è successo dal 1992 al 1999 e a come è nata  questa convenzione. Io in quegli anni ho girato per l’Europa, e come me tanti altri esponenti delle istituzioni italiane. Eravamo chiamati da molti Paesi, in Europa e nel mondo, per spiegare come fosse stato possibile che il nostro Paese avesse prima di tanti altri e più di tanti altri messo le mani sulla piaga della corruzione politica. Questa Convenzione che l’Europa ha voluto è figlia e diretta conseguenza di quelle indagini di Mani pulite che sono iniziate in Italia e si sono poi sviluppate in tanti altri Paesi.

Tutti dissero: “Ciò che è stato scoperto in Italia sta toccando tutti i paesi europei e non solo. Dobbiamo fare una convenzione per stabilire una strategia comune di lotta alla corruzione soprattutto a quella politica, e una attività investigativa comune, transnazionale e internazionale per scambiare dati e informazioni, per procedere a estradizioni, per fare insieme attività di indagine”. Insomma. l’Italia era stata l’occasione di un riscatto europeo, un esempio da seguire. Ne avessimo azzeccata una: proprio noi siamo uno dei paesi che la ratifica per ultimo, e in modo imperfetto e insufficiente.
Certamente votiamo a favore della ratifica, perché vogliamo che la Convenzione sia attuata. Ci adopereremo in sede europea, dopo la ratifica, affinché tutto ciò che è previsto in questo trattato internazionale, che l’Italia ha ora obbligo di rispettare, diventi realtà. Perché come lei ben sa, signor ministro, non abbiamo nemmeno ancora approvato questa Convenzione che già l’avete tradita con la legge sull’anticorruzione votata la settimana scorsa. Ma approvare questa Convenzione comporta un impegno con la comunità internazionale a rispettarne i principi e le raccomandazioni lì indicate. Quindi a partire da ciò che avverrà al Senato quando si discuterà la legge anticorruzione dovrete rispettare queste regole non più giocare dando una carta e nascondendo l’altra.
Perché dico che la Convenzione è già stata tradita? Come voi sapete, ci sono sia norme di indirizzo che norme cogenti, queste ultime soprattutto per quanto riguarda  l’assistenza giudiziaria. Quando questa non c’è già fra due Stati, vale ciò che risulta nella Convenzione tra gli Stati che l’hanno sottoscritta. Ciò ci darà la possibilità di interloquire direttamente con gli altri 42 Stati che l’hanno già ratificata, anche se mancano convenzioni bilaterali. Lo dico perchè vorrei segnalare che ci sono due Stati, all’interno del nostro Paese, due Stati nello Stato, che a oggi non hanno ancora ratificato la convenzione e che, proprio perché non lo hanno fatto e non hanno mai avviato una buona politica giudiziaria con l’Italia, pur essendo da noi molto ma molto assistiti, sono diventati il luogo di smistamento di tutti i maggiori frutti della corruzione italiana. Sto parlando di San Marino e dello Stato Vaticano: lei sa meglio di me, signor ministro, di quanta e di quale gravità siano le richieste di assistenza giudiziaria che sono state rivolte a partire dal ’92, anzi dalla fine del ’91, a questi due Stati, senza aver mai ricevuto risposte. Giace ancora negli archivi vaticani una richiesta di assistenza giudiziaria che riguarda Salvo Lima e che ancora oggi potrebbe dire molto. Ce ne sono diverse altre che riguardano eminenti personalità che sono state nel nostro Parlamento: Andreotti per esempio. Se qualcuno ne vuole sapere di più,  vada rileggersi le carte della distribuzione della tangente  Enimont.
Ma ripeto, questa convenzione noi già la abbiamo tradita. All’art. 3 diciamo che ci impegniamo ad adottare tutte le misure necessarie affinché chi sollecita o riceve direttamente o indirettamente qualsiasi vantaggio indebito venga punito. Vorrei invitarla, signor ministro, a trovare in questa Convenzione un solo riferimento che legittimi l’abolizione del reato di concussione per induzione, eliminato la settimana scorsa da questo Parlamento che ha così cancellato l’unico reato vero, con riferimento alla concussione, contestato in questi anni ai pubblici ufficiali, agli amministratori, ai politici, ai pubblici impiegati.
Nella vostra legge “anticorruzione” non avete voluto inserire nulla sul riciclaggio e sull’autoriciclaggio. Sarà irinviata ancora una volta la discussione sul falso in bilancio, che è la norma principe per combattere la corruzione. Ad oggi noi non facciamo ancora nulla contro la corruzione internazionale, di cui parla l’art. 9 di questa Convenzione, che imporrebbe anche misure efficaci e severe, mentre noi abbiamo ridotto i tempi della prescrizione. Cioè abbiamo fatto l’esatto contrario. Nel documento che stiamo ratificando oggi si cita l’indipendenza dell’autorità giudiziaria, “libera da qualsivoglia pressione”. Mi scusi, ma allora perché ci accingiamo ad approvare la responsabilità dei magistrati? E ancora: all’art. 23 si dice “Dobbiamo adottare misure intese ad agevolare l’ammissione di prova”. E allora perchè si vuole discutere la riduzione delle intercettazioni, cheo sono lo strumento per combattere questo tipo di criminaltà?
Per concludere: noi siamo molto soddisfatti che questa convenzione venga ratificata. Ma l’impego che assumiamo con l’Europa non si deve risolvere nel solito impegno all’italiana: chiacchiere tante e nei fatti le solite leggine che nascondono sotto al tappeto tutto il male che sta sopra al tappeto.
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