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Quei 120 miliardi di evasione vadano al lavoro

i soldi dellevasione al lavoro Quei 120 miliardi di evasione vadano al lavoro

C’è una crisi economica che va affrontata al più presto. La classe media è destinata a sparire, la nostra gioventù emigra e il Paese ogni giorno che passa diventa più povero. Senza investimenti e senza lavoro il motore non si riaccende, i consumi non ripartono. E quel miliardo che il governo intende assegnare all’occupazione non è certo sufficiente a bloccare l’emorragia in corso. L’esecutivo dice: “la coperta è corta, non sappiamo dove reperire le risorse”, ma questa coperta ha delle parti nascoste, volutamente nascoste, e di cui l’esecutivo non intende avvalersi. E mi riferisco all’economia illegale che è lo zoccolo duro del nostro sistema. Basterebbe attingere da questa grande cassa del malaffare per rilanciare la crescita. Il mio non è un esercizio di retorica, è la realtà dei fatti. Perché l’evasione non viene contrastata adeguatamente? Si è consapevoli che chi ha evaso, ha rubato soldi alla collettività? Le nostre cronache sono piene di scandali che coinvolgono dirigenti e volti noti che evadono o che detengono all’estero i loro patrimoni. E non parliamo di cifre irrisorie, ma di miliardi, secondo la Corte dei Conti siamo intorno ai 120 miliardi annui, quindi 119 miliardi in più rispetto ai fondi assegnati dal Governo Letta al lavoro, se la matematica non è un’opinione. Ciò che ripugna di più è che tra questi evasori vi siano coloro che all’estero spesso rappresentano l’Italia: stilisti, imprenditori che si sono avvalsi di fondi pubblici, dirigenti di Stato e politici della prima e della seconda ora. In un Paese normale, civile e democratico, un governo degno di questo nome avrebbe subito punito chi agisce nell’illegalità, recuperato i fondi che giacciono in Svizzera, come hanno fatto altri partner  europei,  e premiato gli onesti. Purtroppo in Italia non funziona così, anzi, certi personaggi discutibili sono diventate icone della nostra società, esempi da seguire. Insomma in questo ventennio berlusconiano, c’è stata anche una trasformazione  culturale che ha compromesso il nostro Paese e che ha legittimato l’ingiusto operato dei nostri politici. Adesso, ed è bene ricordarlo,  il governo Letta sopravvive grazie all’accordo fatto con quell’individuo che è stato condannato in appello a quattro anni per frode fiscale e interdizione dai pubblici uffici. E come possiamo sperare che prenda le risorse per il lavoro dalla cassa dell’economia illegale, che tra corruzione ed evasione ammonta a 180 miliardi annui? Ci vorrebbe un sussulto di dignità, un calcio ai ricatti del Cavaliere. Ci vorrebbero le mani libere e la schiena dritta, come richiesto dagli elettori. Il Pd si smarchi, non ceda ai ricatti e per una volta pensi al bene degli italiani. Faccia in modo che quei 120 miliardi di evasione vadano al lavoro.

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Il lupo perde il pelo ma non il vizio

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ieri abbiamo assistito all’ennesima sceneggiata dei soldatini del Pdl che, come al solito, hanno obbedito alla chiamata del loro padrone in spregio alle regole e agli organi democratici. Li abbiamo già visti all’opera in questi anni con i vari tentativi di varare leggi ad uso e consumo dei soliti noti, incuranti delle condizioni economiche e sociali dell’Italia e del collasso del sistema. Si rassegnino: abbiamo già chiesto ai cittadini, attraverso un referendum, se Berlusconi dovesse continuare o meno a godere del legittimo impedimento, una delle tante leggi ad personam a firma Pdl, e la risposta è stata chiara. Oggi tutta la nostra solidarietà va ai magistrati di Milano e a tutti quei giudici che fanno il loro dovere fino in fondo, senza guardare in faccia nessuno, rispondendo solo al dettato costituzionale. Attaccare uno dei tre poteri che stanno a capo della Costituzione, cercando di limitarne l’azione, è un vero e proprio attentato alla democrazia non degno di un paese civile. Purtroppo è un triste déjà vu, niente di nuovo sotto il sole. Infatti, le immagini di ieri, davanti al Palazzo di giustizia di Milano, confermano il disprezzo dei parlamentari Pdl per le regole e per la Carta. A questo punto diventa sempre più impellente quello che l’Italia dei Valori propone da anni: una legge realmente efficace che non permetta ai condannati anche in primo grado di essere candidati, e agli indagati per reati gravi di ricoprire incarichi di governo. Infatti, la legge varata dal governo Monti ha previsto la non candidabilità delle persone condannate in via definitiva con pena superiore ai due anni di carcere: ora non credo sia giusto che una persona condannata non ancora in via definitiva, per reati come l’omicidio, la rapina o la strage di Stato, possa andare in Parlamento. In secondo luogo, per la maggior parte dei reati, come per esempio quelli contro la pubblica amministrazione, o per reati di corruzione, falso in bilancio ed evasione fiscale, tra rito abbreviato, attenuanti generiche, attenuanti specifiche e sconti di pena, non si arriva ... Leggi tutto ...

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Se Berlusconi droga da anni la democrazia…

Se i magistrati di Napoli disporranno il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi per aver pagato, a suon di milioni, il senatore De Gregorio, con l'obiettivo di far cadere il governo democraticamente eletto di Romano Prodi, ci troveremo di fronte alla vicenda più grave dell'intera storia politica repubblicana. Come uomo e come leader politico sono convinto che, in questi due decenni, il Parlamento repubblicano sia stato più volte trasformato da Berlusconi in un osceno mercato delle vacche, con i voti in vendita in cambio di soldi, di poltrone e poltroncine, di posti sicuri nelle liste elettorali. L'ho detto e denunciato sia pubblicamente che nelle procure della Repubblica più volte. Ma quel che conta non è la mia parola: è la decisione che prenderà la magistratura inquirente, e io mi auguro che questa decisione sia presa il prima possibile, perché non è un fattore secondario nelle scelte che dovranno essere fatte nelle prossime settimane. Se Berlusconi verrà rinviato a giudizio vorrà dire che non un singolo leader ma un intero partito, la cui storia non è scindibile da quella del suo capo e fondatore, droga da anni il corretto funzionamento della democrazia parlamentare e ha deviato il corso della storia italiana con metodi illegali, immorali e politicamente inaccettabili per qualsiasi persona onesta. Per mesi e anni abbiamo sentito i sapienti soloni della politica e di una parte della stampa denunciare la minaccia per la democrazia costituita da un non meglio precisato “populismo”. Balle. Il male che da vent'anni mina la democrazia italiana è costituito da un leader e da un partito che fanno la lotta politica con metodi sleali, scorretti e illegali. Metodi del tutto estranei alla logica democratica. Altro che populismo! Noi dell'Italia dei Valori abbiamo chiesto, inutilmente, che contro questa vergogna venissero prese misure drastiche. Avevamo invocato inutilmente l'intervento delle massime istituzioni. Avevamo proposto misure draconiane contro la piaga del voto di scambio. Ma nessuno ha fermato Berlusconi nella sua opera di avvelenamento metodico del sistema politico italiano. Io mi auguro che anche i più sordi, stavolta, abbiano capito che è ora di dire ... Leggi tutto ...

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‘Sistema Lombardia’, MPS, Finmeccanica: Tangentopoli non è mai finita

Oltre vent’anni sono passati da Tangentopoli e nulla è cambiato nel rapporto tra politica e malaffare, tranne la moneta. Ieri i cittadini lanciavano le lire contro Craxi e oggi centesimi di euro contro l’ex presidente del Monte dei Paschi di Siena, Mussari. La verità è che Tangentopoli non è mai finita e che quel rapporto perverso tra istituzioni, imprese e corruzione non è mai stato spezzato, anzi il sistema della mazzetta si è ingegnerizzato, non ha colore e coinvolge la maggior parte dei partiti. Il danno più grosso viene fatto agli italiani onesti, a coloro che pagano le tasse e che si son visti prelevare dalle tasche i soldi dell’Imu per sanare una crisi alimentata, soprattutto in Italia, dalla corruzione. Insomma, il ceto medio basso è stato dissanguato, mentre i corruttori, i tangentari, gli evasori e quei politici ladri hanno continuato ad agire indisturbati. Vale per Mps, come per Finmeccanica. Vale per il sistema Lombardia, come per gli scandali in Puglia. In questo panorama marcio Berlusconi è una garanzia di continuità: c’azzeccava con il sistema della corruzione di vent’anni fa come c’azzecca con quello di oggi. Quando difende quel sistema, che ha tanto contribuito a costruire, si rende colpevole di un vero e proprio sabotaggio ai danni delle nostre finanze. E’ come se svaligiasse con le sue mani gli italiani. Però tutti quelli che pochi mesi fa hanno votato la vergognosa legge aiuta-ladri di Monti, vale a dire Pd, Pdl, Lega e Udc, sono suoi complici nel rapinare i cittadini e gli imprenditori per bene. E non è certo un caso che non abbiano voluto ripristinare il reato di falso in bilancio e che abbiano invece eliminato quello di concussione per induzione, reato tipico della pubblica amministrazione. Se la nostra economia fosse liberata dalla camicia di forza della speculazione, della corruzione e dei politici complici riprenderebbe a respirare e si potrebbe allora partire da un nuovo patto tra i lavoratori e gli imprenditori onesti. Sarebbe una rivoluzione non solo civile ma anche economica, culturale e sociale. E per riuscirci c’è bisogno che i cittadini diano forza con il loro ... Leggi tutto ...

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Silvio, rappresentante di mascalzoni e furbi

Impunità per i parlamentari, per i corrotti, per gli evasori fiscali, per i palazzinari: ogni giorno che passa Silvio Berlusconi si presenta come la rappresentanza politica dei mascalzoni e dei furbi che campano fregando gli altri. È gravissimo che un leader politico possa promettere condoni e impunità per gli evasori fiscali, esaltare le tangenti, trattare i malfattori come eroi e i magistrati come delinquenti. Quello di Berlusconi è un invito a delinquere e lo è ancora di più in giornate come queste, segnate da uno scandalo dopo l’altro. Quando le iscrizioni nel registro degli indagati, gli arresti e le condanne arrivano a ripetizione, ogni giorno, non ci vanno di mezzo solo i corrotti ma affonda tutta l’economia del Paese. Chi invece di dichiarare una guerra senza quartiere alla corruzione, l’assolve, l’aiuta e la sostiene, non si rende colpevole solo di fronte alla morale e al senso della giustizia, ma anche di fronte alle sorti dell’economia italiana. Senza la corruzione arriverebbero gli investimenti esteri. Senza l’economia illegale e l’evasione fiscale i poveracci non dovrebbero tirare l’anima con i denti per ripianare la voragine creata nei conti pubblici dai furbi e dai disonesti. Noi dell’Italia dei Valori lo abbiamo gridato per cinque anni, ogni santo giorno, in Parlamento e nelle piazze. Abbiamo denunciato tutto il marciume che sta venendo fuori in questi giorni, dall’Mps a Finmeccanica. Ci hanno trattato da populisti. Adesso si scopre che ci insultavano solo perché non volevano ascoltare, non volevano vedere, non volevano sapere. Ci sono due culture mortali che stanno ammazzando l’Italia. Una è quella dell’illegalità che da vent’anni diffonde Berlusconi. Quella che esorta i ladri a rubare perché tanto non pagheranno mai e considera chi non truffa, non evade, non corrompe e non si fa corrompere, come un povero fesso da compatire. L’altra è quella dei tanti Ponzio Pilato che, come Mario Monti, stanno a guardare senza muovere un dito. Ne sa qualcosa Antonio Ingroia, attaccato e criticato duramente solo perché cercava la verità sugli intrecci tra mafia e politica. Con Ingroia e con gli italiani perbene che si sono ... Leggi tutto ...

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Un morbo di nome Corruzione

In un solo giorno le procure e i tribunali di diverse città hanno passato ai raggi x il sistema di potere costruito in due decenni da Silvio Berlusconi. In un solo giorno, tutti hanno potuto vedere qual è la malattia mortale che sta divorando la nostra società. Questo morbo ha un nome: corruzione. Non potrà essere curato fino a che al governo non ci saranno chirurghi impietosi, pronti a tagliare tutto quel che deve essere tagliato per debellare il male. L’ad di Finmeccanica Giuseppe Orsi, piazzato dalla Lega e tenuto lì da Monti, è accusato di aver sostituito la politica industriale con le tangenti. Infatti, voleva dar via i principali asset, come Ansaldo Energia, e venderli addirittura ai diretti concorrenti tedeschi o coreani. Tanto la politica industriale si fa con le mazzette, mica con il lavoro e con strategie adeguate. L’ex governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, è indagato per un reato enorme come l’associazione per delinquere, accusato di essersi venduto appalti in cambio di milioni di euro e di favori di ogni tipo. L’ex ministro ed ex viceré della Puglia, Raffaele Fitto, è stato condannato in primo grado a quattro anni sempre per aver venduto appalti in cambio di tangenti. Ecco qual è la prima fonte della tragedia italiana. La crisi mondiale, da noi, è stata pioggia sul bagnato: qui le cose andavano già malissimo e la nostra economia era già immobile proprio per colpa della corruzione. Certo, la colpa è di Silvio Berlusconi. Ma non solo sua. Lui è stato il massimo artefice di questo sistema, ci ha costruito sopra il suo impero e lo ha difeso con leggi ad personam varate da lui stesso, ma chi, come Ponzio Pilato, se ne è lavato le mani, ha guardato da un’altra parte e non è intervenuto quando poteva, è complice. Dov’era Mario Monti quando noi dell’Italia dei Valori denunciavamo in Parlamento il caso Mps? Perché non ha risposto? Dov’era quando lo interrogavamo con tantissimi atti ispettivi sul verminaio insediato ai vertici di Finmeccanica per compiacere la Lega? Perché non è intervenuto e non ha reclamato le dimissioni di Giuseppe Orsi? Perché non lo ... Leggi tutto ...

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Le relazioni pericolose (tra corruzione e speculazione)

Da più di un anno i cittadini italiani si sentono ripetere da questo Governo di professori, da alcuni giornalisti e da politicanti vari che se devono svenarsi fino all'ultima goccia per pagare le tasse, se sono disoccupati o cassintegrati, è perché hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità. Come se la colpa fosse loro. Sono balle grosse come un castello. Sono volgari bugie e offese gratuite. Non sono i cittadini ad aver ‘vissuto al di sopra delle loro possibilità’. Sono le grandi banche e i pescecani della finanza ad aver moltiplicato i loro profitti con traffici fin troppo azzardati. Quando il giocattolo gli è scoppiato tra le mani hanno caricato tutto sulle spalle delle fasce più deboli mentre loro sono riusciti ad arricchirsi, ancora di più, grazie agli aiuti degli Stati e alle speculazioni che hanno continuato a fare proprio grazie a quegli aiuti. Questa è la verità che svela lo scandalo del Monte dei Paschi di Siena, in cui il grosso deve essere ancora scoperto. Per salvare le banche dalle conseguenze delle loro stesse trame, negli Usa e in Europa, sono stati spesi non miliardi ma trilioni di dollari ed euro. Gli Stati hanno salvato le banche con prestiti a tassi ridicoli, oppure le hanno dovute nazionalizzare a spese dei contribuenti, come si dovrà quasi certamente fare anche in Italia con Mps. Anche il caso Saipem va in questa direzione e dimostra che l’intreccio tra corruzione e speculazione va fermato. Va avanti così da anni e il copione, con poche varianti, è sempre quello che vediamo in questi giorni: banche che speculano e rischiano sulla pelle dei loro correntisti, politici complici che non vedono, non sentono e non dicono niente ma, quando si tratta di tendere la mano per finanziare la loro clientela, si svegliano di colpo. E ancora controllori che non controllano un bel niente per non disturbare i manovratori, denunce, come quelle che sono partite per anni dall'Italia dei Valori, rimaste sempre inascoltate. Però, poi, quando si arriva al momento di dover far pagare a qualcuno i ... Leggi tutto ...

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Digressione

MPS non deve finire a tarallucci e vino

Il pozzo nero del Monte dei Paschi di Siena è appena stato scoperchiato. Siamo ancora all’inizio e  se l’inchiesta andrà fino in fondo verrà fuori di tutto, perché in questa faccenda c’è di tutto. Ci sono i malfattori che hanno giocato sulla pelle e con i soldi dei correntisti. Ci sono i politici complici, che hanno tenuto bordone per convenienza e tornaconto.  Poi ci sono i Ponzio Pilato che dovevano vigilare e non lo hanno fatto per non disturbare gli amici e  i compagni di merende finanzieri o politici. Ieri il presidente di Mps Profumo ha giustificato i controlli all’acqua di rose  dicendo che per controllare bisogna che i controllati presentino i documenti veri. Insomma, i controllori si basano solo su quello che gli dicono i controllati e se quelli mentono cosa ci possono fare? Certo che così la vita per i truffatori è facile! Bankitalia non poteva controllare perché Mps non diceva la verità e loro non potevano indagare per capire se li stavano prendendo in giro o no. Il governo Monti non sapeva niente anche perché quando qualcuno li avvertiva, come abbiamo fatto più volte noi dell’Italia dei Valori, si tappava le orecchie per non sentire. Non solo il governo non ha fatto niente dopo le nostre denunce, ma si è messo a correre per dare a Mps i miliardi di prestito che chiedeva. Adesso, come al solito, prendono in giro i cittadini, dicendo su quel prestito hanno messo un tasso d’interesse esoso, addirittura del 9%. Quel che non dicono è che i 3,9 miliardi di prestito sono stati incassati in moneta sonante, guarda caso la stessa cifra pagata dai cittadini con la prima rata dell’Imu. Sul piano delle inchieste e della responsabilità penali, sarà la magistratura a dire l‘ultima parola e io mi auguro che qualche pm stia già lavorando, chiuso nella sua stanza e senza guardare in faccia a nessuno. Ma sul piano politico sta ai cittadini mandare un messaggio chiaro dando forza a chi vuole cambiare strada e fare una Rivoluzione Civile. E dopo le elezioni stara à noi, in Parlamento, assicurare che questa ... Leggi tutto ...

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